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CAPITOLO 7

TRADUZIONE DI ALCUNE POESIE SAHARAWI.

Le poesie riportate qui di seguito sono alcune delle più note tra quelle composte in spagnolo. Sono state scritte da un gruppo di poeti giovani che, dopo aver frequentato l’internato (l’equivalente della scuola superiore) nei campi profughi, ha proseguito gli studi in altri paesi, principalmente in Spagna, a Cuba e in Algeria.

Si tratta di poesie scritte in circostanze particolari e riflettono sicuramente la sofferenza di un popolo che ha perso la propria terra ma che non si rassegna e lotta per l’indipendenza e per vedere il proprio paese di nuovo libero. La maggior parte delle poesie hanno a che fare con la lotta del popolo, la resistenza e la speranza di un futuro di pace. Questi versi hanno  un significato speciale, esprimono l’angoscia di un’intera popolazione ma allo stesso tempo il desiderio di conquistare la libertà e di godere della propria identità come popolo.

Nel Luglio 2005 questi poeti hanno costituito ufficialmente la “Generación de la amistad”, tra cui Mohamed  Salem Abdelfatah (Ebnu), Mohamed Ali Ali Salem, Limam Boicha, Ali Salem Iselmu, Zahra Hasnaui, Cheidan Mahmud, Bahia Awah e Saleh Abdelahe. L’intento di quest’iniziativa è quello di sottolineare l’importanza della cultura in qualunque lotta. La poesia può essere, in questo caso, una delle migliori rappresentazioni per far conoscere i Saharawi e la loro storia.
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SALEH ABDALAHI HAMUDI

Sueño

Sueña el niño algún día         
poder en el cielo batir su ala.
Sueña el cosmonauta poder
tener en sus manos, su propio planeta.

Todos sueñan allá arriba.
Sueña el astronauta,
abandonar su telescopio
y acercarse algún día a los astros
galopando en su adorada cometa,
sueñan incluso los enamorados
vivir una eterna luna.

Todos sueñan allá arriba,
y yo, tan solo sueño poder en mi tierra
algún día, alzar al cielo mi bandera

Sogno

Sogna il bambino un giorno
poter sbatter nel cielo le sue ali.
Sogna il cosmonauta poter
stringer nelle sue mani il suo pianeta.

Tutti sognano lassù.
Sogna l’austronauta,
di abbandonare il  suo telescopio
e  di avvicinarsi un giorno agli astri
galloppando sulla sua adorata cometa,
sognano anche gli innamorati
di vivere una luna eterna.

Tutti sognano lassù
E io, sogno solo di poter nella mia terra
un giorno alzare al cielo la mia bandiera.

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Ven

Ven con tu condición de humano
para sentirte mas humano,
a sentir la ausencia de la cuna
en la distancia del olvido,
a sentir la erosión del tiempo
que oxidó nuestros huesos
sin nombre

Ven a vivir mi paciencia incierta
que descansa sobre las secuelas

de la guerra,
a esquivar la guadaña que arrastra
mi suerte,
a secar las calladas lágrimas que
ahogan nuestras almas.

Ven a salvar la inocencia que se pierde
entre el polvo y la pólvora,
y esperar en mis horas de exilio,
la última vuelta de mis plegarias.

Ven, y cuando hayas vuelto no dejes
de ser el eco de mi humana voz
que reclama con boca seca la LIBERTAD

 Vieni

Vieni con la tua umanità
per sentirti più uomo
a sentire l’assenza della patria
nella distanza dell’oblio,
a sentire l’erosione del tempo
che arrugginì le nostre ossa
senza nome.

Vieni a vivere la mia pazienza incerta
che
riposa sugli strascichi
della guerra,
a evitare la morte che trascina
la mia sorte,
ad asciugare le silenziose lacrime che
soffocano le nostre anime.

Vieni a salvare l’innocenza che si perde
tra la polvere del deserto e la polvere nera,
e sperare nelle mie ore d’esilio
il compimento delle mie preghiere.

Vieni, e quando sarai tornato non smettere
di essere l’eco dell mia umana voce
che reclama senza fiato la LIBERTA’

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Madre

Madre sé que sufres,
sé que el dolor te hace llorar
y que tus lágrimas son de cera y calor.

Madre sé que te han cegado los ojos
y te han ahogado la voz
para no cantar al mundo tu libertad

Madre sé que de tus brazos
te han arrancado los hijos
que tus senos deseaban
con amor alimentar
y más que tus senos
tu historia y cultura enseñar.

