Indice

PARTE II

5. L'EMILIA ROMAGNA E LA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO

L’ Emilia Romagna nel panorama della solidarietà internazionale delle relazioni internazionali.
L’impegno nella cooperazione internazionale allo sviluppo: strutture organizzative, attori, criteri guida e finanziamenti.
La nuova legge per la cooperazione internazionale 
Le politiche, le metodologie, gli strumenti e i meccanismi di coordinamento.

 

 

 

L’ Emilia Romagna nel panorama della solidarietà internazionale delle relazioni internazionali.

 L’Emilia-Romagna è stata studiata da uno dei politologi contemporanei più importanti, Robert Putnam, il quale non solo la considera tra le prime per attitudini civiche, ma anche una tra le Regioni maggiormente caratterizzate da modernità e da un forte spirito cooperativo. [1] Solidarietà e propensione alle relazioni internazionali si intrecciano nel tessuto sociale emiliano romagnolo. Per un inquadramento generale della Regione [2] :

 

 

EMILIA - ROMAGNA

Popolazione: 3.947.102
Superficie (Kmq): 22124
Densità (Ab/Kmq.): 179
Capoluogo: Bologna (BO)
Altre Province: Ferrara (FE); Forlì-Cesena (FC); Modena (MO); Parma (PR); Piacenza (PC); Ravenna (RA); Reggio Emilia (RE); Rimini.

Fonte: http://gens.labo.net/it/regio/genera.html.

 

Essa si caratterizza per una popolazione residente, al Censimento 2001 pari a 3.983.346 abitanti. Un valore più elevato risulta, invece, dai dati anagrafici che indicano al 1.1.2003 una popolazione di 4.059.416 unità [3] .

Province

Popolazione residente

Densità per Km2

Piacenza

263.872

101,9

Parma

392.976

113,9

Reggio Emilia

453.892

198,0

Modena

633.993

235,8

Bologna

915.225

247,2

Ferrara

344.323

130,9

Ravenna

347.847

187,2

Forlì-Cesena

358.542

150,9

Rimini

272.676

510,8

Totale

3.983.346

180,1

Fonte: Istat, Censimento della popolazione e abitazioni, 2001.

Da molti anni in Italia, e anche nella Regione Emilia-Romagna, si registra una variazione demografica positiva determinata da un saldo negativo del movimento naturale e positivo del movimento migratorio. Gli immigrati soggiornanti in Emilia-Romagna alla fine del 2002 erano 150.628 pari al 3,71% della popolazione

residente [4] .

 

 

 

Fonte Delbono F.( a cura di) Vice Presidente, Assessore alle Finanze, Organizzazione, Sistemi Informativi e Controllo Strategico, Documento di politica economico-finanziaria, Regione Emilia Romagna, novembre 2003

 

L’Emilia-Romagna presenta il livello più elevato di reddito, sia in riferimento al reddito pro-capite, che a quello familiare.

 

 

Reddito familiare complessivo e pro capite, periodo 1995-2000 (Indice Italia=100).

Regioni

Reddito familiare

Reddito

pro capite

Piemonte-Val d’Aosta

101

116

Lombardia

117

128

Trentino e Friuli

115

122

Veneto

109

109

Liguria

102

120

Emilia-Romagna

126

140

Toscana

118

120

Umbria

107

106

Marche

104

101

Lazio

102

104

Abruzzo e Molise

92

87

Campania

79

64

Puglia

81

71

Basilicata e Calabria

69

61

Sicilia

68

65

Sardegna

88

82

Italia

100

100

Fonte: Banca d’Italia 2001

 Nel 2001, a conferma del livello elevato di benessere che caratterizza la Regione Emilia-Romagna su101 mila famiglie solo 5 mila di queste si percepiscono come molto povere [5] . “Scindendo l’area d’estremo disagio, che risulta in Emilia-Romagna decisamente più contenuta (lo 0,3% contrapposto allo 0,7% nel Nord-Est ed in Italia), si registra una sostanziale coincidenza tra la percentuale di famiglie povere rilevata a livello regionale (5,8%) e quella relativa all’intera ripartizione nord orientale (5,9%)” [6] .

 

Percentuale di famiglie definite dal capofamiglia come povere o molto povere.


Fonte: Istat-Indagine Multiscopo “Aspetti della vita quotidiana”-2001.

