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PARTE II

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7. LE POLITICHE DELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA VERSO IL POPOLO SAHARAWI. 290

Le iniziative di solidarietà e i perché di un Tavolo-Paese.
Le azioni politiche 

Le iniziative di solidarietà e i perché di un Tavolo-Paese.

La sensibilità della Regione Emilia Romagna sul problema del popolo saharawi è molto diffusa su tutto il territorio regionale. Tantissimi sono gli interventi, sia in Emilia Romagna che nei campi profughi algerini. I saharawi sono, infatti, tra gli obiettivi prioritari della Regione nell’ambito dei progetti di solidarietà internazionale e di sviluppo da tempo. A testimonianza di ciò non solo c’è l’inserimento dei saharawi tra gli interventi considerati prioritari nei piani di lavoro avviene, infatti, a partire del 1999, 2000, 2001, ma oggi tale impegno è ribadito dall’inserimento degli stessi tra le priorità del “documento di indirizzo programmatico per il triennio 2003-2005 per la cooperazione con i Paesi in via di sviluppo e in transizione” in attuazione della legge del 24 giugno 2002, n. 12 entrambi precedentemente analizzati. Il settore socio-sanitario, con particolare attenzione alla prevenzione delle malattie infettive è considerato fondamentale, le iniziative di accoglienza e assistenza sanitaria dei bambini, l’invio di attrezzature e materiale d’uso sanitario, di aiuti umanitari, il sostegno al sistema socio-sanitario sono annoverati tra gli interventi primari.

Le iniziative di carattere solidaristico sono davvero tante, ma l’importanza delle azioni politiche, che possono instaurare nella paradiplomacy, non sono da sottovalutare. Pertanto ci si soffermerà prima sulle iniziative di solidarietà [1] , per poi analizzare, nel prossimo paragrafo, quelle di carattere politico.

In relazione alle azioni di solidarietà diffusa, a partire dal 1993 la Regione Emilia Romagna ha cominciato a contribuire ai progetti di aiuto umanitario a favore dei profughi saharawi. La prima iniziativa risale al 1993, anno in cui la Regione ha partecipato ad un progetto di sensibilizzazione sul territorio realizzata dall’ONG CESTAS. L’iniziativa dal titolo “Mostra fotografica itinerante” prevedeva oltre alla mostra fotografica, conferenze, seminari, incontri politici. Dal 1998 invece le iniziative si sono organizzate in veri e propri piani di lavoro [2] . In tale contesto il Coordinamento Regionale emiliano romagnolo di solidarietà con il popolo saharawi ha attivato, con contributo della Regione, un programma di sensibilizzazione sul territorio, insieme all’invio di materiale amministrativo e di aiuti umanitari, finalizzati da un lato al sostegno della campagna per il referendum e, dall’altro, a forme di appoggio solidale ai profughi saharawi rifugiati in territorio algerino.

 

v     Piano di lavoro - 1999:

La Regione, su richiesta e presentazione di progetti da parte della società civile, ha iniziato a contribuire alle iniziative di solidarietà e creative e di sostegno per l’accoglienza dei bambini saharawi, soprattutto grazie alle associazioni: Associazione un bambino per amico, Associazione Jaima Saharawi. Da molti anni, infatti, durante il periodo estivo, alcune famiglie, associazioni di solidarietà ed Enti locali dell’Emilia Romagna, realizzano programmi di accoglienza di bambini saharawi, con l’obiettivo di promuovere l’instaurarsi di rapporti con bambini italiani, di permettere loro di lasciare il deserto algerino nel periodo dell’anno più duro dal punto di vista climatico, di consentire accertamenti e cure mediche, realizzare percorsi didattici ed educativi, promuovere la conoscenza contro l’oblio del problema, della cultura, della tradizioni e della storia del popolo saharawi. Il programma d’accoglienza è organizzato e monitorato dal Coordinamento regionale emiliano romagnolo in stretta collaborazione con la Rappresentanza Saharawi in Italia. Erano previsti un progetto GVC [3] , Officina mobile e corsi di formazione per meccanici, elettrauti, saldatori, un programma di formazione a favore delle donne saharawi del “Centro donne 27 febbraio”, in collaborazione con l’assessorato Pari Opportunità della Provincia di Parma e con contributo della Regione.

 

v     Piano di lavoro - 2000

Insieme al ministero della Sanità, alla Mezza Luna Rossa Saharawi (MLRS), al Ministero della Cooperazione saharawi venne organizzato l’invio di aiuti umanitari nei campi profughi algerini. La gestione operativa dello stoccaggio e verifica degli aiuti umanitari fu affidata al GVC e all´ANPAS regionale. Furono raccolti e inviati un camion con rimorchio, carico di attrezzature sanitarie e pezzi di ricambio, di farmaci, tende e indumenti, pneumatici, filtri e altri ricambi meccanici. Tra i principali donatori si annoverarono le associazioni El Ouali, Jaima Saharawi, le ANPAS e le AUSL (Azienda Unità Sanitaria Locale) del territorio. L´ANPAS regionale contribuì all’iniziativa anche con la donazione di un’autoambulanza dotata di attrezzature sanitarie di pronto intervento e di pezzi di ricambio. Si regolamentò, inoltre, l’assistenza sanitaria ai bambini saharawi nell’ambito di iniziative di accoglienza realizzate dalle associazioni di solidarietà. Ai minori fu riconosciuto il diritto di ricevere assistenza primaria di medicina. L’assistenza comportava l’iscrizione al Sistema Sanitario Regionale presso l’AUSL del Comune in cui i minori dimoravano e il rilascio del tesserino sanitario. In tal modo da approccio episodico, il sostegno sanitario si trasformava in procedura. Inoltre, rivestiva particolare importanza il Progetto di formazione a medici e infermieri saharawi in emergenza sanitaria. Tale progetto è stato promosso dall’assessorato alle politiche sociali, e realizzato dall’ANPAS emiliano romagnola in collaborazione con le AUSL di Modena e di Bologna. Esso aveva l’obiettivo di formare quadri sanitari che a loro volta avrebbero formato formatori sul territorio. Era inoltre prevista una seconda annualità quasi interamente da svolgere nei campi profughi saharawi, incentrata su attività di monitoraggio e consolidamento indotto.