Madre sé que tu llanto,
tu llanto mudo aún está
e hizo a todo el mundo escuchar.

Madre sabré también que vas a cantar,
a cantar con una voz que llegará al mas allá
y cuando amanece, tus brazos se abrirán
para tus hijos que están aquí y allá.

Madre sabré que tu alborada va a alumbrar
los puntos cardinales y mas allá
de la frontera y de la mar

¿Y tus lágrimas Madre?
¡oh! tus lágrimas esta vez serán
de júbilo  y felicidad
y cuando todo sucede             
cuando la corona solo reina en su lugar
tú, tú, Madre Patria, seguro,
seguro que
vas a olvidar                                          
porque tu corazón es todo
AMOR Y PAN.

 Madre

Madre so che soffri,
so che il tuo dolore ti fa piangere e
che le tue lacrime sono di cera e di calore.

Madre so che ti hanno accecato gli occhi
e ti hanno soffocato la voce
per non cantare al mondo la tua libertà.

Madre so che dalle tue braccia
ti hanno strappato i figli
che i tuoi seni desideravano
alimentare con amore e
so che ancor più dei i tuoi seni
desideravi insegnare loro la tua storia e la tua cultura.

Madre so che il tuo pianto,
il tuo pianto muto c’è ancora
e tutti lo possono sentire.

Madre saprò anche che canterai
canterai con una voce che arriverà all’aldilà
e quando l’alba spunterà, le tue braccia si apriranno per i tuoi figli che sono qui e là.

Madre saprò che la tua alba illuminerà
i punti cardinali e ancora oltre 
la frontiera e il mare.

E le tue lacrime Madre?
Oh le tue lacrime questa volta saranno
di gioia e di felicità
e quando tutto avverrà
quando la corona tornerà nel suo regno
tu, tu, Madre Patria, sicuro,
sicuro  che dimenticherai
Perché il tuo cuore è tutto
PANE E AMORE.

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Me iré 

¿Dónde vas a ir, sin saber a dónde?
- Aunque no lo sé, déjame solo ir
me iré con el viento y no importa no
dejar huellas
me iré de nube a nube aunque no llueve
me iré con las estrellas aunque no brillan
me iré descalzo y no solo por ir
las guerras, las indiferencias, el hambre 
el odio que se esconde en las venas,
las amenazas y las venganzas que calculan
las espaldas
yo soy nómada, nací en la arena bajo el sol
como los animales
soy libre como el viento, como las caravanas
que rompen las inmensidades, soy libre,
hijo de la tierra y de su grandeza

tengo muchos hermanos que quiero conocer
que quiero abrazar  
y sobre todo los que luchan por la libertad

¿a dónde vas a ir, sin saber a dónde?
- El dónde no importa, sólo déjame ir
y no quiero que me enseñes el este o el oeste
ni el norte o el sur, sólo déjame ir a enseñar
este corazón libre que
se encarcela en mí
para desafiar la barrera del color y
la religión   

a dónde vas a ir si no sabes cómo ir
el cómo no importa
porque tengo en la frente un sol
y en la voz un clamor
me iré de palmada a palmada de abrazo en abrazo
porque soy de todas las sangres y de todas
las creencias soy   

me iré aunque tú no lo quieras a romper
las fronteras y mezclar las razas
iré aunque tú no lo quieras a construir
a cielo abierto un lugar sin nombre
donde los hombres bajo el sol se funden en abrazos y perdón
ya que todos tenemos la misma sangre y bajo el sol la misma sombra.

Me ne andrò.

Dove andrai, senza sapere dove?
-Anche se non lo so, lasciami andare
me ne andrò con il vento e non importa
lasciare tracce
me ne andrò di nuvola in nuvola anche se non piove
me ne andrò con le stelle anche se non brillano
me ne andrò scalzo e non solo per sfuggire
le guerre, l’indifferenza, la fame
l’odio che si nasconde nelle vene,
le minacce e le vendette che puntano
alle spalle
io sono nomade, son nato nella sabbia sotto il sole
come gli animali
sono libero come il vento, come la carovane
che rompono l’immensità, sono libero,
figlio delle terra e della sua grandezza
ho tanti fratelli che voglio conoscere
e voglio abbracciare
e soprattutto quelli che lottano per la libertà

dove andrai, senza sapere dove?
-Dove non importa, lasciami solo andare
e non voglio che mi mostri l’oriente o l’occidente
il nord o il sud, lasciami solo andare a mostrare
questo cuore libero
imprigionato dentro di me
per sfidare le barriere del colore e
della religione

dove andrai se non sai come?
come non importa
perché
ho nella fronte un sole
E nella voce un clamore
me ne andrò di palmo in palmo di abbraccio in abbraccio
perché appartengo a tutte le stirpi
e a tutte le credenze

me ne andrò anche se tu non vuoi per abbattere
le frontiere e per mischiare le razze
me ne andrò anche se tu non vuoi per costruire
a cielo aperto un luogo senza nome
dove gli uomini sotto il sole si fondono in abbracci e perdoni
perché tutti abbiamo lo stesso sangue e sotto il sole la stessa ombra

