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INTRODUZIONE



Il mio primo contatto con la realtà sahraui avviene nell'estate di tre anni fa, in occasione di un progetto ad alto contenuto umanitario, nella provincia modenese, che mi vede direttamente partecipe e coinvolta emotivamente. Si tratta dell'accoglienza di un gruppo di bambini provenienti dal deserto algerino, che non conoscono altro che sabbia e miseria ma sempre con un sorriso sulle labbra. Chi sono e da dove vengono questi piccolissimi ospiti, che nonostante la giovane età mostrano rispetto, dignità e forte attaccamento alla propria terra? Sono figli di uno dei tanti popoli, che continuano tuttora a combattere con tenacia e coraggio nel nome di diritti universali come l'indipendenza e l'autodeterminazione, malgrado non facciano notizia nella politica internazionale e siano sconosciuti alla maggior parte dell'opinione pubblica.
Rappresentano un piccolo popolo, nomade, arabo e mussulmano che per difendere la propria identità ha sempre combattuto i tentativi di penetrazione nel Sahara Occidentale, prima contro i colonizzatori spagnoli, poi contro quelli mauritani e marocchini.
L'ammirazione internazionale che ha suscitato negli ultimi tempi, si giustifica non solo per la resistenza alle occupazioni militari e alla dura vita di un esilio forzato nel deserto algerino, ma anche per la partecipazione totale alla causa di tutte le sue genti.
La donna diventa al riguardo un perno fondamentale nella guerra e nella lotta di sopravvivenza, mentre contemporaneamente esprime un processo evolutivo, tale da sconvolgere alcuni assetti della cultura tradizionale. Non è quindi esagerato ritenerla il motore della vita politica e civile della propria società, mentre può risultare pregiudiziale identificarla in una posizione di sola inferiorità, data la visione semplicistica e spesso distorta che l'Occidente ha, nei confronti del mondo islamico.
Tuttavia, nessun studio scientifico è stato finora portato a termine, sull'importante ruolo che lei occupa nella famiglia e nella società, ad esclusione di poche testimonianze in chiave propagandistica e alcune storie di vita personale.
Inoltre, nella maggior parte degli studi antropologici condotti sul popolo sahraui, la donna viene considerata come elemento succube nella storia e nelle azioni maschili, non riconoscendole la dovuta specificità di agente di trasformazione sociale, che da oggetto si fa soggetto di cultura e di aggregazione.
Ne consegue non solo un vuoto informativo riguardante la condizione femminile, ma anche una rappresentatività parziale e limitata dei processi evolutivi che caratterizzano la società sahraui nella sua complessità.
Sulla base di queste considerazioni nasce così l'idea di elaborare una Tesi inerente la problematica della donna, nonostante rappresenti un campo d'indagine per lo più inesplorato, comunque interessante per comprendere come un movimento di emancipazione femminile possa coinvolgere anche un piccolo popolo del Terzo Mondo, isolato dalla società moderna e legato alla tradizione.
Lo scopo del presente elaborato diventa quello di analizzare il mutamento che ha investito la donna nella vita pubblica e privata, considerando il passaggio dallo stato nomade a quello sedentarizzato, causato dalle vicende colonialiste insieme al sentimento nazionalista.


A questo proposito, ho ritenuto opportuno suddividere la Tesi in tre parti specifiche, ma tra loro correlate per una maggior chiarezza e completezza conoscitiva:
1) Aspetti generali del contesto vitale;
2) Evoluzione del ruolo femminile nella società sahraui attraverso i secoli;
3) La condizione della donna nei campi profughi algerini dal 1975 ad oggi.


Per la scarsità di testi inerenti la problematica femminile e per il tipo di tematiche affrontate, ho utilizzato un approccio misto; ovvero storico, antropologico e sociologico.