 

Putnam, nel suo lavoro d’analisi sulle tradizioni civiche delle Regioni italiane, individua nel ruolo del capitale sociale, costruito attraverso reti, norme e fiducia, una risorsa decisiva per lo sviluppo locale e territoriale [7] . Putnam, grande studioso della Regione Emilia Romagna, evidenzia come essa è frutto dei successi, anche economici, e del ‘saper fare’ delle persone. La scarsità di associazioni volontarie è stata assunta da Putnam, come uno degli indicatori più significativi della mancanza di senso civico e di propensione all'azione collettiva che storicamente ha caratterizzato il Mezzogiorno, condizionando in modo negativo il rendimento delle locali istituzioni di governo regionale. Putnam ritiene che la presenza di una fitta trama associativa, realtà caratterizzante l’EmiliaRomagna, sia un requisito fondamentale per contribuire al funzionamento e alla stabilità di un governo democratico. Le associazioni, infatti, diffondono il senso della cooperazione, della solidarietà e dell'impegno sociale [8] . Ciò costituisce un “capitale sociale”, ovvero una cultura civica diffusa che alimenta la fiducia reciproca, stabilisce norme che regolano la convivenza e  che migliorano l'efficienza dell'organizzazione sociale, con positive ricadute sulla vita politica e sullo sviluppo economico [9] . Sottolineando l'importanza del passato, delle tradizioni sociali, economiche e politiche, Putnam [10] formula la nota tesi che stabilisce un rapporto stretto fra efficienza amministrativa degli organismi regionali ed il capitale sociale presente nella società La diffusione delle esperienze associazionistiche, la tradizione mutualistica e cooperativa, il radicamento di rapporti solidali all’interno delle comunità locali costituiscono il terreno su cui in tempi più recenti si è insediata e sviluppata non solo la cultura ma anche, nelle sue diverse forme e motivazioni, la politica della solidarietà, proiettata in diversi campi, a cominciare da quello civile per giungere a quello economico, religioso, socio-assistenziale, educativo, sportivo e della cooperazione allo sviluppo. L’emergere di un terzo settore, attento alle istanze e alle richieste della società civile locale, nasce, oltre che da un processo spontaneo locale, anche dall’incapacità dello Stato centrale di recepire tali istanze e di darne soddisfazione. Questo è un aspetto che può essere inquadrato, genericamente, nel più ampio processo di crisi del Welfare State, ma, è da sottolineare che esso non è solo figlio di tale crisi, né si sviluppa solo come una risposta ai bisogni ed alle domande sociali lasciate insoddisfatte dal deperimento delle istituzioni dell'assistenza e della previdenza. Associazioni volontarie, cooperative sociali, fondazioni, altri organismi che esprimono le diverse tendenze del solidarismo laico e cattolico sono quotidianamente chiamati in causa per affrontare emergenze, rispondere ad urgenze, introdurre flessibilità, offrire percorsi differenziati e personalizzati a domande di aiuto.

I soggetti del terzo settore, anche se in una forma non organica e riconosciuta, stanno già svolgendo un'attiva partecipazione alla costruzione delle politiche di governo, per lo sviluppo di nuove risorse e di rinnovate condizioni di qualità della vita, sia a livello delle comunità locali, che dell'intera realtà regionale. E’ per questo che la società regionale dell'Emilia Romagna ha manifestato una particolare crescita della presenza del terzo settore negli anni ottanta e novanta, sviluppando al suo interno un'inedita articolazione di forme associative ed organizzative, consolidate spesso attraverso forme d’imprenditorialità cooperativa e di solidarismo sociale [11] . La dimensione della solidarietà si esprime prima di tutto attraverso l'affermazione della sussidiarietà e della responsabilità ad ogni livello, dalle più elementari forme sociali alle istituzioni del governo locale e nazionale. Il rapporto con le istituzioni politiche di governo delle comunità territoriali (da quelle locali a quella regionale) costituisce un importante banco di prova per i diversi soggetti sociali che si impegnano fortemente [12] . Alla formazione di tale capitale concorrono sia la “dotazione civile” (l’impegno volontario dei singoli cittadini per la raccolta differenziata dei rifiuti, la donazione di sangue, l’obiezione di coscienza), sia la "dotazione istituzionale" (strumenti e risorse messi a disposizione dalle Istituzioni, dalle municipalizzate, ecc) [13] .