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Nosotros                                                            

En esta intemperie seguimos estando
nosotros, los de antes,
los que luchan con sus desnudos cuerpos,
contra las desgarradas muelas abrasivas del tiempo.
Los que apagaron sus agujereados
pechos y ataron sus manos
sobre el vuelo blanco de palomas.
Los que mueren, nacen, sueñan
y, sobre todo, esperan arrancar
de las cenizas la identidad
de un corazón hecho ya fuego.

Noi

In questa intemperie rimaniamo
noi, quelli di sempre,
quelli che lottano con i loro corpi nudi,
contro i lacerati denti del tempo che ci corrodono.
Quelli che soffocarono i loro cuori feriti
e
legarono le proprie mani
al volo bianco delle colombe.
Quelli che muoiono, nascono, sognano
e soprattutto, sperano di strappare
dalle ceneri l’identità
di un cuore in fiamme.

MOHAMED SIDATI

Sáhara mío, te quiero

Dura es la vida.
Sol ardiente.
Sol deslumbrador,
Sol inclemente.
Esto es el Sahara.
Agua, ¿dónde estás?
Espejismos, engaños,
solo espejismos.

Tierra sedienta.
Cielo duro de piedra turquesa,
Cielo sordo a mis lamentos,
Dame por lo menos una lágrima de lluvia.

El verde es sol un sueño,
Ni un solo hilo de hierba,
Ni el fresco reparo de una sombra.

Tierra sé tu generosa,
Dame una primavera,
Dame por lo menos una flor.

Tierra mía,
A pesar de los sufrimientos que me das,
Yo te quiero.

Desierto mío te defiendo,
Te defendí,
y te defenderé siempre.

No tienes sombra
y mis enemigos te violan.

No tienes dulces frutos
y los insaciables te invaden

Tierra árida y herida.
Patria pobre y violada.

Sangre y sangre.

País de mis sueños
de mis pesadillas.
Prisión y tortura,
Tus hijos en las manos del verdugo.

Patria pobre,
Patria extremada
Te armaste.

Patria que no puedo besar
cuanto te deseo ...

Sahara mío,
Yo te quiero
y te defiendo.

Te prometo,
Te daré tu primavera.

 

Sahara mio, ti amo

Dura è la vita,
Sole ardente.
Sole accecante,
Sole inclemente.
Questo è il Sahara.
Acqua, dove sei?
Miraggi, inganni,
solo miraggi.    

Terra assettata
Cielo duro come il turquese,
Cielo sordo ai miei lamenti,
Dammi almeno una lacrima di pioggia

Il verde  è solo un sogno,
Neanche un filo d’erba,
Nè il fresco riparo di un’ombra.

Terra sii generosa,
Dammi una primavera,
Dammi almeno un fiore

Terra mia,
Nonostante le sofferenze che mi dai,
Io ti amo.

Deserto mio ti difendo,
Ti ho difeso,
e ti difenderò sempre.

Non hai ombra
e i miei nemici ti profanano.

Non hai dolci frutti
e gli insaziabili ti invadono

Terra arida e ferita.
Patria povera e profanata.

Sangue e sangue.

Paese dei miei sogni
dei miei incubi.
Prigione e tortura,
I tuoi figli nelle mani del carnefice.

Patria povera,
patria estrema
Ti sei armata.

Patria che non posso baciare
quanto ti desidero…

Sahara mio,
Io ti amo,
e ti difendo

Ti prometto,
Ti darò la tua primavera.

 

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FATMA GALIA

Lágrimas de un pueblo herido

Lágrimas, lágrimas,
lágrimas de un pueblo herido por
caravanas de tanques y cañones que
sembraron un bosque de bombas y muertes.
Gritos de senderos ensangrentados
mujeres aterradas y sin el ayer.
mezquitas derrumbadas por peregrinos sin piedad.

Lágrimas de un pueblo herido por pajares  de fuego
y balas de veneno.
Palomas mensajeras de paz que vuelan
sobre el desierto deprimidas y sin silbido
en duelo al mártir caído.

