PARTE II
5. L'EMILIA ROMAGNA E LA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO
L’ Emilia Romagna nel panorama della solidarietà internazionale
delle relazioni internazionali.
Le politiche, le metodologie, gli strumenti e i meccanismi
di coordinamento.
L’ Emilia Romagna nel panorama della solidarietà internazionale delle relazioni internazionali.
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|
EMILIA - ROMAGNA Popolazione: 3.947.102 |
Fonte: http://gens.labo.net/it/regio/genera.html.
Essa si caratterizza per una popolazione
residente, al Censimento 2001 pari a 3.983.346 abitanti. Un valore più elevato
risulta, invece, dai dati anagrafici che indicano al
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Province |
Popolazione
residente |
Densità per
Km2 |
|
Piacenza |
263.872 |
101,9 |
|
Parma |
392.976 |
113,9 |
|
Reggio Emilia |
453.892 |
198,0 |
|
Modena |
633.993 |
235,8 |
|
Bologna |
915.225 |
247,2 |
|
Ferrara |
344.323 |
130,9 |
|
Ravenna |
347.847 |
187,2 |
|
Forlì-Cesena |
358.542 |
150,9 |
|
Rimini |
272.676 |
510,8 |
|
Totale |
3.983.346 |
180,1 |
Fonte: Istat, Censimento della popolazione e abitazioni, 2001.
Da molti anni in Italia, e anche nella Regione Emilia-Romagna, si registra una variazione demografica positiva determinata da un saldo negativo del movimento naturale e positivo del movimento migratorio. Gli immigrati soggiornanti in Emilia-Romagna alla fine del 2002 erano 150.628 pari al 3,71% della popolazione
residente [4] .

Fonte Delbono F.( a cura di) Vice Presidente, Assessore alle Finanze, Organizzazione, Sistemi Informativi e Controllo Strategico, Documento di politica economico-finanziaria, Regione Emilia Romagna, novembre 2003
L’Emilia-Romagna presenta il livello più elevato di reddito, sia in riferimento
al reddito pro-capite, che a quello familiare.
Reddito familiare complessivo e pro capite, periodo
|
Regioni |
Reddito familiare |
Reddito pro capite |
|
Piemonte-Val d’Aosta |
101 |
116 |
|
Lombardia |
117 |
128 |
|
Trentino e Friuli |
115 |
122 |
|
Veneto |
109 |
109 |
|
Liguria |
102 |
120 |
|
Emilia-Romagna |
126 |
140 |
|
Toscana |
118 |
120 |
|
Umbria |
107 |
106 |
|
Marche |
104 |
101 |
|
Lazio |
102 |
104 |
|
Abruzzo e Molise |
92 |
87 |
|
Campania |
79 |
64 |
|
Puglia |
81 |
71 |
|
Basilicata e Calabria |
69 |
61 |
|
Sicilia |
68 |
65 |
|
Sardegna |
88 |
82 |
|
Italia |
100 |
100 |
Fonte: Banca d’Italia 2001
Percentuale di famiglie definite dal capofamiglia come povere o molto povere.
![]() |
Fonte: Istat-Indagine Multiscopo “Aspetti della vita quotidiana”-2001.