 

v     Piano di lavoro – 2001

La Regione Emilia-Romagna ha partecipato alla Carovana italiana 2001 di solidarietà con il popolo saharawi, che accoglieva le proposte provenienti dal Polisario e da molte associazioni di solidarietà ed Organismi non governativi del territorio. La Carovana di solidarietà ha attraversato varie regioni italiane e il territorio algerino nel suo tragitto verso Tindouf e ha rappresentato un momento di grande slancio solidaristico e di sostegno politico alla causa Saharawi. Essa ha visto il coinvolgimento concreto della Regione Emilia-Romagna che ha contribuito all’allestimento di un centro di raccolta in collaborazione con l´Associazione modenese Rock no War, ha finanziato la spedizione di un’autocisterna con rimorchio acquistata dall´associazione di Reggio Emilia Jaima Saharawi e di due autobus donati dal Consorzio Pistoiese Trasporti ed ha coordinato l´iniziativa in collaborazione con l´Associazione Nazionale di solidarietà con il Popolo Saharawi. Questo progetto ha visto un numero molto alto di donatori, tra associazioni e Comuni [4] .

La rete di solidarietà emiliano romagnola è stata, in assoluto, la più importante nel contesto italiano in quanto a partecipazione alla carovana di solidarietà 2001. Il programma comprendeva anche la seconda annualità del “Progetto di formazione a medici e infermieri saharawi in emergenza sanitaria”, “il progetto Azioni di controllo e prevenzione delle epatiti virali nei campi profughi saharawi, - Rabouni e gli altri campi profughi”, nella regione di Tindouf – Algeria. Inoltre, è stata realizzata l’iniziativa, “Progetto in ambito informatico per la realizzazione di un giornale di divulgazione dei diritti delle donne c/o Scuola 27 febbraio” [5] . L’intervento era di istitutional building e di sostegno al sistema sanitario e socio-sanitario della Repubblica Araba Saharawi Democratica. Includeva un intervento di tipo socio-sanitario [6] , e una campagna di informazione e di prevenzione e sostegno tecnico nei campi profughi [7] . La realizzazione era a cura del CISP di Roma in collaborazione con l´Associazione forlivese Malattie del Fegato – AFMF, e il Comune di Forlì, mentre i partner locali erano il Ministero della Salute Pubblica Saharawi, l’MLRS, il Ministero della Cooperazione saharawi. Inoltre, era previsto il progetto Accoglienza estiva di bambini/e saharawi provenienti dai campi profughi in Algeria, realizzato dall’associazione El Ouali di Bologna, l’associazione Jaima Saharawi di Reggio Emilia, l’associazione Kabara Lagdaf di Modena, e il coordinamento riminese di Solidarietà, insieme all’associazione Nazionale di Solidarietà con il popolo saharawi, mentre partner locali erano la Rappresentanza in Italia del Fronte Polisario e l’Unione delle donne saharawi.

 

v     Piano di lavoro 2002

Le iniziative nel 2002 sono più che raddoppiate e hanno visto realizzarsi:

a)       “Charter di solidarietà 2002: invio di aiuti umanitari a favore dei Profughi Saharawi”, in cui hanno collaborato le diverse associazioni umanitarie tra cui Kabara Lagdaf (Modena), Jaima Saharawi (Reggio Emilia), Comitato Sport e Solidarietà di Rimini, Comitato di Solidarietà con il Popolo Saharawi di Ferrara, altra associazioni di Bologna. Il charter ha trasportato aiuti umanitari, farmaci, attrezzatura sanitaria per radiologia. La Regione si è occupata della consegna, della verifica della distribuzione, del monitoraggio, dell’implementazione.

b)       “Potenziamento percorsi formativi-donne e disabili”. Nel campo profughi di Dajkla si sono sviluppati due percorsi: il primo di sostegno alle attività formative per le donne con interventi di carattere economico per l´acquisizione di materiale necessario alla realizzazione di corsi formativi, lana per tappeti, filo, stoffe, macchine e attrezzi per il cucito e per l´acquisizione di attrezzature, interventi formativi per migliorare l´utilizzo della strumentazione e per l´apprendimento di specifiche tecniche lavorative; e il secondo per il sostegno alle attività di cura e all´autonomia delle persone disabili tramite l´assegnazione di ausili e presidi sanitari per favorire la mobilità e l´autonomia, attività di formazione a personale locale per le attività di gestione e manutenzione degli ausili medesimi. Tale progetto è stato realizzato da CCILS - Cooperativa per l´inserimento lavorativo e sociale, realizzato insieme a FIOTO - Federazione italiana operatori tecnica ortopedica, l’Associazione Rock no war, come partner locale, c’era l’Unione nazionale donne saharawi, il Ministero della salute saharawi, il Ministero della cooperazione saharawi e il Governo della Wilaya di Dajkla.

c)       “Sostegno alle capacità di gestione e smaltimento dei rifiuti solidi e di prevenzione sanitaria nella Wilaya di Smara nei campi rifugiati Saharawi”. Si trattava di un intervento socio-sanitario e di tutela ambientale realizzato attraverso il rafforzamento dei sistemi di gestione e smaltimento dei rifiuti dal punto di vista tecnico-professionale. Prevedeva un’attività di formazione agli operatori di Smara e di informazione alle donne della Wilaya, il sostegno tecnico all´ospedale di Smara diretto, in particolare, allo smaltimento dei rifiuti speciali e alle attività di laboratorio di analisi riguardanti la prevenzione delle epatiti virali. Il soggetto attuatore era la Provincia di Ferrara insieme a Associazione Jaima Saharawi - Reggio Emilia, Comitato Ferrarese di Solidarietà con il Popolo Saharawi: Nati Liberi, e il Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli (Cisp) – Roma, l’Associazione Forlivese per le Malattie del Fegato, il Comune di Forlì, il Comune di Ferrara e la Provincia di Reggio Emilia, con il supporto del Ministero della Salute Pubblica saharawi e del Governo della Wilaya di Smara .

