PARTE II
7. LE POLITICHE DELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA VERSO IL POPOLO SAHARAWI. 290
La sensibilità
della Regione Emilia Romagna sul problema del popolo saharawi è molto diffusa
su tutto il territorio regionale. Tantissimi sono gli interventi, sia in Emilia
Romagna che nei campi profughi algerini. I saharawi sono, infatti, tra gli
obiettivi prio
Le iniziative di carattere solidaristico sono davvero tante, ma l’importanza delle azioni politiche, che possono instaurare nella paradiplomacy, non sono da sottovalutare. Pertanto ci si soffermerà prima sulle iniziative di solidarietà [1] , per poi analizzare, nel prossimo paragrafo, quelle di carattere politico.
In
relazione alle azioni di solidarietà diffusa, a partire dal 1993
v
Piano di lavoro - 1999:
v Piano di lavoro - 2000
Insieme
al ministero della Sanità, alla Mezza
Luna Rossa Saharawi (MLRS), al Ministero della Cooperazione saharawi
venne organizzato l’invio di aiuti umanitari nei campi profughi algerini.
La gestione operativa dello stoccaggio e verifica degli aiuti umanitari fu
affidata al GVC e all´ANPAS regionale. Furono raccolti e inviati un camion
con rimorchio, carico di attrezzature sanitarie e pezzi di ricambio, di farmaci,
tende e indumenti, pneumatici, filtri e altri ricambi meccanici. Tra i principali
donatori si annoverarono le associazioni El Ouali, Jaima Saharawi, le ANPAS
e le AUSL (Azienda Unità Sanitaria Locale) del territorio. L´ANPAS regionale
contribuì all’iniziativa anche con la donazione di un’autoambulanza dotata
di attrezzature sanitarie di pronto intervento e di pezzi di ricambio. Si
regolamentò, inoltre, l’assistenza sanitaria ai bambini saharawi nell’ambito
di iniziative di accoglienza realizzate dalle associazioni di solidarietà.
Ai minori fu riconosciuto il diritto di ricevere assistenza primaria di medicina.
L’assistenza comportava l’iscrizione al Sistema Sanitario Regionale presso
l’AUSL del Comune in cui i minori dimoravano e il rilascio del tesserino sanitario.
In tal modo da approccio episodico, il sostegno sanitario si trasformava in
procedura. Inoltre, rivestiva particolare importanza il Progetto di formazione
a medici e infermieri saharawi in emergenza sanitaria. Tale progetto è stato
promosso dall’assessorato alle politiche sociali, e realizzato dall’
v Piano di lavoro – 2001
La
rete di solidarietà emiliano romagnola è stata, in assoluto, la più importante
nel contesto italiano in quanto a partecipazione alla carovana di solidarietà
2001. Il programma comprendeva anche la seconda annualità del “Progetto di
formazione a medici e infermieri saharawi in emergenza sanitaria”, “il progetto
Azioni di controllo e prevenzione
delle epatiti virali nei campi profughi saharawi, - Rabouni e gli altri campi
profughi”, nella regione di Tindouf – Algeria. Inoltre, è stata realizzata l’iniziativa, “Progetto in ambito informatico
per la realizzazione di un giornale di divulgazione dei diritti delle donne
c/o Scuola 27 febbraio”
[5]
. L’intervento era di istitutional building e di sostegno al sistema sanitario
e socio-sanitario della Repubblica Araba Saharawi Democratica. Includeva un
intervento di tipo socio-sanitario
[6]
, e una campagna di informazione e di prevenzione
e sostegno tecnico nei campi profughi
[7]
. La realizzazione era a cura del CISP di Roma
in collaborazione con l´Associazione forlivese Malattie del Fegato – AFMF,
e il Comune di Forlì, mentre i partner locali erano il Ministero della Salute
Pubblica Saharawi, l’MLRS, il Ministero della Cooperazione saharawi. Inoltre,
era previsto il progetto Accoglienza estiva di bambini/e saharawi provenienti
dai campi profughi in Algeria, realizzato dall’associazione El Ouali di Bologna,
l’associazione Jaima Saharawi di Reggio Emilia, l’associazione Kabara Lagdaf
di Modena, e il coordinamento riminese di Solidarietà, insieme all’associazione
Nazionale di Solidarietà con il popolo saharawi, mentre partner locali erano
v
Piano di lavoro 2002
Le iniziative nel 2002 sono più che raddoppiate
e hanno visto realizzarsi:
a)
“Charter di solidarietà 2002: invio di aiuti
umanitari a favore dei Profughi Saharawi”, in cui hanno collaborato le diverse
associazioni umanitarie tra cui Kabara Lagdaf (Modena), Jaima Saharawi (Reggio
Emilia), Comitato Sport e Solidarietà di Rimini, Comitato di Solidarietà con
il Popolo Saharawi di Ferrara, altra associazioni di Bologna. Il charter ha
trasportato aiuti umanitari, farmaci, attrezzatura sanitaria per radiologia.