La prima parte dell'elaborato verte su una descrizione generale delle condizioni di vita passate e presenti dei sahraui, attraverso tre capitoli distinti, di cui uno inerente l'ambiente geografico, l'altro incentrato sulle vicende storiche che, dalla società tribale hanno portato all'attuale R.A.S.D. (Repubblica Araba Democratica Sahraui), e l'ultimo sul sistema politico-amministrativo, che esprime il reale spirito comunitario. Ho ritenuto di fatti utile e necessario introdurre un discorso generale che illustrasse i principali fattori condizionanti l'esistenza di questo popolo, (e quindi il ruolo sociale della donna), giacché natura, storia e cultura appaiono intrecciati in una rete di relazioni che genera e muta istituzioni, valori e norme consuetudinarie, essenziali per la definizione dello stile di vita e della libertà personale.


La seconda parte della Tesi entra nell'argomento specifico inerente la problematica femminile, inserita in un percorso temporale, limitato da due principali epoche:
- l'età pre-coloniale che colloco dalla fine del XVIII sec. alla seconda metà del XIX;
- il periodo dell'occupazione spagnola (1884-1975) che vede i principali mutamenti sociali e politici dagli anni '30.


Per illustrare nel modo più chiaro possibile il passaggio storico che ha sconvolto l'intero sistema vitale dei sahraui e che ha modificato il ruolo della donna nella comunità, ho articolato questa parte dell'elaborato in tre capitoli.

Nel primo, evidenzio la capacità femminile di adattarsi in un contesto a lei ostile, che per norme e consuetudini tradizionali, e successivamente per una realtà a lei imposta da forze estranee e dominanti, la vincolano nella sua libera espressione. Appare conseguentemente una volontà e una tenacia nel conservare, seppur in un processo di evoluzione sociale, la propria identità personale, e una posizione attiva nella comunità, che si rinforza con l'avvento del nazionalismo.

Tale discorso introduce quindi il secondo capitolo, che descrive le condizioni della donna nella vita nomade. Illustrando le funzioni che deve assolvere nell'ambito della società e la natura dei rapporti che la pongono in essere con le principali istituzioni, (la tribù, la famiglia e la tradizione), emerge un contesto culturale specifico, che si distingue all'interno di una realtà vasta e complessa, quale è l'Islam, nonostante ne sia parte integrante. In particolare, esprimo una distinzione, tra lo stile di vita femminile nell'ambiente nomade e quello cittadino, sottolineata da una maggiore libertà di azione e di movimento per il primo rispetto al secondo. Grazie alla differente interpretazione della legge coranica e alle diverse esigenze quotidiane, compare, infatti, una certa spontaneità e naturalezza nei costumi e nelle consuetudini, che permettono alla donna una relativa autonomia, rappresentata anche dal suo ruolo di mediatrice di informazioni e di normatività sociale. Tuttavia regole e valori di ispirazione misogina rimangono elementi costitutivi del sistema che, come viene illustrato in questo capitolo, la donna subisce spesso inconsapevolmente. La sensibilizzazione politica e sociale del proprio status giunge solamente con le occupazioni spagnole e marocchine, che rendono il ruolo femminile nella società pressoché nullo.

