Indice

Parte prima

CAPITOLO 2



2.1 Dalla preistoria alle prime invasioni arabe
2.2 Gli Arabi Maquil e l'origine della società sahraui
2.3 Dalle prime invasioni europee all'occupazione spagnola
2.4 Nascita della coscienza nazionale sahraui

ORIGINE DEI SAHRAUI

L'aggettivo "sahraui" deriva da Sahara. Il nome "Sahara", sinonimo del deserto è piuttosto recente; il territorio era conosciuto dalle tribù locali col termine "Trab Ahel es-Sahel" (Il Paese delle genti della Costa). Successivamente, gli stessi Sahraui danno il nome "Sahara" alla loro regione a causa delle grandi distese di sabbia e per l'ovvio motivo che costituisce una parte del Grande Sahara. Con l'arrivo del colonialismo e la delimitazione delle frontiere, questo territorio viene conosciuto col termine di "Sahara Occidentale", che nel senso propriamente storico-culturale corrisponde alla Repubblica Sahraui attuale. (6)


2.1 Dalla Preistoria alle prime invasioni arabe
Nell'epoca preistorica, il Sahara Occidentale era molto più popoloso dei giorni attuali, e i graffiti rupestri ritrovati presso il massiccio dello Zemmour, ad esempio, sono una testimonianza della vita in questa regione. Rappresentano tante speci di animali, caratteristici della zona (come antilopi, leoni e rinoceronti), importanti per la sopravvivenza dell'uomo. Con la desertificazione del Sahara, originata dai grandi movimenti tellurici nell'Era Terziaria, le popolazioni locali subiscono un forte calo demografico e un mutamento nelle loro attività di sussistenza: non si hanno più cacciatori e pescatori, ma allevatori.
Nascono così all'interno di una stessa società due modi di produzione distinti e di conseguenza due stili di vita diversi: il nomadismo pastorale e l'agricoltura sedentaria.
Nel I sec.d.C. il cammello appare nel Sahara Occidentale, sostituendo di conseguenza il cavallo come animale da trasporto e da sella. Nonostante sia diffusa la credenza secondo la quale il beduino e il cammello non possono vivere l'uno senza l'altro, sono gli stessi graffiti sulle rocce a testimoniare l'importanza del cavallo nelle epoche passate.
Verso il II e III sec.d.C. grandi correnti migratorie modificano la configurazione delle popolazioni locali. Alcune tribù berbere (7) (sanhajas e zénetès), provenienti dal Sahara libico e dall'Africa del Nord, invadono il Sahara Occidentale. Grazie al senso d'avventura che li contraddistingue e alla loro disponibilità di cammelli, riescono a sviluppare un commercio di carovane considerevole. Questi Berberi, viaggiando fino al Senegal e al Sudan, scoprono zone in cui si ha la presenza di acqua, costruiscono pozzi e introducono diverse colture (tra cui la palma da dattero) che comportano la sedentarizzazione di comunità nelle oasi.
Alla fine del VII secolo e all'inizio dell'VIII secolo, le prime invasioni arabe toccano il Sahara e danno origine ad una nuova epoca non solo in questo territorio ma anche nelle regioni mediterranee. La penetrazione araba trasforma profondamente le società sottomesse, attraverso un processo che vede in simbiosi religione e cultura in una nuova organizzazione sociale. Le stesse attività economiche subiscono un cambiamento sostanziale: i Berberi, convertiti all'Islam, devono dividersi con gli ultimi arrivati il controllo della produzione economica e i traffici commerciali col Sudan.
Dal IV sec. al XIV sec., l'oro e gli schiavi neri (8) dei regni sudanesi (barattati con cavalli, stoffe, libri, e salgemma delle miniere del Sahara) sono trasportati dai carovanieri fino al nord del Maghreb, centro di importanti scambi commerciali di tutto il Mediterraneo. La sfera economica appare in questo contesto dominante per la diffusione di nuove culture e religioni. L'islamizzazione e l'arabizzazione culturale penetrano in poco tempo nelle identità dei popoli sottomessi e nelle stesse aristocrazie delle etnie nere d'Africa, grazie alla necessità di controllare la produzione dell'oro sudanese da parte del mondo arabo ed europeo, che evitano in questo modo un possibile crollo per le rispettive economie. (9)
Col susseguirsi delle epoche e degli imperi, le piste delle carovane vengono spostate verso luoghi più sicuri, dall'est all'ovest, per evitare razzie a causa di predoni del deserto come i sanhajas. (10) Temuti, questi ultimi diventano guide consacrate, necessarie per arrivare alle mete prefissate e per il controllo delle miniere di sale di Idjill e di Teghaza.
All'inizio dell'XI sec., un notabile della regione, Yahya Ibd Ibrahim El Godali, ritorna da un pellegrinaggio alla Mecca con Abdallah Ibn Yasni, un saggio incaricato di istruire i nomadi animisti del Sahara Occidentale.
Rapidamente da insegnante religioso diviene pensatore politico. (11)
Insegna il malekismo ad alcuni fedeli, una corrente islamica particolarmente rigida e ortodossa sull'interpretazione del Corano. La sua reputazione aumenta come il proprio desiderio di convertire gli eretici e gli infedeli. Nel 1054, tutta la regione del fiume Senegal è sottomessa alla nuova religione, e i sanhajas, profondamente islamizzati, si considerano veri antichi musulmani. Ma le influenze culturali e sociali di altre popolazioni immigrate in questi territori proseguono, generando scontri con le tribù locali e successioni di imperi.