b)
“Potenziamento percorsi formativi-donne e disabili”.
Nel campo profughi di Dajkla si sono sviluppati due percorsi: il primo di
sostegno alle attività formative per le donne con interventi di carattere
economico per l´acquisizione di materiale necessario alla realizzazione di
corsi formativi, lana per tappeti, filo, stoffe, macchine e attrezzi per il
cucito e per l´acquisizione di attrezzature, interventi formativi per migliorare
l´utilizzo della strumentazione e per l´apprendimento di specifiche tecniche
lavorative; e il secondo per il sostegno alle attività di cura e all´autonomia
delle persone disabili tramite l´assegnazione di ausili e presidi sanitari
per favorire la mobilità e l´autonomia, attività di formazione a personale
locale per le attività di gestione e manutenzione degli ausili medesimi. Tale
progetto è stato realizzato da CCILS - Cooperativa per l´inserimento lavorativo
e sociale, realizzato insieme a FIOTO - Federazione italiana operatori tecnica
ortopedica, l’Associazione Rock no war, come partner locale, c’era l’Unione
nazionale donne saharawi, il Ministero della salute saharawi, il Ministero
della cooperazione saharawi e il Governo della Wilaya di Dajkla.
c)
“Sostegno alle capacità di gestione e smaltimento
dei rifiuti solidi e di prevenzione sanitaria nella Wilaya di Smara nei campi
rifugiati Saharawi”. Si trattava di un intervento socio-sanitario e di tutela
ambientale realizzato attraverso il rafforzamento dei sistemi di gestione
e smaltimento dei rifiuti dal punto di vista tecnico-professionale. Prevedeva
un’attività di formazione agli operatori di Smara e di informazione alle donne
della Wilaya, il sostegno tecnico all´ospedale di Smara diretto, in particolare,
allo smaltimento dei rifiuti speciali e alle attività di laboratorio di analisi
riguardanti la prevenzione delle epatiti virali. Il soggetto attuatore era
d)
“Qualificazione professionale del personale operante
nel settore dell´handicap e miglioramento delle condizioni di vita dei soggetti
disabili e/o in situazioni di handicap nella Wilaya di Smara e di Ausserd”.
Mirava al miglioramento della situazione socio-sanitaria dei profughi Saharawi
dei campi di Smara e Ausserd, contro la marginalizzazione e la disabilità,
(attraverso la qualificazione tecnica e professionale del personale operante
nel settore dell´handicap), al miglioramento dei servizi e dei supporti per
la prevenzione, alla gestione e l´integrazione dei disabili della Wilaya di
Smara, al miglioramento del coordinamento tra famiglie/istituzioni/servizi.