Le politiche di cooperazione allo sviluppo in Emilia Romagna sono mirate a promuovere azioni concrete di carattere economico e sociale che concorrono allo sviluppo delle società, con cui hanno stabilito un rapporto di cooperazione e ad affrontare le problematiche connesse a situazioni d’emergenza e all’invio di aiuti umanitari. Nell’ottica di un maggiore impegno e rivisitazione delle politiche, pertanto, si assiste ad un’ampia revisione statutaria per una nuova forma di governo regionale e radicalmente innovata rispetto all’assetto delle competenze legislative tradizionali ed amministrative delle Regioni. Il contesto è tuttavia fortemente intaccato dagli elementi di complessità e precarietà del quadro istituzionale. Così, mentre si sta accelerando la delicata fase di definizione dei nuovi contenuti statutari, continuano parallelamente a consolidarsi gli effetti della riforma sostanziale ancora indefinita. I riferimenti programmatici regionali e le priorità sono riassunti in cinque blocchi tematici che di fatto costituiscono le aree verso cui si stanno sviluppando le strategie regionali emiliano romagnole. Le aree individuate sono:

  1. Una “Nuova Regione”, che riassume la strategia per l’innovazione gestionale e amministrativa dell’ente;
  2. Welfare, che individua politiche ed azioni per contrastare il disagio sociale ed economico e per mantenere ed innalzare i livelli di benessere diffuso in Regione
  3. Sapere lavoro e sviluppo, che descrive le strategie per la competitività del sistema regionale;
  4. Sicurezze, che evidenziano come il mantenimento dei livelli elevati di qualità della vita passa anche attraverso il riconoscimento dei diritti di sicurezza e di tutela da possibili rischi sociali e ambientali;
  5. Ambiente e territorio, inquadrando gli obiettivi di sviluppo in un’ottica di complessiva sostenibilità [14] .

Puntando alla riforma del sistema amministrativo regionale e locale, all’innovazione e semplificazione dei rapporti con le università, valorizzandone ulteriormente il carattere cooperativo e solidali, la Regione ha stretto molteplici rapporti con l’Unione europea e relazioni internazionali. L’obiettivo è sfruttare le opportunità create dal particolare momento di riorganizzazione di competenze [15] . Ciò richiede che sia sul fronte interno che sul fronte esterno vengano rivisti modalità organizzative e approcci di intervento, grazie a strumenti conoscitivi e decisionali che consentano di innalzare il livello di comprensione delle problematiche regionali e di dialogare efficacemente con i territori e gli altri livelli istituzionali locali, nazionali e sovranazionali. La Regione collabora con lo Stato nell’ottica di collegamento e cooperazione fra gli organi statali e regionali” [16] e “nel realizzare le proprie finalità, assume il metodo della programmazione, persegue il raccordo fra gli strumenti di programmazione della Regione, delle province e dei comuni” [17] . Essa “Concorre quale soggetto della programmazione, alla formazione e all’attuazione dei programmi statali; provvede in armonia con gli indirizzi della programmazione nazionale, alla formazione del programma di sviluppo regionale ed alla definizione ed all’attuazione di specifici piani d’intervento, assicurando la partecipazione degli enti locali e l’autonomo apporto dei sindacati, della cooperazione e d’altre organizzazioni sociali ed economiche” [18] . Inoltre all’articolo quattro, 5 comma dello Statuto regionale, enuclea i rapporti da esso curati:

*  Di collegamento e di raccordo con le Autonomie locali nel rispetto della loro autonomia attraverso il legame tra i diversi programmi dei vari enti, supportando     attraverso mezzi tecnici ed organizzativi le esigenze dei singoli Enti locali;

*  Partecipa e realizza forme di collaborazione con le altre regioni e con analoghe istituzioni di altri Stati;

*  Inoltre, realizza attraverso forme di collegamento con gli organi europei;

*  Inoltre, per le materie che gli competono e previa intesa con il governo, svolge attività promozionali all’estero.

La Regione sviluppa le proprie politiche di cooperazione internazionale giovandosi dei nuovi strumenti normativi che si è data. La nuova legge regionale in materia (la l.r. 12 del 2002) infatti si pone l’obiettivo di  dare a maggiore sistematicità a tutti i livelli all'azione regionale. Il tema della cooperazione allo sviluppo e dalla solidarietà internazionale, sono regolate entrambe dalla legge attuale e gli strumenti utilizzati nell’ambito di questi due settori, sono: scambi, gemellaggi e collaborazione tra Autonomie locali, ed una serie di protocolli di collaborazione finalizzati all’attuazione d’attività congiunte tra esperienze diverse. I settori classici, infatti, su cui si è impegnata la Regione sono: la cooperazione allo sviluppo, la solidarietà internazionale, i gemellaggi, i rapporti con comunità emigrate emiliano romagnole all’estero, gli scambi giovanili internazionali [19] , la promozione economica all’estero [20] . Tali settori sono influenzati in primo luogo, dai rapporti che la Regione Emilia Romagna ha intesso con l’Unione Europea.

