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Conclusioni.

 

 

Nonostante le difficoltà incontrate nel reperire il materiale, ho portato comunque a termine il lavoro, riuscendo ad approfondire la mia conoscenza sul popolo  Saharawi.

Una delle cose che mi ha colpito positivamente è la straordinaria rete di solidarietà che è cresciuta nel corso degli anni e che oggi collega istituzioni, enti, ONG e associazioni di volontariato allo scopo di estendere l’azione in favore di quel popolo e per sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica.

Tutto questo li sostiene nella lotta per la sopravvivenza nel deserto algerino senza mai farli cadere nella spirale della disperazione e della rassegnazione, incoraggiandoli ad affermare il loro diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza.

Questa vasta rete di informazione e di cooperazione ha permesso alla storia saharawi di arrivare fino a noi e di presentare il suo popolo come testimone e, allo stesso tempo, artefice di quei cambiamenti che hanno caratterizzato il suo passato e identificano il suo presente.

Tracciando la storia della popolazione ho cercato di sottolineare come questa ha visto cambiare la sua struttura sociale tradizionale, il suo modo di vivere e in parte la sua lingua.

I Saharawi sono stati protagonisti di varie trasformazioni sociali, culturali e politiche che hanno determinato la loro identità attuale e il loro sentimento di appartenenza ad un unico popolo e ad unico territorio.

L'identità saharawi si è andata formando in opposizione ad ogni tipo di dipendenza da un potere centrale e, solo con lo svilupparsi del nazionalismo, è stata percepita come l'indipendenza da ogni tipo di potere centrale, non saharawi. La vita nomade legata al deserto era un dato di fatto, comune ad altre popolazioni dell'area come i Tuareg, ma aveva e tuttora mantiene un carattere oppositivo nei confronti dei berberi sedentari del Marocco.

L'identità saharawi non si nutre di differenze religiose e linguistiche, dato che condivide questi due aspetti con gran parte delle popolazioni del Maghreb. Bisogna precisare che l’hassaniya, parlato dai Saharawi, non coincide totalmente con l'arabo, ma ne è comunque una sua derivazione. Semmai è la seconda lingua dei Saharawi, lo spagnolo imposto dai colonizzatori, che li identifica oppositivamente nei confronti degli altri popoli dell'Africa nord occidentale, che hanno vissuto sotto l'amministrazione francese.

La particolare condizione femminile, cioè gli spazi decisionali e le libertà conquistati dalle donne grazie alla rivoluzione sociale del Fronte Polisario, talvolta anche in contrasto con i suoi organi politici, è divenuto elemento identitario dei Saharawi che, se fa discutere all'interno, unisce ed identifica in maniera oppositiva tutto il popolo Saharawi nei confronti del mondo arabo.

Per vedere delinearsi la nuova identità di questo popolo, sempre passibile di nuove mutazioni, si devono poi aggiungere strategie politiche e sociali, un certo uso di alcuni termini linguistici, il processo di nazionalizzazione della memoria, i contatti e gli attraversamenti culturali messi in atto dai continui passaggi di non Saharawi nei campi profughi e dalle prolungate permanenze dei Saharawi all'estero.

Un tale processo di sviluppo ed adozione di una nuova identità è stato possibile solo grazie al coinvolgimento, nella sua elaborazione e messa in atto, di tutta la popolazione.

La nuova identità saharawi è stata “indossata” velocemente, considerando che trenta anni sono nulla di fronte ad una tradizione di secoli; questo nuovo “vestito” è il frutto di un'azione collettiva, seppur diretta dal Fronte Polisario, pur con le sue contraddizioni, non potrà essere accantonata facilmente.

Clifford Geertz, analizzando il processo di formazione del nazionalismo nei paesi ex coloniali ed i cambiamenti sociali che si originano nei nuovi Stati e nelle loro popolazioni, divenute popoli, parla dell’interazione tra l'esigenza di coerenza e di continuità con i valori su cui si basava la struttura sociale e politica tradizionale ed il desiderio di dinamismo e contemporaneità, che fa leva sui valori dominanti intorno ai quali organizzare i nuovi Stati e che permette la ridefinizione di sé in antitesi all'altro, rappresentato dalle potenze coloniali.

L’eredità culturale saharawi è uno dei fondamenti dell’identità nazionale, e proprio per questo è stata vittima di una sistematica distruzione e manipolazione da parte delle potenze coloniali che cercarono di dominare il paese.