Il progetto è stato sostenuto dall’Associazione Jaima Saharawi Reggio Emilia,
insieme al Consorzio di Cooperative Sociali della Provincia di Reggio Emilia
"Oscar Romero" e "Consorzio 45" e alla Cooperativa Sociale
Zora di Scandiano (RE) AUSL di Reggio EmiliaReggio Children, Comune di Reggio
Emilia, Provincia di Reggio Emilia, Comune di Scandiano, Comitato Solidarietà
e Pace del distretto di Scandiano.
e)
“Saharawi, storia di un incontro”, è la seconda
annualità del progetto che, nel corso del primo anno, ha realizzato uno spettacolo
teatrale sulla cultura saharawi realizzato dagli alunni delle scuole "M.
Palmezzano" e "Istituto d’Istruzione Superiore G. Saffi" di
Forlì. In questa seconda fase si è effettuata la consegna di risorse e aiuti,
raccolti nel corso della prima annualità, alla scuola "9
f)
“Sahara marathon, la solidarietà corre a Tindouf”
che consiste nella raccolta ed invio di aiuti umanitari per il sostegno del
popolo saharawi. Gli atleti e delegazioni istituzionali hanno corso nel sud
nel dell´Algeria. Il progetto ha mirato alla realizzazione di due centri per
le comunicazioni, l’associazione attuatrice è Associazione El Ouali – Bologna,
insieme all’Associazione di solidarietà con il popolo saharawi "Hammada"
di Rimini, il Comitato Sport e Solidarietà di Rimini, l’Associazione Celeste
Group di Bologna, l’Associazione Jaima saharawi di Reggio Emilia, l’Associazione
Kabara Lagdaf Modena, il Comitato di solidarietà con il popolo Saharawi Nati
Liberi di Ferrara, il Comitato di solidarietà con il popolo saharawi di Riccione-Cattolica
in collaborazione con il Ministero della Cooperazione Saharawi, l’MLRS, il
Ministero della Salute Pubblica Saharawi e il Comitato sportivo Saharawi.
g)
“Piccoli ambasciatori di pace, accoglienza estiva
di minori, profughi saharawi, provenienti dall´Algeria”. Il progetto prevedeva
l´accoglienza sul territorio della Regione Emilia-Romagna, nei mesi di luglio
e agosto, di 60 bambini/e profughi saharawi di età compresa tra gli 8 e i
12 anni, e di 6 accompagnatori adulti
[8]
. L’Associazione El Quali ha attuato il progetto
insieme all’Associazione Jaima Saharawi Reggio Emilia, all’Associazione Kabara
Lagdaf Modena, all’Associazione Help for children Parma, al Comitato Nati
Liberi di Ferrara, al Comitato di solidarietà con il popolo saharawi di Riccione-Cattolica,
e con sostegno del Polisario.
h)
“Eucoco 2002 - Un impegno italiano per l´autodeterminazione
del popolo Saharawi. Si è trattato di Conferenza europea di coordinamento
dei comitati di solidarietà con il popolo saharawi
[9]
, che dal 1976 si riunisce regolarmente per
coordinare le azioni di solidarietà e cooperazione internazionale, e le iniziative
di appoggio politico alla causa. I soggetti coinvolti sono l’Associazione
Nazionale di solidarietà con il popolo Saharawi,
i)
Sono stati anche realizzati altri
due progetti, sempre nell’ambito socio-sanitario, uno di formazione degli
assistenti per i servizi sanitari ed educativi per i profughi saharawi di
Tindouf, uno dal titolo “Una dieta sostenibile, il cui obiettivo generale
è il miglioramento dello stato nutrizionale degli adolescenti e la prevenzione
di alcune delle principali malattie legate alla carenza di vitamine, micronutrienti
e proteine d´origine animale
[10]
ed un altro per la prevenzione dell’epatite
virale che è la seconda annualità dello stesso progetto realizzato nel 2001.
v
Piani di lavoro
Le iniziative di solidarietà realizzate nel
piano di lavoro del 2002, si sono poi ripetute anche nel 2003 e nel 2004.