La progressiva assunzione d’importanza e di protagonismo delle diverse Autonomie locali, in atto in molti paesi d’Europa, acquista un particolare significato, non solo all’interno dei dibattiti nazionali, ma anche a livello europeo. L’individuazione di forme nuove e partecipate di governo, di nuove modalità di confronto e dialogo tra istituzioni, organi consultivi e rappresentanti delle comunità locali, attribuiscono alla governance un ruolo di rafforzamento della “coesione istituzionale” e di un rapporto più stretto con i cittadini [21] . In questo passaggio di collegamento istituzionale e cooperazione operativa si colloca la nuova azione della Regione sia nell’ambito delle proprie politiche di sviluppo che nel rapporto con l’Unione Europea, un’Europa che agisce sempre più in rete. Gli strumenti di cooperazione europea e di cooperazione esterna dell’Unione europea nelle dimensioni economico-finanziaria, sociale ed umanitaria, rafforzano le possibilità di presenza internazionale della Regione Emilia-Romagna, anche nell’ottica del nuovo titolo V della Costituzione, anche se la perdurante mancata riforma della legislazione nazionale resta un rilevante ostacolo alla costruzione un presenza organica dei vari soggetti italiani. In rapporto all’Unione è in corso di attuazione il VI Programma Quadro 2002-2006, che prevede un’innumerevole serie d’iniziative finanziate dai diversi fondi strutturali dell’Unione Europea riguardanti i settori più diversi:

*  Politica agricola. La Regione ha percepito per la realizzazione di diverse iniziative sul territorio regionale, nell’esercizio finanziario del 2002, diversi aiuti [22] .

*  Politica ambientale, in cui l’area d’intervento maggiormente interessata è stata quella della “disponibilità, qualità e risparmio delle risorse idriche” [23] .    Partecipa, inoltre, allo strumento finanziario europeo LIFE, con quattro progetti in LIFE natura, con tre progetti per LIFE ambiente e a due programmi, VISIT e    TORRE. [24]

*  Ricerca e Sviluppo Tecnologico. La Regione ha siglato una convenzione con ASTER [25] , per supportare ed aiutare la Regione a sensibilizzare il tessuto    socio territoriale sulla ricerca. Ha partecipato a sei progetti. [26]

*  Politica dei trasporti. La Regione partecipa al progetto CIVITAS II, inserito nel programma di cooperazione transfrontaliera INTERREG III B, che coinvolge    altre Regioni italiane [27] , e altri Paesi europei, tra cui la Francia, la Spagna e la Grecia. E’, inoltre, capofila di due progetti City Ports e Gildanet, e    partner d’altri quattro [28] .

*  Politica energetica e Società dell’informazione, sono due settori molto più immaturi degli altri ma in pieno sviluppo [29] .

Inoltre, la Regione partecipa anche ai Programmi d’Iniziativa Comunitaria (PIC), importanti per “la diffusione del know how, la costruzione di reti di cooperazione che consentano di favorire l’inserimento delle dinamiche del territorio nella competizione globale” [30] .

Partecipando al programma EQUAL [31] , la dimensione della partenership transnazionale di sviluppo acquista un ruolo fondamentale. La Regione, partecipando attivamente a e ricevendo finanziamenti per diciannove progetti, ha deciso di prendere parte a tutti e quattro gli assi in cui è diviso il programma. L’asse 1 è dedicato alle persone in situazioni di svantaggio, l’asse 2 al sostegno alle imprese cooperative e al settore sociale, l’asse 3 alla mobilità geografica dei lavoratori presenti in Emilia Romagna e provenienti dal sud, e l’ultimo asse al ripristino della carriera femminile se interrotta da cure familiari. La Regione partecipa, anche, al programma INTERREG III [32] , sezione A e B, cioè di cooperazione trasfrontaliera e cooperazione transnazionale, attraverso le aree CADSES (Central Adriatic Danubian South-Eastern European Space) e al MEDOC (Mediterraneo Occidentale), inoltre, partecipa al MEDOCC, per il settore dello sviluppo territoriale sostenibile nel Mediterraneo Occidentale, insieme a Spagna, Francia, Portogallo e Gibilterra. Dieci progetti coinvolgono la Regione Emilia Romagna, insieme ad altri due progetti di altri enti territoriali emiliano romagnoli. Partecipa invece al CADSES con 11 progetti, quattro in qualità di capofila e sette come partner. Da rilevare è la sua partecipazione al Programma Trasfrontaliero Adriatico, attraverso le province di Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini [33] . Inoltre, aderisce al Programma Operativo INTERREG III Italia-Paesi Adriatici Orientali [34] . Interviene anche a LEADER +, per lo sviluppo delle zone rurali, attraverso 167 Comuni, ed un ampio Programma Operativo Regionale (POR) di carattere territoriale integrato per il sostegno alle forme di cooperazione interterritoriale e transnazionale. Riceve finanziamenti, oltre che attraverso questi programmi specifici, anche attraverso i Fondi Strutturali, di cui si parlerà in seguito, nell’aspetto relativo ai finanziamenti. Sul piano della cultura partecipa al programma CULTURA 2000 con tre progetti, e al programma GIOVENTU’, al progetto GIOVANI, al programma LEONARDO DA VINCI, RAFFAELLO, SOCRATE, STOP di cui è capofila, al programma URB-AL ed ad altri programmi comunitari contro il razzismo e la xenofobia, gli immigrati e l’infanzia. Ha instaurato all’interno del programma TWINNING LIGHT dell’Unione, oltre ai gemellaggi tradizionali, gemellaggi con, la Bulgaria, Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Turchia e Ungheria. Riguardo ai gemellaggi istituzionali o per iniziative emiliano romagnole dei soggetti di privati di tutto il territori, nel 1997 è stata adottata una legge, n. 18, che regola “le collaborazioni con le Regioni, con territori di altri Stati dell’Unione Europea e del mondo promuovendone il gemellaggio da parte degli enti locali della Regione”.