Il terzo capitolo affronta quindi due principali tematiche: la condizione della donna durante la colonizzazione e le conseguenze che tale repressione genera sull'intero popolo sahraui. Per spiegare la nascita del sentimento nazionalista e la presa di coscienza femminile ho ritenuto necessario descrivere il mutamento sociale e culturale che ha investito le tribù saharaui, evidenziando le principali cause destrutturatrici del sistema preesistente, attraverso l'introduzione del lavoro salariale e della società di consumo, tipica dell'Occidente. Mi riferisco poi alle ripercussioni negative sulla donna nella vita pubblica e privata, causate dal processo di sedentarizzazione forzata, sottolineando il ruolo della politica coloniale a favore di una disoccupazione e di un analfabetismo diffuso soprattutto tra la popolazione femminile. Da questa descrizione, arrivo ad evidenziare la nascita di un sentimento di riscatto da parte degli abitanti autoctoni, che si concretizza in un partito nazionalista (POLISARIO), in cui le sahraui aderiscono in massa. Il contesto rivoluzionario degli anni '70 permette alla donna di riappropriarsi della dignità e della fiducia in se stessa, ma ancora più importante di acquistare una politicizzazione, che le consente una capacità critica, basilare per la presa di coscienza dei suoi diritti. Al riguardo, evidenzio come la rete femminile di mutuo soccorso, (sviluppatasi nel contesto urbano a fronte di nuove esigenze), il senso della responsabilità nel conservare l'identità culturale e sociale del proprio popolo, e la forza interiore che trae origine dal legame filiale, siano state per il cosiddetto "sesso debole", le condizioni principali per combattere lo stato di dipendenza fisica e psichica, causata dai colonialisti. Il nazionalismo rappresenta quindi la base del processo di emancipazione femminile, il cui spirito combattivo viene descritto, negli ultimi paragrafi del capitolo, in riferimento alla costituzione dell'U.N.M.S. (Unione Nazionale delle Donne Sahraui): nata da un ramo politico del POLISARIO per supportare la guerra indipendentista, questa organizzazione diventerà uno strumento essenziale per gestire la vita di un popolo, costretto all'esilio. Il ruolo attivo e di alta responsabilità che la donna si trova a ricoprire nella società, diventa l'occasione per promuovere una lotta di liberazione contro una subordinazione maschile secolare.

La terza parte della Tesi analizza dunque la condizione femminile degli ultimi venticinque anni, un periodo temporale in cui matura un processo evolutivo, tale da modificare parzialmente il modello androcentrico del sistema culturale sahraui. L'argomento che affronto, costituisce l'unica parte empirica del presente elaborato, e data la complessità delle aree d'indagine, ho ritenuto opportuno articolarle in due principali capitoli, ma introdotti da una spiegazione inerente le metodologie e le tecniche d'analisi, utilizzate per la ricerca.

Nel primo capitolo illustro la problematica femminile in rapporto alla vita pubblica, evidenziando come l'attuale posizione occupata dalla donna, nell'ambito politico, professionale e istituzionale sia vincolato ancora a norme e a consuetudini tradizionali, nonostante i progressi compiuti. A tal proposito descrivo le cause fondamentali del processo di emancipazione, in fattori quali l'istruzione, i contatti internazionali ed il lavoro extra-domestico, risaltando il ruolo dell'U.N.M.S. per la promozione femminile nella società. Data l'importanza che tale organizzazione assume nell'intera collettività ho ritenuto necessario, descrivere la sua struttura interna e le relazioni che pone in essere, presentando in questo modo i suoi punti di forza e di debolezza che si riflettono sulla presa di coscienza della donna. In particolare mi soffermo su quegli ostacoli derivanti dal livello di preparazione scolastica, dal tipo di occupazioni femminili ai campi profughi e alla difficoltà di conciliare casa, studio e lavoro, proponendo al riguardo, alcune soluzioni per mantenere e consolidare il ruolo attivo della donna nella società. Il reale condizionamento del sistema tradizionale sullo stile di vita femminile emerge più chiaramente nell'ultimo capitolo, in cui affronto tematiche delicate della vita privata. L'indagine di aree come la famiglia, la maternità, la sessualità, il matrimonio ed il divorzio spiega la difficile rielaborazione di nuovi codici culturali, e un diritto di famiglia secolare, pressoché invariato. Le affermazioni date dalle sahraui intervistate esprimono, in particolare l'attuale esistenza di tabù, pregiudizi e credenze che si ripercuotono nella vita pubblica femminile, a causa della contrapposizione di norme consuetudinarie e di idee progressiste, maturate in un contesto eccezionale, come può essere un esilio di 25 anni.