d)       “Qualificazione professionale del personale operante nel settore dell´handicap e miglioramento delle condizioni di vita dei soggetti disabili e/o in situazioni di handicap nella Wilaya di Smara e di Ausserd”. Mirava al miglioramento della situazione socio-sanitaria dei profughi Saharawi dei campi di Smara e Ausserd, contro la marginalizzazione e la disabilità, (attraverso la qualificazione tecnica e professionale del personale operante nel settore dell´handicap), al miglioramento dei servizi e dei supporti per la prevenzione, alla gestione e l´integrazione dei disabili della Wilaya di Smara, al miglioramento del coordinamento tra famiglie/istituzioni/servizi. Il progetto è stato sostenuto dall’Associazione Jaima Saharawi Reggio Emilia, insieme al Consorzio di Cooperative Sociali della Provincia di Reggio Emilia "Oscar Romero" e "Consorzio 45" e alla Cooperativa Sociale Zora di Scandiano (RE) AUSL di Reggio EmiliaReggio Children, Comune di Reggio Emilia, Provincia di Reggio Emilia, Comune di Scandiano, Comitato Solidarietà e Pace del distretto di Scandiano.

e)       “Saharawi, storia di un incontro”, è la seconda annualità del progetto che, nel corso del primo anno, ha realizzato uno spettacolo teatrale sulla cultura saharawi realizzato dagli alunni delle scuole "M. Palmezzano" e "Istituto d’Istruzione Superiore G. Saffi" di Forlì. In questa seconda fase si è effettuata la consegna di risorse e aiuti, raccolti nel corso della prima annualità, alla scuola "9 Giugno" dei campi profughi saharawi. Inoltre, è stato firmato un patto di gemellaggio tra le scuole coinvolte che preluderà a successive collaborazioni e scambi. I soggetti interessati sono stati il Comune di Forlì - Settore A.G. Progetti europei e relazioni internazionali, la scuola M. Palmezzano Forlì, l’istituto di Istruzione Superiore G. Saffi – Forlì, in collaborazione con il Ministero dell´Istruzione Saharawi

f)         “Sahara marathon, la solidarietà corre a Tindouf” che consiste nella raccolta ed invio di aiuti umanitari per il sostegno del popolo saharawi. Gli atleti e delegazioni istituzionali hanno corso nel sud nel dell´Algeria. Il progetto ha mirato alla realizzazione di due centri per le comunicazioni, l’associazione attuatrice è Associazione El Ouali – Bologna, insieme all’Associazione di solidarietà con il popolo saharawi "Hammada" di Rimini, il Comitato Sport e Solidarietà di Rimini, l’Associazione Celeste Group di Bologna, l’Associazione Jaima saharawi di Reggio Emilia, l’Associazione Kabara Lagdaf Modena, il Comitato di solidarietà con il popolo Saharawi Nati Liberi di Ferrara, il Comitato di solidarietà con il popolo saharawi di Riccione-Cattolica in collaborazione con il Ministero della Cooperazione Saharawi, l’MLRS, il Ministero della Salute Pubblica Saharawi e il Comitato sportivo Saharawi.

g)       “Piccoli ambasciatori di pace, accoglienza estiva di minori, profughi saharawi, provenienti dall´Algeria”. Il progetto prevedeva l´accoglienza sul territorio della Regione Emilia-Romagna, nei mesi di luglio e agosto, di 60 bambini/e profughi saharawi di età compresa tra gli 8 e i 12 anni, e di 6 accompagnatori adulti [8] . L’Associazione El Quali ha attuato il progetto insieme all’Associazione Jaima Saharawi Reggio Emilia, all’Associazione Kabara Lagdaf Modena, all’Associazione Help for children Parma, al Comitato Nati Liberi di Ferrara, al Comitato di solidarietà con il popolo saharawi di Riccione-Cattolica, e con sostegno del Polisario.

h)      “Eucoco 2002 - Un impegno italiano per l´autodeterminazione del popolo Saharawi. Si è trattato di Conferenza europea di coordinamento dei comitati di solidarietà con il popolo saharawi [9] , che dal 1976 si riunisce regolarmente per coordinare le azioni di solidarietà e cooperazione internazionale, e le iniziative di appoggio politico alla causa. I soggetti coinvolti sono l’Associazione Nazionale di solidarietà con il popolo Saharawi, la Provincia di Modena, il Comune di Modena e il Polisario.

i)        Sono stati anche realizzati altri due progetti, sempre nell’ambito socio-sanitario, uno di formazione degli assistenti per i servizi sanitari ed educativi per i profughi saharawi di Tindouf, uno dal titolo “Una dieta sostenibile, il cui obiettivo generale è il miglioramento dello stato nutrizionale degli adolescenti e la prevenzione di alcune delle principali malattie legate alla carenza di vitamine, micronutrienti e proteine d´origine animale [10] ed un altro per la prevenzione dell’epatite virale che è la seconda annualità dello stesso progetto realizzato nel 2001.

 

v     Piani di lavoro 2003-2004:

Le iniziative di solidarietà realizzate nel piano di lavoro del 2002, si sono poi ripetute anche nel 2003 e nel 2004. Esse, infatti, o rappresentano annualità diverse delle stesse iniziative portate avanti per un lasso di tempo più ampio, o sono una riformulazione degli stessi progetti degli anni precedenti, perché hanno riscosso ampio interesse e hanno prodotto buoni risultati. Sono stati realizzati:

a)      “Interventi di sostegno a persone colpite da disabilità ed alle loro famiglie nei campi saharawi – 2003”;

b)      “Rafforzamento istituzionale circa le strategie di protezione ambientale e sostegno alle capacità di gestione dei rifiuti nella Wilaya di Smara – 2003”;

c)      “Una dieta sostenibile, sostegno nutrizionale per i ragazzi delle scuole dei campi profughi saharawi - III annualità – 2003”;

d)      “Formazione di operatori d´assistenza - II Annualità – 2003”;

e)      “Qualificazione Professionale del Personale operante nel settore dell´handicap e miglioramento delle condizioni di vita dei soggetti disabili e/o in situazione di handicap nella wilaya di Smara - II Annualità – 2003”;

f)        “Fornitura di medicinali e materiale sanitario ai campi di rifugiati saharawi – 2003”;

g)      “Sahara Marathon 2004 - la solidarietà corre a Tindouf”;

h)      “Sostegno alle capacità di gestione e prevenzione delle epatiti virali nei campi Saharawi e attività di divulgazione in Italia – 2003”.