Llantos de niños huérfanos y madres viudas
que perdieron al ser querido.

Lágrimas de un pueblo herido derramadas
en tierras extrañas.
Almas inocentes sufridas por el destierro
y la guerra del olvido.

Héroes, héroes invictos con sólo su voluntad
y esperanza han sobrevivido.
Lágrimas, lágrimas.
lágrimas de un pueblo herido

Lacrime di un popolo ferito 

Lacrime, lacrime
Lacrime di un popolo ferito
da schiere di carri armati e cannoni que
seminarono un bosco di bombe e morti.
Grida di sentieri insanguinati
donne terrorizzate e senza passato
moschee abbattute da pellegrini senza pietà.

Lacrime di un popolo ferito da uccelli di fuoco
e proiettili di veleno.
Colombe messaggere di pace che
volano sul deserto tristi e silenziose
in lutto per il martire caduto.

Pianti di bambini orfani e madri vedove
che persero la persona amata.

Lacrime di un popolo ferito sparse
in terre straniere.
Anime inncenti rassegante dall’esilio
e dalla guerra dell’oblio.

Eroi, eroi invincibili solo con la volontà
e la speranza sono sopravvissuti .
Lacrime, lacrime.
Lacrime di un popolo ferito

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SAS NAH LAROSI

A La Libertad

Llega otro día
y ya no sé qué hacer
se envuelve en tu recuerdo idolatrado Sahara
Mi dolor con los resacos golpes del ayer
y vienen a mi mente,
los mas terribles años de guerra.
Aquellos en los que me arrancaron de entre tus brazos
a fuerza de fósforo y napalm
y fue por tu amor que sobreviví
cuando todo estaba en contra
y
la suerte echada
Si no era el frío, era el calor
si no era el hambre era la sed
Si no era la fiebre era el cólera
Si no eran las minas eran las bombas radiactivas
Si no eran las torturas
eran
los desaparecidos
si no era mal era peor.
En fin: la exterminación
y todo por culpa de un maldito sueño expansionista
del más malvado rey
y su traicionera manera de ver el mundo
a su alrededor.
Y tu amor,
solo tu amor era el remedio
El milagro, que lo curaba todo.
Que va creciendo más y más.
Hoy lo sentí más fuerte que nunca.
Me han hablado las aguas de tus ríos y tus mares,
y por ellas lo sentí.

Me han hablado tus árboles y tus datileras,
y por ellos lo sentí.

Entonces me dijiste idolatrado Sáhara:
¡¡Pronto!!!:
pronto habrá un nuevo amanecer
y aquella luz crecerá y lo aclarará todo
después de tantos siglos de oscuridad
Y para entonces cantaremos los cantos más felices
Cantaremos al amor y a la amistad.
Cantaremos a los amigos y a la hermandad.
Y cantaremos todos juntos:
VIVA EL SAHARA LIBRE...VIVA LA LIBERTAD.

Alla libertà

Arriva un altro giorno
e non so più cosa fare
si avvolge nel tuo ricordo adorato Sahara
Il mio dolore con i postumi dei colpi del passato
e mi tornano in mente
i
più terribili anni della guerra.
Quelli in cui mi strapparono dalle tue braccia
a forza di fosforo e napalm e
grazie al tuo amore riusciì a sopravvivere
quando tutto era contro di me
e la  sorte era già segnata
Se non era il freddo, era il caldo
Se non era la fame era la sete
Se non era la febbre era il colera
Se
non erano le mine e rano le bombe radioattive
Se non erano le torture
erano gli scomparsi
se non era male era peggio.
Infine: lo sterminio
e tutto per colpa di un malaledetto sogno espansionista
del più malvaggio re
e del suo ingannevole modo di vedere il mondo
intorno a sè.
E il tuo amore,
solo
il tuo amore era il rimedio
Il miracolo, che curava tutto
Che cresce sempre di più.
Oggi lo sentiì più forte che mai
Mi hanno parlato le acque dei tuoi fiumi e dei tuoi mari,
grazie a loro lo sentiì.
Mi hanno parlato i tuoi alberi e le tue palme
e grazie a loro lo sentiì.
Allora mi dicesti adorato Sahara:
Presto!!:
presto ci sarà una nuova alba
e quella luce crescerà o schiarirà tutto
dopo tanti secoli di oscurità
E solo allora canteremo i canti più felici
Canteremo l’amore e l’amicizia
Canteremo gli amici e la fratellanza.
E canteremo tutti insieme:
VIVA IL SAHARA LIBERO…VIVA LA LIBERTA


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