Esse, infatti, o rappresentano annualità diverse delle stesse iniziative portate
avanti per un lasso di tempo più ampio, o sono una riformulazione degli stessi
progetti degli anni precedenti, perché hanno riscosso ampio interesse e hanno
prodotto buoni risultati. Sono stati realizzati:
a)
“Interventi di sostegno a persone colpite da
disabilità ed alle loro famiglie nei campi saharawi –
b)
“Rafforzamento istituzionale circa le strategie
di prot
c)
“Una dieta sostenibile, sostegno nutrizionale
per i ragazzi delle scuole dei campi profughi saharawi - III annualità –
d)
“Formazione di operatori d´assistenza - II Annualità
–
e)
“Qualificazione Professionale del Personale
operante nel settore dell´handicap e miglioramento delle condizioni di vita
dei soggetti disabili e/o in situazione di handicap nella wilaya di Smara
- II Annualità –
f)
“Fornitura di medicinali e materiale
sanitario ai campi di rifugiati saharawi –
g)
“Sahara Marathon 2004 - la solidarietà corre
a Tindouf”;
h)
“Sostegno alle capacità di gestione e prevenzione
delle epatiti virali nei campi Saharawi e attività di divulgazione in Italia
–
Gli unici progetti nuovi e mai realizzati prima
del 2003, sono “Radio For Peace –
i)
“Radio For Peace”, proposto dal COPSE ed appoggiato da Radio Kappa
Centrale, GVC, El Ouali, Amis - Agenzia multimediale di informazione sociale,
Radiogap, in collaborazione con il Ministero dell’Informazione Saharawi, il
Ministero Cooperazione,
j)
“I colori di una nuova libertà –
k)
“Sostegno
ai progetti dell´Unione Donne Saharawi per percorsi di autonomia femminile
nei campi profughi - 2003 “, collega
l’aspetto della comunicazione e degli strumenti tecnologici al supporto alle
donne. Il progetto si propone di sostenere le scuole professionali delle donne
di Dajla e di Smara. Obiettivo è la formazione linguistica, la dotazione di
tecnologie audiovisive e la formazione all´uso delle stesse
[12]
.
Le azioni di solidarietà non solo sono un importante
canale di espressione della sensibilità emiliano romagnola, ma rappresentano
anche un importante momento di supporto tecnico e morale ad un causa che col
tempo non fa altro che complicarsi.
Per coordinare le iniziative regionali della
cooperazione e per contribuire non solo dal punto di vista umanitario,
Ma
qual è la funzione dei Tavoli Paese, e quali sono i reali risultati che essi
producono? Cosa avviene all’interno del Tavolo Paese per il popolo saharawi?
