Molti storici indicano il XVI secolo come il momento in cui il popolo saharawi si consolida come popolo arabo, berbero e africano, e in cui diviene protagonista di un cambiamento sociale che distinguerà la società saharawi dagli altri popoli del nord Africa, in ambito culturale.
Da quel momento in poi inizia la convivenza di due popoli con cultura e religioni diverse.
La cultura saharawi nasce e si sviluppa in un ambiente particolare, quello del deserto, dove i periodi di pioggia e di semina segnano anche i momenti di pace, splendore e creatività. Il deserto è inoltre motivo di ispirazione per i poeti nel corteggiare le donne, ravvivare il dialogo sociale, dimenticare le differenze e alimentare la tolleranza tra i vari Frig (o comunità nomadi) con diversi status sociali.
Nasce una poesia carica di espressione e portatrice di una preoccupazione sociale, politica, economica e culturale.
La musica e i canti tradizionali conservano le loro caratteristiche ma dopo l’arrivo degli spagnoli subiscono, in un certo senso, una modernizzazione, dovuta alla creatività dell’autore che non si limita solo alla descrizione e all’evocazione del suo ambiente culturale. Una cultura eterogenea come quella afro-araba si arricchisce anche degli elementi della cultura occidentale, forse grazie anche al carattere e alla natura del saharawi, che si dimostra sempre aperto al sapere e alla diversità culturale dei popoli. [2]
Negli anni ’70 si sviluppa una sorta di biculturalizzazione
rappresentata da una generazione di giovani colti, che pensano, scrivono e
compongono in due lingue, l’hassaniya e lo spagnolo.
(Inizio
pagina)
La poesia di tradizione orale [3] costituisce forse il valore di identità culturale più importante dei Saharawi. Si tratta di una poesia romantica, educativa, religiosa e soprattutto geografica, ma anche patriottica.
La geografia del Sahara, le montagne della regione di Zemmur, le valli e le pianure intorno al fiume Tiris, costituiscono una delle fonti di ispirazione più ricorrenti nella poesia saharawi. La poesia in hassaniya raccoglie la storia del popolo saharawi, la sua esistenza e la sua memoria. [4]
Ma oltre alla poesia in hassaniya i poeti saharawi hanno scritto anche in arabo e in spagnolo.
La poesia in arabo racchiude gli stessi temi della poesia in hassanya, ma si distingue da quest’ultima per una riflessione sulla situazione del popolo saharawi, la sua lotta per la libertà e l’indipendenza. Questo è dovuto al fatto che la poesia in arabo inizia a comparire con la rivoluzione, con i primi canti di lotta e i primi inni patriottici. Fu in quegli stessi anni che i poeti saharawi iniziarono ad esprimersi anche in lingua spagnola, tenendo come punto di partenza la situazione di guerra, di abbandono, di invasione del territorio e di esodo di massa verso la frontiera più vicina.
E’ alla fine degli anni ’80 e primi anni ’90 quando compaiono chiari accenni di una poesia seria, profonda, preoccupata per tutto quello che accade intorno. Non solo la lotta del popolo saharawi l’aspirazione di libertà, ma anche un’evidente preoccupazione per ciò che succedeva nel mondo.
Oltre ai temi che riflettevano la vita quotidiana della
società saharawi si includono inoltre temi e sentimenti universali quali l’amore,
la fedeltà e la desiderio profondo di una vita meno dolorosa e meno triste
per il loro popolo.
(Inizio
pagina)
Medej. Canti antichi saharawi. [5]
Il Medej raccoglie
una tradizione musulmana de canti spirituali, in nessun caso liturgici, i
cui temi si concentrano in elogi al profeta Mahoma e nella narrazione dei
fatti più rilevanti della sua vita: la nascita, l’infanzia, la sua scelta
per Alà come profeta e il viaggio che realizzò di notte da
Ogni territorio ha adattato questi canti al contesto sociale
e culturale, sono interpretati nella loro lingua, l’hassaniya, e musicalmente rispettano le
regole del haul [6]
, con i modi e i ritmi perfettamente ordinati. L’haul possiede delle regole molto rigide di memoria e di interpretazione.
La voce è accompagnata dal t’bal,
un tamburo di circa
Il medej si canta spesso in sessioni notturne, come la notte del Ramadan o in generale la notte tra il giovedì e il venerdì. La sessione inizia di solito con ritmi lenti e tranquilli che si sviluppano piano fino a raggiungere un climax intenso. Gli esgarit [7] delle donne, i palmi delle mani, gli applausi e le tberbir [8] degli uomini aiutano a scaldare l’ambiente e ad accrescere la tensione.
La medja, o canzone, inizia con delle leggere note provenienti dagli strumenti; viene impostata una scala musicale e questa rende possibile una libera interpretazione della canzone stessa.