Putnam, nel suo lavoro d’analisi sulle tradizioni civiche delle Regioni italiane, individua nel ruolo del capitale sociale, costruito attraverso reti, norme e fiducia, una risorsa decisiva per lo sviluppo locale e territoriale [7] . Putnam, grande studioso della Regione Emilia Romagna, evidenzia come essa è frutto dei successi, anche economici, e del ‘saper fare’ delle persone. La scarsità di associazioni volontarie è stata assunta da Putnam, come uno degli indicatori più significativi della mancanza di senso civico e di propensione all'azione collettiva che storicamente ha caratterizzato il Mezzogiorno, condizionando in modo negativo il rendimento delle locali istituzioni di governo regionale. Putnam ritiene che la presenza di una fitta trama associativa, realtà caratterizzante l’EmiliaRomagna, sia un requisito fondamentale per contribuire al funzionamento e alla stabilità di un governo democratico. Le associazioni, infatti, diffondono il senso della cooperazione, della solidarietà e dell'impegno sociale [8] . Ciò costituisce un “capitale sociale”, ovvero una cultura civica diffusa che alimenta la fiducia reciproca, stabilisce norme che regolano la convivenza e che migliorano l'efficienza dell'organizzazione sociale, con positive ricadute sulla vita politica e sullo sviluppo economico [9] . Sottolineando l'importanza del passato, delle tradizioni sociali, economiche e politiche, Putnam [10] formula la nota tesi che stabilisce un rapporto stretto fra efficienza amministrativa degli organismi regionali ed il capitale sociale presente nella società La diffusione delle esperienze associazionistiche, la tradizione mutualistica e cooperativa, il radicamento di rapporti solidali all’interno delle comunità locali costituiscono il terreno su cui in tempi più recenti si è insediata e sviluppata non solo la cultura ma anche, nelle sue diverse forme e motivazioni, la politica della solidarietà, proiettata in diversi campi, a cominciare da quello civile per giungere a quello economico, religioso, socio-assistenziale, educativo, sportivo e della cooperazione allo sviluppo. L’emergere di un terzo settore, attento alle istanze e alle richieste della società civile locale, nasce, oltre che da un processo spontaneo locale, anche dall’incapacità dello Stato centrale di recepire tali istanze e di darne soddisfazione. Questo è un aspetto che può essere inquadrato, genericamente, nel più ampio processo di crisi del Welfare State, ma, è da sottolineare che esso non è solo figlio di tale crisi, né si sviluppa solo come una risposta ai bisogni ed alle domande sociali lasciate insoddisfatte dal deperimento delle istituzioni dell'assistenza e della previdenza. Associazioni volontarie, cooperative sociali, fondazioni, altri organismi che esprimono le diverse tendenze del solidarismo laico e cattolico sono quotidianamente chiamati in causa per affrontare emergenze, rispondere ad urgenze, introdurre flessibilità, offrire percorsi differenziati e personalizzati a domande di aiuto.
I soggetti del terzo
settore, anche se in una forma non organica e riconosciuta, stanno già svolgendo
un'attiva partecipazione alla costruzione delle politiche di governo, per
lo sviluppo di nuove risorse e di rinnovate condizioni di qualità della vita,
sia a livello delle comunità locali, che dell'intera realtà regionale. E’
per questo che la società regionale dell'Emilia Romagna ha manifestato una
particolare crescita della presenza del terzo settore negli anni ottanta e
novanta, sviluppando al suo interno un'inedita articolazione di forme associative
ed organizzative, consolidate spesso attraverso forme d’imprenditorialità
cooperativa e di solidarismo sociale
[11]
. La dimensione della solidarietà si esprime prima
di tutto attraverso l'affermazione della sussidiarietà e della responsabilità
ad ogni livello, dalle più elementari forme sociali alle istituzioni del governo
locale e nazionale. Il rapporto con le istituzioni politiche di governo
delle comunità territoriali (da quelle locali a quella regionale) costituisce
un importante banco di prova per i diversi soggetti sociali che si impegnano
fortemente
[12]
. Alla formazione di tale capitale concorrono sia
la “dotazione civile” (l’impegno volontario dei singoli cittadini per la raccolta
differenziata dei rifiuti, la donazione di sangue, l’obi
Le politiche di cooperazione allo sviluppo in Emilia Romagna
sono mirate a promuovere azioni concrete di carattere economico e sociale
che concorrono allo sviluppo delle società, con cui hanno stabilito un rapporto
di cooperazione e ad affrontare le problematiche connesse a situazioni d’emergenza
e all’invio di aiuti umanitari. Nell’ottica
di un maggiore impegno e rivisitazione delle politiche, pertanto, si assiste
ad un’ampia revisione statutaria per una nuova forma di governo regionale
e radicalmente innovata rispetto all’assetto delle competenze legislative
tradizionali ed amministrative delle Regioni. Il contesto è tuttavia fortemente
intaccato dagli elementi di complessità e precarietà del quadro istituzionale.
Così, mentre si sta accelerando la delicata fase di definizione dei nuovi
contenuti statutari, continuano parallelamente a consolidarsi gli effetti
della riforma sostanziale ancora indefinita. I riferimenti programmatici regionali
e le priorità sono riassunti in cinque blocchi tematici che di fatto costituiscono
le aree verso cui si stanno sviluppando le strategie regionali emiliano romagnole.