Chi vi partecipa? Da un’intervista
con il Responsabile del Tavolo Paese per i Saharawi,
|
Ente beneficiario |
Contributo Regionale (euro) |
Costo progetto (euro) |
|
Associazione di Solidarietà Saharawi Kabara lagdaf (Modena) |
20.000, 00 |
28.710,00 |
|
Provincia di Bologna, Ufficio Affari Generali Cooperazione e Sviluppo |
15.000,00 |
63.434,00 |
|
Comune di Forlì |
13.000,00 |
24.000,00 |
|
Provincia di Ferrara |
3.300, 00 |
10.140,00 |
|
ANPAS (Bologna) |
37.000,00 |
58.000,00 |
|
Associazione “P.A.Help For Children (Parma –Onlus) |
19.900,00 |
44.997,00 |
|
Associazione El Ouali (Bologna) |
20.000,00 |
60.000,00 |
|
Associazione “Jaima Saharawi per una soluzione giusta e non violenta nel Sahara Occidentale”(Reggio Emilia) |
28.000,00 |
86.973, 00 |
|
Cospe.- Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti (Bologna) |
25.000,00 |
71.328,00 |
|
Rock
no war Onlus (Formigine-Modena) |
24.000,00 |
35.365,00 |
|
Tot. nr. Enti
10 |
Tot. 205.200,00 |
Tot. 482.947,00 |
Come si rileva
dallo schema precedente anche enti non presenti ufficialmente nel Tavolo Paese,
hanno ricevuto i finanziamenti per realizzare i progetti per il popolo saharawi,
proprio perché interessati alla questione. Tale Tavolo è considerato dagli
stessi partecipanti, un importante ed utile strumento per il confronto e per
l’azione di sostegno per il popolo saharawi. il Ministro della Cooperazione
saharawi, Baba, , presente alla riunione del
La cooperazione allo sviluppo
può quindi diventare strumento di politica estera? Il Tavolo Paese, oltre
ad essere uno strumento di coordinamento tra enti locali, società civile,
ONG, associazioni e consorzi, oltre ad evitare i doppioni nelle iniziative,
può essere considerato come luogo d’incontro tra la politica estera di due
entità subnazionali,
La
cooperazione decentrata può diventare un canale per la paradiplomacy? Le Autonomie
locali possono attraverso la cooperazione allo sviluppo farsi portatori di
istanze, almeno nella sostanza, se non nella forma di linee politiche regionali
che somigliano tanto a politiche estere?
(Inizio pagina)
Il sistema decentrato, visto nella sua forma multiattoriale e concertato, può essere considerato come un “Sistem Approach to Peace”?
A
partire dal marzo 2000 si sono, infatti, a tal uopo, moltiplicati gli incontri
tra l’assessorato alle Politiche Sociali, Immigrazione, Progetto
Con
la risoluzione n 3090 dell’11/12/ 1997,
“Viste le risoluzioni n 3030 e
n 6491 approvate dal Consiglio regionale in data
Rilevato
-con preoccupazione che, a tutt’oggi,
il referendum fissato dalle Nazioni Unite per il 7 dicembre del 1998, non
ha ancora avuto luogo, come risulta dalla risoluzione adottata dal Consiglio
di Sicurezza delle Nazioni Unite il
-che il Consiglio di Sicurezza
delle Nazioni Unite con risoluzione n. 1492 del
rilevato inoltre
che il 27 febbraio, anniversario della proclamazione della Repubblica Araba Saharawi Democratica, il Presidente delle Repubblica algerina ha compiuto per la prima volta una visita ufficiale al Presidente delle RASD, presso il campo profughi di Smara, e che ciò ha rappresentato una chiara presa di posizione politica da parte dello Stato algerino.
Invita il Governo Italiano e l’Unione Europea
-a riconoscere al Fronte Polisario uno status ufficiale dando così pari dignità ad ambo le parti che hanno sottoscritto gli accordi di Houston. tale riconoscimento non pregiudicherebbe i rapporti di amicizia tra il nostro Paese e il Marocco, politicamente solidi e in via di rafforzamento grazie al continuo sviluppo dei rapporti economici ed alla presenza sul territorio di una folta rappresentanza di immigrati marocchini, anche in considerazione del fatto che le stessa autorità marocchine hanno già riconosciuto il Fronte Polisario quale rappresentante delle popolazioni saharawi, nel momento stesso in cui hanno sottoscritto il Piano di Pace delle Nazioni Unite nel 1991, e gli accordi di Houston nel 1997;
-a sostenere il Piano di Pace in tutte le sedi internazionali e in tutti i modi possibili, affinché il referendum abbia luogo al più presto, o che, alternativamente si dia corso ad una soluzione condivisa dalle parti, nel rispetto del diritto internazionale;
-a chiedere al Consiglio di Sicurezza
delle Nazioni Unite il rispetto delle risoluzioni finora adottate e un rinnovato
impegno per rompere la situazione di stallo in cui si trova il processo di
pace, in modo da evitare l’esplodere di un conflitto che potrebbe coinvolgere
paesi limitrofi quali Algeria e Mau
-ad aumentare gli aiuti umanitari destinati alla popolazione profuga saharawi in particolare in materia alimentare;
-ad assicurarsi che continui l’opera di sminamento dei territori al fine di garantire la sicurezza dei cittadini in vista del loro possibile rientro;
-a vigilare sul rispetto dei diritti umani nel Sahara Occidentale e nei campi profughi della popolazione saharawi che non ha potuto raggiungere i campi profughi algerini;
-ad operare affinché si giunga all’immediato rilascio, senza condizioni, di tutti i prigionieri di guerra di ambo le parti, così come previsto dal Piano di Pace delle Nazioni Unite;
esprime la propria solidarietà
al popolo saharawi impegnato in una lunga e difficile lotta alla sopravvivenza e la sua identità nazionale, per l’indipendenza e la dignità;
alle donne saharawi, garanzia di sopravvivenza al popolo in condizioni ambientali ostili e di organizzazione della popolazione in esilio.