 La Regione aderisce inoltre al Programma per la Pesca, ed ha assunto una posizione preminente nella definizione del ruolo italiano all’interno dello SSSE (Schema di Sviluppo dello Spazio Europeo), in quanto partecipa in qualità di capofila, con autorizzazione della Conferenza Stato-Regioni. Lo SSSE persegue una strategia di sviluppo territoriale sostenibile per tutti i Paesi dell’Unione dal 1999 [35] .

*  L’attivismo della Regione si manifesta, inoltre, nella sua partecipazione a:

*  Conferenza delle regioni periferiche marittime d’Europa (CRPM);

*  Forum Europeo per la Sicurezza Urbana (FESU);

*  Metrex, Rete delle regioni e aree metropolitane europee;

*  Tele Regions Network;

*  Comunità di lavoro “Alpe Adria”;

L’Assemblea delle Regioni d’Europa (ARE)” [36] ;

ERIS (European Regional Information Society Association);

Euro Idees (Iniziative locali di Sviluppo Economico, di Occupazione e di Solidarietà) [37] ;

La Regione ha, inoltre, siglato dei protocolli d’intesa con le Regioni: Pays de la Loire (Francia) per settori economici, di ricerca, ambiente, istruzione, insegnamento e formazione, con Land Hessen (Germania) nell’ambito della cultura, della ricerca, della tecnologia, dell'economia, del commercio, dell'industria, dell'ambiente, dell'educazione e dei servizi sociali e con Generalitat Valenciana (Spagna) per l’economia, la produzione, la tecnologia, la cultura, la formazione e dei servizi sociali, e con la Bassa Slesia (Polonia) Inoltre collabora con l’Aquitanie (Francia) e con la WielkoPolska (Polonia). Oltre a queste, relazioni funzionali sono instaurate con Coock Country (Illinois-USA), con la Prefettura di Ibaraki (Giappone), con la Provincia di Buenos Aires (Argentina) e con San Paolo (Brasile). Un altro impegno riguarda la promozione di scambi e relazioni tra le rispettive municipalità, organizzazioni ed aziende [38] .

In ambito comunitario lavora in partenariato sia con Regioni italiane che con Regioni di altri Paesi membri; di seguito un riepilogo [39] :

            ITALIA

Veneto

Liguria

Piemonte

Toscana

Abruzzo

Campania

Marche

Puglia

Lombardia

Umbria

14%

14%

14%

13%

10%

10%

10%

5%

5%

5%

 

GRAN BRETAGNA

South East

East Anglia

East Midlands

London

North East

North West

Organismi nazionali

11%

11%

4%

18%

4%

24%

24%

 

FRANCIA

Rhòne-Alpes

Provence-Alpes-Cote d’Azur

Basse Normandie

Haute Normandie

He de France

Languedoc Roussillon

Midi-Pyrènèes

Organismi nazionali

Pays de la Loire

12%

12%

4%

4%

8%

8%

4%

32%

16%

           

SPAGNA

Region de Murcia

Andalucia

Aragon

Canatabria

Cataluna

Cominidad Valenciana

Islas Baleares

Organismi nazionali

Pais Vasco

5%

22%

3%

5%

19%

17%

8%

18%

3%