Gli unici progetti nuovi e mai realizzati prima del 2003, sono “Radio For Peace – 2003”, “I colori di una nuova libertà – 2003” e “Sostegno ai progetti dell´Unione Donne Saharawi per percorsi d’autonomia femminile nei campi profughi – 2003”. Questi tre progetti oltre ad avere la caratteristica della novità, riguardano settori diversi e centrali nel processo di sviluppo umano,, cioè la comunicazione, l’informazione e l’empowerment delle donne.

i)         “Radio For Peace”, proposto dal COPSE ed appoggiato da Radio Kappa Centrale, GVC, El Ouali, Amis - Agenzia multimediale di informazione sociale, Radiogap, in collaborazione con il Ministero dell’Informazione Saharawi, il Ministero Cooperazione, la Radio Nazionale del Sahara, riguarda la comunicazione radiofonica al fine di rafforzare il sistema di comunicazione esistente nei campi ed costruire un network della comunicazione sociale a livello regionale e internazionale per incentivare la circolazione delle informazioni e della comunicazione verso la popolazione saharawi nei campi e verso l´Europa attraverso il coinvolgimento di tutte le realtà che si occupano di cooperazione nell´area.

j)         “I colori di una nuova libertà – 2003”, è un progetto ideato da ANPAS, Cisp, Ministero della Salute, e dal Governatore di Smara. Riguarda il settore sanitario e si pone l’obiettivo di diffondere la comunicazione tra tre dispensari ristrutturati nella Wilaya di Smara e le ambulanze operanti in loco, attraverso apparecchiature rice-trasmittenti in modo da garantire un soccorso pubblico efficiente per tutte le daire [11] di Wilaya e promuovere attività di raccolta di informazioni e dati circa l´accesso e il funzionamento dei dispensari di Smara in ambito materno-infantile-ginecologico

k)       “Sostegno ai progetti dell´Unione Donne Saharawi per percorsi di autonomia femminile nei campi profughi - 2003 “,  collega l’aspetto della comunicazione e degli strumenti tecnologici al supporto alle donne. Il progetto si propone di sostenere le scuole professionali delle donne di Dajla e di Smara. Obiettivo è la formazione linguistica, la dotazione di tecnologie audiovisive e la formazione all´uso delle stesse [12] .

Le azioni di solidarietà non solo sono un importante canale di espressione della sensibilità emiliano romagnola, ma rappresentano anche un importante momento di supporto tecnico e morale ad un causa che col tempo non fa altro che complicarsi.

Per coordinare le iniziative regionali della cooperazione e per contribuire non solo dal punto di vista umanitario, la Regione ha costituito il Tavolo Paese per il popolo saharawi. Il Tavolo, rappresenta un’importante innovazione per la cooperazione decentrata emiliano romagnola, ed è uno strumento di concertazione, di dibattito, di coordinamento tra tutti i soggetti della cooperazione decentrata interessati ad un’area o tematica, è in programma l’istituzione di tavoli tematici, di cui si è parlato in precedenza, anch’ essi istituiti dalla legge n. 12 del 24 giugno 2002.

Ma qual è la funzione dei Tavoli Paese, e quali sono i reali risultati che essi producono? Cosa avviene all’interno del Tavolo Paese per il popolo saharawi? Chi vi partecipa? Da un’intervista con il Responsabile del Tavolo Paese per i Saharawi, Gian Luigi Lio, è emerso che la creazione del Tavolo saharawi non è avvenuta per caso, ma nasce da un “un interesse socio-politico diffuso che parte dalla società civile, ma anche per motivi di prossimità geografica”. Il ruolo della Regione all’interno dei Tavoli Paese è quello di “coordinare e collaborare”. La partecipazione al Tavolo Paese è aperta a tutti, non esiste alcun tipo d’esclusione o selezione. Essi funzionano dal 2000 [13] , ma quello per il popolo saharawi è attivo dal 2002, anno di forte interesse e d’iniziative della società civile per il popolo saharawi [14] . A questo tavolo, nella primavera del 2004, partecipano, diverse associazioni tra cui Africa 70, ANPAS, Associazione Kebara-Lagdaf, Associazione di Solidarietà con il popolo saharawi, l’Ospedale S.Orsola, l’Associzione El Ouali, il Cisp, il CNA, Comitato di Solidarietà di Ferrara, Cooperativa Una Città, Consorzio Romero, GVC, EducAid, Hammada, Help For Children, Iscos, Associazione Jaima Saharawi, LegaCoop, l’Arci, Nexus, Radio Kappa Centrale, Reggio For Children, Gruppo Yoda, Orizzonti Nuovi. In rappresentanza degli Enti locali, aderiscono ufficialmente diversi Comuni e Province come il Comune d’Albinea, Comune di Cattolica, Comune di Riccione, Comune di Scandiano, Comune di Piacenza, la Provincia di Bologna e la Provincia di Ferrara. A questo tavolo oltre ad i 31 soggetti qui identificati, possono partecipare tutti gli interessati, infatti, tra i contributi finanziari della Regione, 205.200,00 sono destinati al Tavolo Paese per il Popolo saharawi, e sono così ripartiti:

 

Ente beneficiario

Contributo Regionale (euro)

Costo progetto (euro)

Associazione di Solidarietà Saharawi Kabara lagdaf (Modena)

20.000, 00

28.710,00

Provincia di Bologna, Ufficio Affari Generali Cooperazione e Sviluppo

15.000,00

63.434,00

Comune di Forlì

13.000,00

24.000,00

Provincia di Ferrara

3.300, 00

10.140,00

ANPAS (Bologna)

37.000,00

58.000,00

Associazione “P.A.Help For Children (Parma –Onlus)

19.900,00

44.997,00

Associazione El Ouali (Bologna)

20.000,00

60.000,00

Associazione “Jaima Saharawi per una soluzione giusta e non violenta nel Sahara Occidentale”(Reggio Emilia)

28.000,00

86.973, 00

Cospe.- Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti (Bologna)

25.000,00

71.328,00

Rock no war Onlus (Formigine-Modena)

24.000,00

35.365,00

Tot. nr. Enti  10

Tot.  205.200,00

Tot. 482.947,00

 Fonte Regione Emilia Romagna – Giunta Regionale-Direzione Generale Programmi, Intese, Relazioni Europee e Cooperazione Internazionale, Determinazione n. 017610, 31/12/2003, oggetto: L.R. 12/2002 Approvazione progetti, assegnazione e concessione contributi in attuazione delibera Consiglio Regionale n. 516/03 per la realizzazione di iniziative identificate con delibera G.R. n 2197/2003- Prot.n.(ISC/O3/2245).