Impegna
a proseguire ed a consolidare le iniziative di aiuto umanitario a sostegno dei profughi saharawi presenti nei territori algerini;
a incrementare la collaborazione
con
ad assumere ogni iniziativa nei confronti delle Istituzioni di Governo, nazionali, europee ed internazionali, per rafforzare l’azione di solidarietà e per la piena attuazione del Piano di Pace concordato in sede ONU dai rappresentanti del Regno del Marocco e del Popolo Saharawi” [18] .
Due
mesi dopo l’emanazione della risoluzione su riportata, il
“Premesso che dal 2000
Preso atto delle positive esperienze sviluppate dalla Regione Emilia Romagna attraverso la costituzione di una sede di coordinamento dei progetti a favore del popolo saharawi, comprende soggetti pubblici e privati del proprio territorio e denominato “Tavolo Paese Saharawi”;
Visti i progetti che, nello stesso ambito, stanno per essere avviati per la prevenzione delle malattie del sangue, la prevenzione e la informazione sulla gestione delle emergenze sanitarie, il sostegno alle attività sull’handicap minorile, anche in collaborazione con Enti locali, Organizzazioni non governative ed Associazioni di volontariato;
Rilevata la necessità di strutturare la collaborazione nei settori sociale e sanitario sulla base di una programmazione pluriennale e di garantire in massimo coordinamento tra tutti i soggetti istituzionali e non che coopereranno alla realizzazione delle attività, al fine di garantire la continuità e la sostenibilità delle azioni oggetto della programmazione;
le parti concordano di
realizzare un programma di cooperazione socio-sanitario a favore della popolazione saharawi con i seguenti obiettivi:
-messa in rete dei progetti che saranno avviati nell’ambito della programmazione regionale onde migliorarne l’efficacia e garantirne la realizzazione;
-creazione di un gruppo di coordinamento nei campi profughi saharawi con la messa a disposizione di personale saharawi dotato delle necessarie competenze e formazione, che sarà individuato congiuntamente dalle parti;
-prosecuzione della formazione degli operatori e del personale medico già avviata, anche in funzione del successivo trasferimento di conoscenze al personale locale già operante nell’ambito dei servizi sanitari;
-[…]
Per il raggiungimento di tali obiettivi, all’interno del Tavolo Paese Saharawi della Regione Emilia Romagna verrà costituito un apposito gruppo di lavoro che collaborerà con il gruppo di coordinamento saharawi per la predisposizione, l’implementazione e il monitoraggio del programma regionale.
Il programma di cooperazione sarà definito nell’ambito delle missioni tecniche che saranno realizzate a partire del mese di febbraio 2002 e sarà oggetto di un apposito Piano Operativo.
Il Ministero della Cooperazione saharawi s’impegna a garantire all’interno dei propri programmi di cooperazione internazionale la prosecuzione e la sostenibilità dei progetti a favore del popolo saharawi oggetto della programmazione regionale della Regione Emilia Romagna” [19] .