2.2 Gli Arabi Maquil e l'origine della società Sahraui
Alla fine del XIII sec., s'installano nel Sahara Occidentale gli arabi Maquil, provenienti dallo Yemen, passati dall'Egitto in Tunisia nel XI sec. Abili nell'arte della guerra, si scontrano con i sanhajas, dediti più all'agricoltura e alla religione, comportando un processo di fusione e aggregazione che origina le tribù di cui i Sahraui d'oggi ne conservano la memoria.
Dalla fine del XIII sec. e per 200 anni circa, si assiste quindi ad un'integrazione e assimilazione di valori tra le tribù locali e gli ultimi arrivati, che culminano con il riconoscimento reciproco degli elementi portanti il nuovo assetto politico-sociale, mantenuti fino all'invasione marocchina del 1975: la religione, la lingua e la struttura della comunità. Emerge in questo modo l'identità culturale definita di un popolo, già prima delle rivendicazioni territoriali di altri Paesi, che hanno tentato di mettere in discussione e di negare l'origine antica dei Sahraui. (12)
Nonostante le differenze sociali presenti tra le tribù sahraui, una certa coesione organica rimane grazie agli elementi di unità sopraddetti:
- L'Islam è la religione nella quale ognuno si riconosce e il rito malekita è diffuso anche nelle scuole. Le stesse tribù di origine berbera riconoscono tra di loro discendenti prossimi al profeta Maometto, ed alcune rivendicano un'origine araba oltre a quella della stessa tribù del Profeta. (13)
- La lingua che ha gradualmente unificato tutti gli abitanti della regione è l'hassania. Introdotto dagli Arabi Maquil, quest'idioma molto vicino all'arabo classico, ha subito poche trasformazioni nel corso dei secoli a causa della vita nomade che tende a conservare le tradizioni culturali. L'hassania, molto diverso dall'arabo dialettale parlato nell'Africa del Nord, è utilizzato presso alcune popolazioni nella Mauritania settentrionale che mantengono ancora oggi legami con i Sahraui. E' diventata rapidamente la lingua madre degli abitanti del Sahara Occidentale e presenta tuttora qualche espressione berbera. Può considerarsi l'asse centrale della cultura sahraui per l'uso strumentale che la letteratura popolare orale e quella scritta ne hanno fatto per tramandare le antiche tradizioni, anche attraverso la prosa poetica e religiosa.
- Estremamente complessa è la struttura sociale, che non subisce cambiamenti sostanziali nei secoli se non durante l'invasione marocchina del 1975, col conseguente esodo verso il deserto.
Per semplificare, si può rappresentarla in tre classi, che riuniscono le 40 tribù, tradizionalmente nomadi in questa regione: i Guerrieri, i Letterati e i Tributari.
Nonostante compaia una gerarchia sociale, alla cui sommità si ha un'aristocrazia bicefala (Guerrieri e Letterati), è possibile una certa mobilità tra i gruppi, al contrario della Mauritania che oltre a questo tipo di chiusura presenta la casta (14) degli Stregoni, assente nel Sahara Occidentale. Tuttavia, i Guerrieri mantengono un'aurea di superiorità che tuttora permane tra gli uomini nei campi profughi: molti preferiscono recarsi al fronte che esercitare una professione socialmente utile.
La struttura sociale appare di conseguenza non esageratamente rigida, e le stesse caste presentano ambiguità e ambivalenze piuttosto frequenti, dovute al fatto che non si riconosce la superiorità di razza e i rapporti tra gli individui si basano su una reciprocità d'azione essenziale per la sopravvivenza in un ambiente naturale ostile.