 

Come si rileva dallo schema precedente anche enti non presenti ufficialmente nel Tavolo Paese, hanno ricevuto i finanziamenti per realizzare i progetti per il popolo saharawi, proprio perché interessati alla questione. Tale Tavolo è considerato dagli stessi partecipanti, un importante ed utile strumento per il confronto e per l’azione di sostegno per il popolo saharawi. il Ministro della Cooperazione saharawi, Baba, , presente alla riunione del 2 aprile 2004 del Tavolo Paese saharawi, ha evidenziato proprio il valore di ques’ultimo [15] . Il Ministro Baba rileva l’utilità del Tavolo Paese soprattutto nel suo essere strumento di coordinamento tra diversi progetti che in passato non erano in alcun modo collegati, anzi si sovrapponevano l’un l’altro. Ritiene invece molto soddisfacente il lavoro del Tavolo emiliano romagnolo anche perché crede che il maggior problema della cooperazione allo sviluppo in generale, è la divisione delle competenze e degli scopi. Il Tavolo permette, invece, di poter realizzare al massimo le potenzialità di tutti i soggetti coinvolti nell’opera di solidarietà internazionale. Inoltre di fronte alla domanda “In che modo, secondo lei, politica estera e cooperazione allo sviluppo si influenzano reciprocamente”? Il Ministro ritiene che in un Paese come il Sahara Occidentale, tale divisione non può esistere. Esse si muovono parallelamente, lavorano insieme soprattutto in un Paese dove senza il contributo della cooperazione allo sviluppo, la politica estera non avrebbe senso, visti i gravi problemi di sussistenza e livelli di qualità di vita molto bassi. Per un paese che va alla ricerca del riconoscimento internazionale, la politica estera attuata sotto forma di paradiplomacy diventa fondamentale per il perseguimento del fine ultimo, cioè, dell’autodeterminazione, e la Regione sta giocando un ruolo fondamentale a tal fine.

La cooperazione allo sviluppo può quindi diventare strumento di politica estera? Il Tavolo Paese, oltre ad essere uno strumento di coordinamento tra enti locali, società civile, ONG, associazioni e consorzi, oltre ad evitare i doppioni nelle iniziative, può essere considerato come luogo d’incontro tra la politica estera di due entità subnazionali, la Regione Emilia Romagna da un lato e il popolo saharawi dall’altra? Il Tavolo Paese è un mezzo di espressione della politica estera?

La cooperazione decentrata può diventare un canale per la paradiplomacy? Le Autonomie locali possono attraverso la cooperazione allo sviluppo farsi portatori di istanze, almeno nella sostanza, se non nella forma di linee politiche regionali che somigliano tanto a politiche estere? La Regione Emilia Romagna si impegna, per i saharawi, sia sul fronte della solidarietà che su quello del sostegno politico vero e proprio e se esiste una linea di confine, una border line, tra le due, si può concludere che essa è rappresentata dal Tavolo Paese per il popolo saharawi.
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Le azioni politiche

Il sistema decentrato, visto nella sua forma multiattoriale e concertato, può essere considerato come un “Sistem Approach to Peace”?

            La Regione Emilia Romagna si è profondamente impegnata ad appoggiare il rispetto del piano di pace e per la realizzazione del referendum di autodeterminazione del popolo saharawi. L’impegno, quindi, non è solo di soccorso e di emergenza ma essa è volto anche alla soluzione della crisi nel Sahara Occidentale.

A partire dal marzo 2000 si sono, infatti, a tal uopo, moltiplicati gli incontri tra l’assessorato alle Politiche Sociali, Immigrazione, Progetto Giovani e Cooperazione internazionale della Regione Emilia Romagna (Borghi) con i diversi assessorati della RASD. Nel 2000 si è tenuto un incontro tra l’assessore Borghi e una delegazione saharawi rappresentata dal Segretario Generale del fronte Polisario, anche Presidente della RASD, Abdel Aziz, dal Ministro della Cooperazione con l’Europa Siddhati, dal rappresentante del Fronte Polisario in Italia, Omar Mih. Altri tre incontri si sono susseguiti nel giugno del 2000, nel febbraio del 2002 e nel maggio del 2003, essi hanno visto come protagonisti il Presidente della Giunta Errani, insieme all’assessore Borghi, e una delegazione saharawi rappresentata dal Ministro per la Cooperazione e aiuti umanitari Salek Baba e dal rappresentante del Fronte Polisario in Italia Omar Mih. E’ inoltre da menzionare l’incontro tra l’assessore Borghi e il Governatore di Smara, che ha visitato i maggiori Comuni della Regione.

La Regione, si è impegnata non solo grazie a contatti e rapporti ufficiali e diretti, ma anche dal punto formale e politico. Lo ha fatto attraverso quattro risoluzioni a favore del popolo saharawi. La prima risale al dicembre del 1997, la seconda al gennaio del 2000, la terza al dicembre del 2002, e l’ultima allo scorso aprile 2004. La Regione ha anche firmato, tra la terza e la quarta risoluzione, un protocollo di collaborazione tecnico-sanitaria nel febbraio del 2002 con i Ministri della RASD [16] .