Attualmente la cultura riveste una grande importanza all’interno della RASD, come dimostra l’esistenza di un ministero della cultura, che si impegna per sviluppare e promuovere una parte importante della vita saharawi, con la diffusione a tutti i livelli, nazionale e internazionale, delle varie espressioni artistiche.

Del patrimonio culturale dei Saharawi fa parte una vasta letteratura poetica che fino ad oggi è stata tramandata oralmente da una generazione all'altra.

La storia, la tradizione, i valori e le istituzioni di questo popolo emergono evidenti dalla sua poesia tradizionale e dalla sua poesia del presente, ancora viva, spesso contestataria, che canta lo svolgersi degli avvenimenti quotidiani e i drammi legati alla nuova realtà sociale e politica e alla loro condizione di rifugiati.

La poesia saharawi coinvolge  tutta l'esistenza dell'uomo, al di là della guerra o dell'amore; coinvolge ideali e sentimenti; lascia intravedere la vita negli accampamenti, dove vivono uomini, donne e bambini; mostra le reazioni del singolo alle sollecitazioni quotidiane e a quelle straordinarie, il suo rapporto con le cose del mondo e con Dio; reazioni e rapporto che sono andati via via trasformandosi fino ai nostri giorni.

Gran parte dei dati socio-culturali e antropologici della società saharawi sono compresi nella sua letteratura poetica.

È attraverso i fatti recitati la sera fuori della tenda che il bambino impara ad essere adulto; impara cosa bisogna fare per diventare un uomo, come ci si comporta di fronte a un pericolo, in battaglia, con una donna; cosa sono l'onore, la vergogna, l'amore, il prestigio; cosa significa possedere un grande cammello, essere un capo, avere dei servi.

La poesia saharawi è piuttosto l'autentica identificazione che una cultura fa di se stessa, ne sono nati valori, costumi, leggi, sentimenti grazie all'espressione artistica del poeta.

In una società senza libri la poesia, recitata o cantata, diventa una forma di comunicazione assai più significativa che non la parola. Chi compone una poesia sa che questa verrà recitata da uomini e donne, mormorata da chi segue le mandrie al pascolo, da chi lascia passare le ore calde del giorno sdraiato all'ombra di un'acacia o da chi percorre giornate di distanza al passo ritmato del cammello. Il potenziale comunicativo di una poesia, in una società che, non possedendo una tradizione scritta, è portata ad imparare a memoria tutto ciò che vale la pena di essere ricordato, è proporzionale alla sua bellezza. Non si impara a memoria una lettera e neanche una legge, ma un proverbio sì, e anche una poesia la quale può includere, codificandoli, la procedura matrimoniale, l'ammontare dovuto per la dote, o il trattamento riservato ai nemici.

Dalla lettura delle poesie, dunque, emergono gli aspetti più significativi della cultura saharawi, di un popolo che, pur vivendo in una delle regioni più  difficili della terra, manifesta una dolcezza di sentimenti e una concezione pastorale del mondo che si accompagnano a una innata allegria. La donna in questa società non è un essere mitico e irraggiungibile, ma una dolce presenza e una persona intelligente che rende piacevole la vita di ogni giorno, che ha la sua individualità e che porta un contributo insostituibile allo svolgersi dell'esistenza.

La poesia è l'espressione di una filosofia, di una morale, di una quotidianità necessariamente legate al tempo, all'economia e all'ambiente.

La poesia saharawi è una cosa viva, i poeti continuano a comporre versi per celebrare un avvenimento o per manifestare con una formula più dolce e armoniosa che non le semplici parole, i propri sentimenti d'amore; compongono versi anche per denunciare la loro realtà sociale e politica e per cantare le mutate regole di comportamento che lentamente stanno penetrando all'interno delle tende.

I poeti attuali hanno cambiando modo di vivere, non stanno nei campi profughi ma in altri paesi, come Spagna o Cuba, uno spostamento che ha permesso loro di  cambiare modo di fare poesia; è un continuo rinnovarsi che lascia cadere via via le composizioni del passato per crearne sempre di nuove e di attuali.

La nuova identità saharawi è dunque il frutto di diverse componenti, una di queste è sicuramente la poesia, lo strumento attraverso il quale avviene il recupero delle tradizioni e di una cultura in continua trasformazione. E’ soprattutto grazie a questa che i Saharawi continuano a raccontare la loro storia, una storia sospesa tra passato e presente.

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