Ogni tribù appartiene nel suo complesso ad una casta definita. In cima si ha l'aristocrazia formata dai Guerrieri (come Reguibat, Tekna e Ouled Delim) e dai Letterati (Zwaya e Tolba), da cui dipendono con gradi diversi le altre caste: i Tributari (Aznaga, Lahma) che pagano con bestiame e prestazioni di lavoro un canone collettivo o individuale per essere protetti da raids e da scorrerie armate, e godendo in diversi casi di una posizione di quasi-indipendenza e di autonomia; gli artigiani (Maallmìn) sottoposti alle medesime tassazioni; gli Affrancati (Hratin) la cui libertà dipende dal tempo di schiavitù e da fattori come qualità personali, situazione economica del padrone ecc.; gli schiavi, infine, la cui sorte varia a seconda di chi li possiede. Un caso a parte è quello degli Iggawen, musicisti, cantori e poeti girovaghi, il cui ruolo è essenziale per la vita della comunità, essendo portatori di notizie e del gran patrimonio culturale delle tribù di tutta la regione.
La realtà vivente risulta comunque più complessa rispetto a questo schema semplificato, in considerazione del fatto che esistono tanti altri status intermedi. Così "il portatore delle armi" che si dice guerriero, paga il tributo. Si tratta di un antico combattente sconfitto, che deve corrispondere ai suoi vincitori un canone; a volte sono gli stessi tributari a portare le armi, ancora sottoposti alla condizione di vassallaggio.
L'esempio più eclatante è dato dai Reguibat, di origine berbera-sanhajas e gruppo più numeroso nella regione del Rio de Oro. Questi guerrieri si considerano essenzialmente non dei "portatori di armi" ma dei "Chorfa" (15) , ovvero discendenti del loro santo antenato Cheikh Sid Ahmed Er Rguibi, e per questo rassegnati alla lotta ma solo contro predoni esterni.
I passaggi da una categoria all'altra sono ancora più frequenti nella stessa aristocrazia: alcuni guerrieri rinunciano per pietà alla guerra e diventano Letterati; alcuni Letterati acquistano tendenze belliche e preferiscono imporre la loro influenza con le armi e non col sapere, la preghiera e la diplomazia.
Questa mobilità sociale può apparire come un demerito: il guerriero che diventa letterato è etichettato come un debole, mentre il letterato che diventa guerriero è accusato sarcasticamente, di cupidigia. E' per tale ragione che le tribù tendono ad essere polivalenti, come i Tekna che oltre alla guerra non rifiutano il commercio e la preghiera, o i guerrieri Ahl Cheikh Malainine, letterati per eccellenza e che in poco tempo sono divenuti capi di guerra ma mantenendo prerogative religiose e culturali.
E' in ogni modo riduttivo affermare che una tribù è guerriera, letterata, tributaria o che è a volte guerriera-zwaya, tributaria-guerriera o un po' tutte e tre: all'interno di una stessa tribù si possono ritrovare divisioni più numerose . (16)
Questa società, unita dal punto di vista ideologica e religiosa dall'Islam e differenziata al suo interno da tradizioni pre-islamiche e da una stratificazione complessa, ha adottato elementi istituzionali per affrontare crisi sociali ed economiche, frequenti nella realtà nomade.
Uno di questi è rappresentato dall'Ait' Arba'in, (Consiglio dei Quaranta), un organo costituito dai capi delle 40 tribù, con potere decisionale e con funzioni di coordinamento. E' indetta per aggressioni tra le tribù e per conflitti esterni: nel primo caso si ricorre a questa struttura sovratribale per nominare un giudice che metta in accordo le parti in opposizione, ad esempio, per la disputa di un territorio più fertile; nel secondo caso per la costituzione di un esercito unico, importante per la difesa dell'intera confederazione tribale da tentativi di dominio, come quelli della dinastia alauita del Marocco, o delle potenze coloniali.
Un'altra istituzione rilevante per la coesione della comunità e per la sua stessa amministrazione è la Djema, un'assemblea di notabili di una tribù con potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Applica l'orf, codice orale di norme comportamentali, mentre espelle dalla comunità o frazione chi non ubbidisce. E' in ogni modo un organo relativamente democratico: solo gli uomini più anziani ne fanno parte, mentre le donne, i giovani, i membri delle caste inferiori e gli schiavi ne sono esclusi.(17)
L'Ait' Arba'in e la Djema diventano strumenti di equilibrio sociale, essenziali per la sopravvivenza di queste comunità, nel corso dei secoli.