Con la risoluzione n 3090 dell’11/12/ 1997, la Regione sancisce ufficialmente il suo supporto ai saharawi. Ma sarà solo dopo l’emanazione del Piano di Pace dell’ONU del 1998 che nel 2000 è emanata una mozione molto più incisiva. Con la mozione n 6491 del 20/1/2000 la Giunta regionale s’impegna, infatti, a proseguire nelle iniziative nei confronti del Parlamento e del Governo italiano, al fine di porre in essere azioni concrete di solidarietà e di pressione politica per permettere la celebrazione del referendum di autodeterminazione del popolo saharawi, così come proposto delle Nazioni Unite in seguito agli accordi del 1998 di Houston [17] . La risoluzione del 17 dicembre del 2002 “per i diritti del popolo saharawi” del Consiglio regionale dell’Emilia Romagna rappresenta un chiaro punto di risposta sia alle domande fin ora poste circa rapporto tra paradiplomacy e cooperazione allo sviluppo, infatti:

“Viste le risoluzioni n 3030 e n 6491 approvate dal Consiglio regionale in data 11 dicembre 1997 e 20 gennaio 2000;

Rilevato

-con preoccupazione che, a tutt’oggi, il referendum fissato dalle Nazioni Unite per il 7 dicembre del 1998, non ha ancora avuto luogo, come risulta dalla risoluzione adottata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 19 febbraio 2002, a causa degli ostacoli frapposti dal Regno del Marocco rispetto alla questione degli avanti diritto al voto del referendum di autodeterminazione del popolo saharawi;

-che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con risoluzione n. 1492 del 30 luglio 2002 ha riaffermato la validità del Piano di Pace confermando il principio del diritto di autodeterminazione, escludendo definitivamente l’accordo quadro o progetto di autonomia sostenuto dal Regno del Marocco e che, successivamente, ha prorogato la Missione delle Nazioni Unite nel Sahara Occidentale (MINURSO) fino al 31 gennaio 2003, manifestando con ciò la netta volontà di voler proseguire nella realizzazione degli accordi di Houston, nel settembre 1997, sotto l’egida delle nazioni Unite.

rilevato inoltre

che il 27 febbraio, anniversario della proclamazione della Repubblica Araba Saharawi Democratica, il Presidente delle Repubblica algerina ha compiuto per la prima volta una visita ufficiale al Presidente delle RASD, presso il campo profughi di Smara, e che ciò ha rappresentato una chiara presa di posizione politica da parte dello Stato algerino.

Invita il Governo Italiano e l’Unione Europea

-a riconoscere al Fronte Polisario uno status ufficiale dando così pari dignità ad ambo le parti che hanno sottoscritto gli accordi di Houston. tale riconoscimento non pregiudicherebbe i rapporti di amicizia tra il nostro Paese e il Marocco, politicamente solidi e in via di rafforzamento grazie al continuo sviluppo dei rapporti economici ed alla presenza sul territorio di una folta rappresentanza di immigrati marocchini, anche in considerazione del fatto che le stessa autorità marocchine hanno già riconosciuto il Fronte Polisario quale rappresentante delle popolazioni saharawi, nel momento stesso in cui hanno sottoscritto il Piano di Pace delle Nazioni Unite nel 1991, e gli accordi di Houston nel 1997;

-a sostenere il Piano di Pace in tutte le sedi internazionali e in tutti i modi possibili, affinché il referendum abbia luogo al più presto, o che, alternativamente si dia corso ad una soluzione condivisa dalle parti, nel rispetto del diritto internazionale;

-a chiedere al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il rispetto delle risoluzioni finora adottate e un rinnovato impegno per rompere la situazione di stallo in cui si trova il processo di pace, in modo da evitare l’esplodere di un conflitto che potrebbe coinvolgere paesi limitrofi quali Algeria e Mauritania;

-ad aumentare gli aiuti umanitari destinati alla popolazione profuga saharawi in particolare in materia alimentare;

-ad assicurarsi che continui l’opera di sminamento dei territori al fine di garantire la sicurezza dei cittadini in vista del loro possibile rientro;

-a vigilare sul rispetto dei diritti umani nel Sahara Occidentale e nei campi profughi della popolazione saharawi che non ha potuto raggiungere i campi profughi algerini;

-ad operare affinché si giunga all’immediato rilascio, senza condizioni, di tutti i prigionieri di guerra di ambo le parti, così come previsto dal Piano di Pace delle Nazioni Unite;

esprime la propria solidarietà

al popolo saharawi impegnato in una lunga e difficile lotta alla sopravvivenza e la sua identità nazionale, per l’indipendenza e la dignità;

alle donne saharawi, garanzia di sopravvivenza al popolo in condizioni ambientali ostili e di organizzazione della popolazione in esilio.

Impegna la Giunta Regionale

a proseguire ed a consolidare le iniziative di aiuto umanitario a sostegno dei profughi saharawi presenti nei territori algerini;

a incrementare la collaborazione con la Repubblica Araba Saharawi Democratica  anche grazie ad un sempre maggior coinvolgimento di enti locali, associazioni e ONG dell’Emilia Romagna impegnate in azioni di solidarietà nei confronti della popolazione saharawi;

ad assumere ogni iniziativa nei confronti delle Istituzioni di Governo, nazionali, europee ed internazionali, per rafforzare l’azione di solidarietà e per la piena attuazione del Piano di Pace concordato in sede ONU dai rappresentanti del Regno del Marocco e del Popolo Saharawi” [18] .