Fattosi
promotore di istanze pacifiche che vogliono promuovere, attraverso i vari
strumenti della decentrata, la pace, il Consiglio Regionale, nell’aprile
“Riconfermati
- il sostegno all'iniziativa dell’ONU per la pace net Sahara Occidentale, la convivenza tra i popoli che vivono in un'area strategica per l'intero bacino del Mediterraneo e gli obiettivi di solidarietà attiva al popolo saharawi che vive nei campi profughi in Algeria contenuti nelle tre risoluzioni approvate dal Consiglio Regionale, n. 3090 del dicembre 1997, n. 6491 del gennaio 2000 e n. 2820 del dicembre 2002;
Sottolineato con soddisfazione che il
- per iniziativa dell'ONU, e nell’ambito del "Piano Baker" approvato dal Consiglio di Sicurezza, si è avviata un’iniziativa umanitaria tesa a favorire l'incontro tra membri delle famiglie saharawi divisi dal tempo della guerra e che non si vedevano da almeno 28 anni;
- 21 saharawi che ora vivono nei campi profughi in Algeria con un aereo ONU sono rientrati nei territori di origine per incontrare le loro famiglie;
- 19 saharawi che vivono nei territori occupati dal Marocco con un aereo ONU hanno raggiunto Tindouf in Algeria per incontrare i loro familiari che vivono nei campi profughi nel deserto algerino;
- altre 500 persone si sono già prenotate e che questa iniziativa rappresenta una svolta nella vita del popolo saharawi che rafforza Ia loro fiducia nella soluzione pacifica del conflitto;
evidenziato inoltre che
- il Consiglio di Sicurezza dell’ONU
ha approvato il "Piano Baker" per una composizione pacifica del
conflitto e ha chiesto alle parti di pronunciarsi entro il
-il Governo della Repubblica Araba Saharawi Democratica ha già dato il suo consenso per l'avvio del confronto tra le parti in sede ONU;
-il Marocco al momento non si è ancora espresso, ma continua a rifiutare lo svolgimento del referendum tra le persone residenti nei territori prima dell’occupazione e ricomprese nell'elenco elaborato nel corso degli anni dalla missione ONU (MINURSO) per rendere possibile una scelta basata sul principio dell’autodeterminazione dei popoli;
appreso che
- l'iniziativa dell'ONU di favorire l'incontro, anche se per pochi giorni, tra familiari divisi dalla guerra non sembra gradito dalle autorità locali del Marocco e che le famiglie che ospitano I loro can provenienti dai campi profughi dell'Algeria vengono isolate e che sembra sia impedito agli ospiti di incontrare altre persone;
sottolineato con preoccupazione che
- molte altre famiglie vorrebbero aderire a questa iniziativa ma hanno perso I contatti con i loro cari rimasti nei territori occupati e non sanno se sono ancora vivi;
- il Governo del Marocco non fornisce informazioni e tanto meno gli indirizzi di queste persone al punto che le loro famiglie hanno formato Un comitato per Ia ricerca delle persone che al momento risultano "scomparse";
ribadito l’auspicio
- che si attui pienamente il Piano di Pace delle Nazione Unite e che si giunga finalmente al rilascio, senza condizioni, di tutti i prigionieri di guerra da ambo le parti e alla fine delle persecuzioni del saharawi che vivono nei tenitori di origine;
impegna il Presidente della Regione e la
- a rappresentare questi orientamenti al Console del Marocco e al Rappresentante in Italia della Repubblica Araba Saharawi Democratica per contribuire allo sviluppo dei rapporti reciproci e per la conclusione del processo di pace avviato dall’ONU in attuazione delle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza;
- a chiedere che una delegazione