Le aree individuate sono:
Puntando alla riforma
del sistema amministrativo regionale e locale, all’innovazione e semplificazione
dei rapporti con le università, valorizzandone ulteriormente il carattere
cooperativo e solidali,
* Di collegamento
e di raccordo con le Autonomie locali nel rispetto della loro autonomia attraverso
il legame tra i diversi programmi dei vari enti, supportando attraverso
mezzi tecnici ed organizzativi le esigenze dei singoli Enti locali;
* Partecipa
e realizza forme di collaborazione con le altre regioni e con analoghe istituzioni
di altri Stati;
* Inoltre,
realizza attraverso forme di collegamento con gli organi europei;
* Inoltre,
per le materie che gli competono e previa intesa con il governo, svolge attività
promozionali all’estero.
La progressiva assunzione
d’importanza e di protagonismo delle diverse Autonomie locali, in atto in
molti paesi d’Europa, acquista un particolare significato, non solo all’interno
dei dibattiti nazionali, ma anche a livello europeo. L’individuazione di forme
nuove e partecipate di governo, di nuove modalità di confronto e dialogo tra
istituzioni, organi consultivi e rappresentanti delle comunità locali, attribuiscono
alla governance un ruolo di rafforzamento della “coesione istituzionale” e
di un rapporto più stretto con i cittadini
[21]
. In questo passaggio di collegamento istituzionale
e cooperazione operativa si colloca la nuova azione della Regione sia nell’ambito
delle proprie politiche di sviluppo che nel rapporto con l’Unione Europea,
un’Europa che agisce sempre più in rete. Gli strumenti di cooperazione europea e di cooperazione
esterna dell’Unione europea nelle dimensioni economico-finanziaria, sociale
ed umanitaria, rafforzano le possibilità di presenza internazionale della
Regione Emilia-Romagna, anche nell’ottica del nuovo titolo V della Costituzione,
anche se la perdurante mancata riforma della legislazione nazionale resta
un rilevante ostacolo alla costruzione un presenza organica dei vari soggetti
italiani. In rapporto all’Unione è in corso di attuazione il VI Programma
Quadro
* Politica
agricola.
* Politica ambientale, in cui l’area d’intervento maggiormente interessata è stata quella della “disponibilità, qualità e risparmio delle risorse idriche” [23] . Partecipa, inoltre, allo strumento finanziario europeo LIFE, con quattro progetti in LIFE natura, con tre progetti per LIFE ambiente e a due programmi, VISIT e TORRE. [24]
* Ricerca
e Sviluppo Tecnologico.
* Politica
dei trasporti.
* Politica energetica e Società dell’informazione, sono due settori molto più immaturi degli altri ma in pieno sviluppo [29] .
Inoltre,
Partecipando al programma
EQUAL
[31]
, la dimensione della partenership transnazionale
di sviluppo acquista un ruolo fondamentale.
* L’attivismo della Regione si manifesta, inoltre, nella sua partecipazione a:
* Conferenza
delle regioni periferiche marittime d’Europa (CRPM);
* Forum
Europeo per
* Metrex,
Rete delle regioni e aree metropolitane europee;
* Tele
Regions Network;
* Comunità
di lavoro “Alpe Adria”;
L’Assemblea delle
Regioni d’Europa (ARE)”
[36]
;
ERIS (European Regional
Information Society Association);
Euro Idees (Iniziative
locali di Sviluppo Economico, di Occupazione e di Solidarietà)
[37]
;
In ambito comunitario lavora in partenariato sia con Regioni italiane che con Regioni di altri Paesi membri; di seguito un riepilogo [39] :
|
ITALIA |
|||||||||
|
Veneto |
Liguria |
Piemonte |
Toscana |
Abruzzo |
Campania |
Marche |
Puglia |
Lombardia |
Umbria |
|
14% |
14% |
14% |
13% |
10% |
10% |
10% |
5% |
5% |
5% |
|
GRAN BRETAGNA |
||||||
|
South
East |
|
|
|
North
East |
|
Organismi nazionali |
|
11% |
11% |
4% |
18% |
4% |
24% |
24% |
|
FRANCIA |
||||||||
|
Rhòne-Alpes |
Provence-Alpes-Cote
d’Azur |
Basse Normandie |
Haute Normandie |
He de France |
Languedoc
Roussillon |
Midi-Pyrènèes |
Organismi
nazionali |
Pays de
la Loire |
|
12% |
12% |
4% |
4% |
8% |
8% |
4% |
32% |
16% |
|
SPAGNA |
||||||||
|
Region de Murcia |
Andalucia |
Aragon |
Canatabria |
Cataluna |
Cominidad Valenciana |
Islas Baleares |
Organismi nazionali |
Pais Vasco |
|
5% |
22% |
3% |
5% |
19% |
17% |
8% |
18% |
3% |