Due mesi dopo l’emanazione della risoluzione su riportata, il 27 febbraio 2002, l’assessorato alle Politiche sociali, Immigrazione, Progetto Giovani, Cooperazione Internazionale, firma un protocollo di cooperazione socio-sanitaria con la RASD, attraverso Omar Mansur (Ministro della Salute pubblica RASD), Salek Baba (Ministro della Cooperazione RASD), Mohamed Lamin Daddi (Ministro dei Trasporti RASD) Salek Bbbib Yusef (Ministro dell’Educazione RASD), e lo fa attraverso lo strumento centrale della cooperazione decentrata emiliano romagnola: il Tavolo Paese. Il testo recita letteralmente:

Premesso che dal 2000 la Regione Emilia Romagna appoggia nell’ambito delle proprie politiche di solidarietà internazionale il sistema socio-sanitario saharawi attraverso l’invio d’attrezzature sanitarie e farmaci, la formazione di personale medico e paramedico e di operatori socio-sanitari, e le iniziative di accoglienza e cura di minori sul territorio emiliano romagnolo nel periodo estivo;

Preso atto delle positive esperienze sviluppate dalla Regione Emilia Romagna attraverso la costituzione di una sede di coordinamento dei progetti a favore del popolo saharawi, comprende soggetti pubblici e privati del proprio territorio e denominato “Tavolo Paese Saharawi”;

Visti i progetti che, nello stesso ambito, stanno per essere avviati per la prevenzione delle malattie del sangue, la prevenzione e la informazione sulla gestione delle emergenze sanitarie, il sostegno alle attività sull’handicap minorile, anche in collaborazione con Enti locali, Organizzazioni non governative ed Associazioni di volontariato;

Rilevata la necessità di strutturare la collaborazione nei settori sociale e sanitario sulla base di una programmazione pluriennale e di garantire in massimo coordinamento tra tutti i soggetti istituzionali e non che coopereranno alla realizzazione delle attività, al fine di garantire la continuità e la sostenibilità delle azioni oggetto della programmazione;

le parti  concordano di

realizzare un programma di cooperazione socio-sanitario a favore della popolazione saharawi con i seguenti obiettivi:

-messa in rete dei progetti che saranno avviati nell’ambito della programmazione regionale onde migliorarne l’efficacia e garantirne la realizzazione;

-creazione di un gruppo di coordinamento nei campi profughi saharawi con la messa a disposizione di personale saharawi dotato delle necessarie competenze e formazione, che sarà individuato congiuntamente dalle parti;

-prosecuzione della formazione degli operatori e del personale medico già avviata, anche in funzione del successivo trasferimento di conoscenze al personale locale già operante nell’ambito dei servizi sanitari;

-[…]

Per il raggiungimento di tali obiettivi, all’interno del Tavolo Paese Saharawi della Regione Emilia Romagna verrà costituito un apposito gruppo di lavoro che collaborerà con il gruppo di coordinamento saharawi per la predisposizione, l’implementazione e il monitoraggio del programma regionale.

La regione Emilia Romagna sosterrà le azioni che saranno individuate sia attraverso la messa a disposizione di risorse che attraverso la valorizzazione di strutture e risorse umane del proprio territorio.

Il programma di cooperazione sarà definito nell’ambito delle missioni tecniche che saranno realizzate a partire del mese di febbraio 2002 e sarà oggetto di un apposito Piano Operativo.

La Regione Emilia Romagna ed i competenti Ministri saharawi s’impegnano a garantire e a facilitare lo svolgimento di tutte le attività da parte dei soggetti che collaboreranno al programma.

Il Ministero della Cooperazione saharawi s’impegna a garantire all’interno dei propri programmi di cooperazione internazionale la prosecuzione e la sostenibilità dei progetti a favore del popolo saharawi oggetto della programmazione regionale della Regione Emilia Romagna” [19] .

 

Fattosi promotore di istanze pacifiche che vogliono promuovere, attraverso i vari strumenti della decentrata, la pace, il Consiglio Regionale, nell’aprile 2004, ha emanato l’ennesima risoluzione in favore del popolo saharawi:

Riconfermati

- il sostegno all'iniziativa dell’ONU per la pace net Sahara Occidentale, la convivenza tra i popoli che vivono in un'area strategica per l'intero bacino del Mediterraneo e gli obiettivi di solidarietà attiva al popolo saharawi che vive nei campi profughi in Algeria contenuti nelle tre risoluzioni approvate dal Consiglio Regionale, n. 3090 del dicembre 1997, n. 6491 del gennaio 2000 e n. 2820 del dicembre 2002;

 

Sottolineato con soddisfazione che il 13 marzo 2004

- per iniziativa dell'ONU, e nell’ambito del "Piano Baker" approvato dal Consiglio di Sicurezza, si è avviata un’iniziativa umanitaria tesa a favorire l'incontro tra membri delle famiglie saharawi divisi dal tempo della guerra e che non si vedevano da almeno 28 anni;

- 21 saharawi che ora vivono nei campi profughi in Algeria con un aereo ONU sono rientrati nei territori di origine per incontrare le loro famiglie;

- 19  saharawi che vivono nei territori occupati dal Marocco con un aereo ONU hanno raggiunto Tindouf in Algeria per incontrare i loro familiari che vivono nei campi profughi nel deserto algerino;

- altre 500 persone si sono già prenotate e che questa iniziativa rappresenta una svolta nella vita del popolo saharawi che rafforza Ia loro fiducia nella soluzione pacifica del conflitto;

evidenziato inoltre che

- il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha approvato il "Piano Baker" per una composizione pacifica del conflitto e ha chiesto alle parti di pronunciarsi entro il 30 aprile 2004;

-il Governo della Repubblica Araba Saharawi Democratica ha già dato il suo consenso per l'avvio del confronto tra le parti in sede ONU;

-il Marocco al momento non si è ancora espresso, ma continua a rifiutare lo svolgimento del referendum tra le persone residenti nei territori prima dell’occupazione e ricomprese nell'elenco elaborato nel corso degli anni dalla missione ONU (MINURSO) per rendere possibile una scelta basata sul principio dell’autodeterminazione dei popoli;

appreso che

- l'iniziativa dell'ONU di favorire l'incontro, anche se per pochi giorni, tra familiari divisi dalla guerra non sembra gradito dalle autorità locali del Marocco e che le famiglie che ospitano I loro can provenienti dai campi profughi dell'Algeria vengono isolate e che sembra sia impedito agli ospiti di incontrare altre persone;

 

sottolineato con preoccupazione che

- molte altre famiglie vorrebbero aderire a questa iniziativa ma hanno perso I contatti con i loro cari rimasti nei territori occupati e non sanno se sono ancora vivi;