formata da rappresentanti della Regione e da autorevoli personalitá regionali
possano essere ricevute dalle Autorità Locali in entrambi i territori e possano
incontrare le famiglie interessate dall'iniziativa promossa dall'ONU per manifestare
così l'adesione della comunità regionale a questo importante passo umanitario
e di pace. Bologna
Una
grande novità è introdotta in questa risoluzione:
(Inizio pagina)
[1]
Tutte le informazioni
presenti in questo paragrafo sono state rielaborate sulla base del Dossier
Saharawi dell’assessorato alle Politiche Sociali, Immigrazione, Progetto
[2]
In quella data era già
abbastanza chiaro che il referendum previsto per il 7 dicembre non avrebbe
più avuto luogo, come avvenuto nel
[3]
“ Il Gruppo di Volontariato
Civile (GVC) si costituisce a Bologna nei primi anni 70 con l'obiettivo
di attuare programmi di intervento sanitario volti a migliorare le condizioni
di vita delle popolazioni nei paesi in via di sviluppo. E' un'Organizzazione
Non Governativa (ONG) appartenente all'area laica, con statuto di associazione
privata riconosciuto dal Ministero degli Affari Esteri Italiano”, da http://users.libero.it/d.capozzi/GVC%20nel%20Mondo/GVC%20nel%20mondo.htm.
[4]
L´Associazione di Modena
Kabara Lagdaf (un’autocisterna e circa 5 tonnellate di aiuti umanitari),
l´Associazione Jaima Saharawi (un autocisterna, attrezzature e materiale
d´uso sanitario), l´Associazione bolognese El Ouali (un riunito dentistico
e attrezzature odontoiatriche), l´Associazione di Rimini Hammada, un Associazione
di Ascoli Piceno, l´ONG GVC (un autoambulanza e attrezzature sanitarie),
l´AUSL di Bologna Sud, il Comune di Formigine, il Comune di Modena (farmaci),e
il Comune di Forlì.
[5]
il Progetto prevedeva la fornitura di alimenti
freschi, carni frutta e verdure, ai bambini di una scuola del campo di Smara.
[6]
Erano previsti anche il
controllo del sangue per le trasfusioni; diagnosi di laboratorio di epatite
per tipo
[7]
Sostegno all´assistenza medica dei pazienti,
sostegno al laboratorio di analisi dell´ospedale di Rabouni, formazione
e sostegno al personale del Dipartimento di Prevenzione del Ministero della
Salute saharawi.
[8]
Al progetto sono coinvolti numerosi enti locali emiliano romagnoli, nelle
Province di riferimento delle associazioni. Nel corso del periodo di accoglienza
saranno organizzate attività ricreative e culturali, e realizzati esami
medici di controllo presso le strutture sanitarie regionali.
[9]
Cfr capitolo precedente
per maggiori informazioni.
[10]
Il progetto si inserisce all´interno del programma
di sostegno alimentare gia´ attivato dai governi dell´Unione Europea.
[11]
Le daire sono i quartieri,
le unità amministrative saharawi.
[12]
A Smara oltre alla formazione e al sostegno
alla didattica si intende portare un aiuto concreto alla logistica e al
coordinamento della rete delle attività gestite dall´unione delle donne
fornendo gli strumenti di base per la mobilità.
[13]
Il primo ad essere istituito
fu quello per l’Albania, nel 2000.
[14]
In relazione a questo
punto si veda il paragrafo precedente.
[15]
Da un intervista con
il Ministro della Cooperazione della RASD, Salek Baba.
[16]
Le azioni politiche verranno
analizzate, all’interno di questo paragrafo in ordine cronologico, per seguire
passo passo l’evoluzione dei rapporti politici tra
[17]
Dossier Saharawi dell’assessorato
alle Politiche Sociali, Immigrazione, Progetto
[18]
Risoluzione del Consiglio
Regionale dell’Emilia Romagna,
[19]
Protocollo di Cooperazione
socio-sanitaria tra