Il medej, col passare degli anni, è diventata la musica tradizionale dei Saharawi, alla quale ricorrono nei momenti di riposo e di tranquillità, celebrando un matrimonio o festeggiando l’incontro con un familiare o un amico.
Il carattere spirituale del medej non è andato perduto completamente, ma non tutti i musicisti e cantanti sono ora in grado di potersi accostare a questo tipo di canzone in quanto presenta particolari difficoltà per quanto riguarda la tecnica e l’interpretazione.
I racconti della narrativa saharawi.
I racconti, nella società saharawi, si trasmettevano oralmente all’interno della famiglia, generalmente da nonno a nipote. Uno dei momenti preferiti per raccontare le storie era la notte, prima di andare a dormire, come un modo per aiutare i bambini a dormire serenamente. Il giorno seguente commentavano tra amici la storiella ascoltata la notte precedente.
All’epoca della società nomade saharawi, i bambini ogni
mattina si dedicavano al pascolo degli animali. Si riunivano in un gruppo
di amici e, mentre gli animali mangiavano, si disponevano attorno a chi sapeva
più storie e le raccontava agli altri. In questo modo i racconti si sono trasmessi
e sono arrivati fino ad oggi.
Ora i racconti e le fiabe saharawi sono utilizzati soprattutto negli scuola
materna, come un metodo di apprendimento della lingua per più piccoli; ma
anche all’interno delle tende le fiabe continuano ad essere raccontate dai
grandi della famiglia.
Le fiabe rappresentano l’elemento più importante della narrativa saharawi.
Gli animali sono rappresentati con le caratteristiche degli
umani, i più importanti sono: il Ganfud
(riccio), che è il più furbo,
(Inizio
pagina)
Durante il colonialismo,
La poesia saharawi, estranea a qualsiasi influenza esterna, continuò a essere trasmessa oralmente mantenendo comunque la sua forma classica. Col passare degli anni, infatti, la rima e la metrica, per esempio, non hanno subito nessun cambiamento. Il contenuto rimane essenzialmente lo stesso, poesia religiosa, didattica, educativa e romantica. Solo con l’inizio della lotta saharawi per l’indipendenza la poesia acquista un carattere patriottico e rivoluzionario.
Quando
Probabilmente questo fu un incentivo per i giovani che decisero di comporre versi in spagnolo.
L’intento fu, sin dall’inizio, di descrivere le atrocità di una guerra, le sofferenze, le ferite e infine le disgrazie derivate dall’occupazione marocchina; ma anche di trasmettere la loro speranza per un futuro migliore e la loro costante fiducia nella vittoria.
La poesia saharawi è stata e continua ad essere una poesia ribelle e rivendicativa, che potrebbe essere inquadrata in quella che viene chiamata poesia sociale.
Tuttavia, non smette di essere un insieme di manifestazioni, stili e movimenti poetici con una tendenza avanguardista, tanto nella forma quanto nel contenuto. La poesia in spagnolo rompe totalmente con quella in hassaniya, soprattutto per quanto riguarda la forma, ma si arricchisce della fusione con la tradizionale cultura nomade e con la modernità della poesia attuale, e soprattutto di quella latino-americana.
La poesia in castigliano inneggia alla patria, alla nostalgia
della terra persa e a volte sconosciuta; questo è evidentemente dovuto alle
circostanze della guerra, dell’esodo, dell’esilio e degli ultimi anni trascorsi
aspettando una pace che non arriva. Non sono tuttavia esclusi temi universali
come l’amore, la natura e le relazioni sociali, e temi attuali quali la tolleranza,
la convivenza, lo sfruttamento degli
esseri umani, l’immigrazione, e la fame nel mondo.
(Inizio
pagina)
[1] Per quanto riguarda la cultura ed in particolare la poesia saharawi ho fatto riferimento ad alcuni articoli e saggi, citati singolarmente nelle seguenti pagine, comparsi sul numero di ottobre 2004 della rivista culturale online ARIADNA-RC.
[2] Bahia M. H. Awah, “Dame un escenario y te doy un pueblo”, in ARIADNA-RC.
[3] La poesia trasmessa oralmente è quella in hassaniya, dialetto arabo dei saharawi.
[4] Mohamed Salem Abdelfatah (EBNU), La poesia saharaui, in ARIADNA-RC.
[5] Per le informazioni riguardanti i canti antichi saharawi ho fatto riferimento all’articolo di Manuel Dominguez, Cantos antiguos saharauis, in ARIADNA-RC.
[6] Quando si parla di haul ci si riferisce al ritmo e alla forma autoctona della canzone saharawi.
[7] Gli esgarit sono le grida di giubilo che emettono le donne muovendo la lingua.
[8] Le tberbir sono delle vibrazioni che gli uomini producono con le labbra mentre muovono la testa.
[9] Le informazioni sui racconti e sui personaggi della narrativa saharawi sono in Bahia M.Awah, Cuentos de la narrativa saharaui. Los cuentos y los personajes, in ARIADNA-RC.