- il Governo del Marocco non fornisce informazioni e tanto meno gli indirizzi di queste persone al punto che le loro famiglie hanno formato Un comitato per Ia ricerca delle persone che al momento risultano "scomparse";

ribadito l’auspicio

- che si attui pienamente il Piano di Pace delle Nazione Unite e che si giunga finalmente al rilascio, senza condizioni, di tutti i prigionieri di guerra da ambo le parti e alla fine delle persecuzioni del saharawi che vivono nei tenitori di origine;

 

impegna il Presidente della Regione e la Giunta

- a rappresentare questi orientamenti al Console del Marocco e al Rappresentante in Italia della Repubblica Araba Saharawi Democratica per contribuire allo sviluppo dei rapporti reciproci e per la conclusione del processo di pace avviato dall’ONU in attuazione delle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza;

- a chiedere che una delegazione formata da rappresentanti della Regione e da autorevoli personalitá regionali possano essere ricevute dalle Autorità Locali in entrambi i territori e possano incontrare le famiglie interessate dall'iniziativa promossa dall'ONU per manifestare così l'adesione della comunità regionale a questo importante passo umanitario e di pace. Bologna 16 Aprile 2004

Una grande novità è introdotta in questa risoluzione: la Regione si pone come mediatore del conflitto. Essa non solo riconferma l’impegno della Regione sulla questione saharawi, non solo dimostra come la Regione si tenga davvero in prima linea e in continuo aggiornamento sull’evoluzione del conflitto, ma evidenzia due questioni fondamentali ai fini di quest’analisi.

La Regione Emilia Romagna si sta facendo portavoce di istanze politiche, cercando di rappresentare un importante canale per il dialogo di pace tra le parti. E l’impegno in questo senso è duplice. Non solo si impegna sul suo territorio nazionale a provare ad instaurare un confronto tra i due rappresentanti delle parti in causa in Italia, ma si impegna, grazie ad una propria delegazione che partirà nell’autunno prossimo, ad intavolare in loco e con le Autorità locali, enti ad essa omologhi, un dialogo diretto con i veri protagonisti del conflitto, per apportare un reale, concreto contributo per la risoluzione dello stesso. Pace, sviluppo, trasformazione dei conflitti, tutela dei diritti umani, decentramento, sembrano davvero sempre più le parole chiave per l’interpretazione corretta delle politiche della Regione verso il popolo saharawi.
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[1] Tutte le informazioni presenti in questo paragrafo sono state rielaborate sulla base del Dossier Saharawi dell’assessorato alle Politiche Sociali, Immigrazione, Progetto Giovani e Cooperazione internazionale della Regione Emilia Romagna, 2003 e scaricate dal portale elettronico della Regione dedicato alla cooperazione decentrata http://www.regione.emilia-romagna.it/wcm/cooperazionedecentrata/index.htm.

[2] In quella data era già abbastanza chiaro che il referendum previsto per il 7 dicembre non avrebbe più avuto luogo, come avvenuto nel 1992 a causa degli ostacoli frapporti dal Marocco nell’identificazione dei votanti.

[3] “ Il Gruppo di Volontariato Civile (GVC) si costituisce a Bologna nei primi anni 70 con l'obiettivo di attuare programmi di intervento sanitario volti a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni nei paesi in via di sviluppo. E' un'Organizzazione Non Governativa (ONG) appartenente all'area laica, con statuto di associazione privata riconosciuto dal Ministero degli Affari Esteri Italiano”, da http://users.libero.it/d.capozzi/GVC%20nel%20Mondo/GVC%20nel%20mondo.htm.

[4] L´Associazione di Modena Kabara Lagdaf (un’autocisterna e circa 5 tonnellate di aiuti umanitari), l´Associazione Jaima Saharawi (un autocisterna, attrezzature e materiale d´uso sanitario), l´Associazione bolognese El Ouali (un riunito dentistico e attrezzature odontoiatriche), l´Associazione di Rimini Hammada, un Associazione di Ascoli Piceno, l´ONG GVC (un autoambulanza e attrezzature sanitarie), l´AUSL di Bologna Sud, il Comune di Formigine, il Comune di Modena (farmaci),e il Comune di Forlì.

[5] il Progetto prevedeva la fornitura di alimenti freschi, carni frutta e verdure, ai bambini di una scuola del campo di Smara.

[6] Erano previsti anche il controllo del sangue per le trasfusioni; diagnosi di laboratorio di epatite per tipo

[7] Sostegno all´assistenza medica dei pazienti, sostegno al laboratorio di analisi dell´ospedale di Rabouni, formazione e sostegno al personale del Dipartimento di Prevenzione del Ministero della Salute saharawi.

[8] Al progetto sono coinvolti numerosi enti locali emiliano romagnoli, nelle Province di riferimento delle associazioni. Nel corso del periodo di accoglienza saranno organizzate attività ricreative e culturali, e realizzati esami medici di controllo presso le strutture sanitarie regionali.

[9] Cfr capitolo precedente per maggiori informazioni.

[10] Il progetto si inserisce all´interno del programma di sostegno alimentare gia´ attivato dai governi dell´Unione Europea.

[11] Le daire sono i quartieri, le unità amministrative saharawi.

[12] A Smara oltre alla formazione e al sostegno alla didattica si intende portare un aiuto concreto alla logistica e al coordinamento della rete delle attività gestite dall´unione delle donne fornendo gli strumenti di base per la mobilità.

[13] Il primo ad essere istituito fu quello per l’Albania, nel 2000.

[14] In relazione a questo punto si veda il paragrafo precedente.

[15] Da un intervista con il Ministro della Cooperazione della RASD, Salek Baba.

[16] Le azioni politiche verranno analizzate, all’interno di questo paragrafo in ordine cronologico, per seguire passo passo l’evoluzione dei rapporti politici tra la RASD e la Regione.

[17] Dossier Saharawi dell’assessorato alle Politiche Sociali, Immigrazione, Progetto Giovani e Cooperazione internazionale della Regione Emilia Romagna, 2003.

[18] Risoluzione del Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna, 17/12/2002.

[19] Protocollo di Cooperazione socio-sanitaria tra la Regione Emilia Romagna e i Ministeri saharawi di Salute pubblica, Cooperazione, Trasporti, Educazione, Bologna 27 Febbraio 2002.