2.3 Dalle prime invasioni europee all'occupazione spagnola
Il periodo storico che vede i primi arrivi europei nel Sahara Occidentale, si può distinguere in due fasi diverse: dal XV° al XVI° sec., e il XIX° sec. (18).
La prima tappa in esame corrisponde alla presenza di una delle più importanti potenze marittime dell'epoca, il Portogallo, interessato alla ricerca di punti di contatto, essenziali per la penetrazione nel continente africano. Le tribù locali si oppongono con gran fermezza ai tentativi d'invasione, e la loro stessa resistenza è testimoniata dalle tombe dei soldati portoghesi, caduti in battaglia, in una zona della regione, al confine con la Mauritania. Nonostante l'insofferenza delle popolazioni autoctone alle nuove incursioni, le mire espansionistiche europee non si esauriscono col Portogallo, ma continuano con l'Inghilterra, l'Olanda, la Francia e infine la Spagna, che avvia un commercio degli schiavi, dell'oro, di preziose tinture (estratte da piante), e di gusci di conchiglie, sulla costa del Sahara Occidentale alla fine del XV°sec..
Nel 1497, la Spagna proibisce la tratta degli schiavi presso Santa Cruz (Isole Canarie), in modo da contrattare pacificamente con le tribù locali condizioni economiche favorevoli, essenziali per richiamare nella città numerosi mercanti e per stabilire il monopolio spagnolo di alcune risorse, come il traffico dell'oro sub-sahariano e il commercio in conchiglie (usate come moneta di scambio). Questo tipo di politica potenzia l'economia spagnola e la sua accumulazione di ricchezza, e contemporaneamente tenta di soggiogare le popolazioni autoctone.
Ma la volontà di conquistare anche le zone interne della regione, pone la Spagna difronte ad una doppia resistenza: il Portogallo con le sue stesse mire espansionistiche, e gli abitanti locali, diventati sospettosi per i tentativi di penetrazione spagnoli.
Nel XVI sec. iniziano le prime lotte tra le potenze coloniali e le tribù sahraui, e la rivolta contro i nuovi arrivati assume una veste religiosa che vede in contrapposizione i mussulmani e i cristiani: è la jihad.
La Spagna, davanti alla forte determinazione del nemico, perde in questo modo il controllo sulla costa, ma la sua influenza continua nelle Canarie, attraverso una presenza militare, e vere e proprie cooperative governative e private che gestiscono il mercato degli schiavi e quello del pesce.
Dalla seconda metà del XVIII°sec. fino al XIX°, riprendono le mire espansionistiche spagnole nel Sahara Occidentale, ma questa volta in antagonismo col sultanato marocchino: inizia così la seconda fase storica che vede l'ennesimo tentativo di penetrazione europea.
Maurice Barbier descrive dettagliatamente le prime mosse del colonizzatore occidentale, dopo secoli di deboli tentativi: (19)

"Furono interessi economici (pesca e commercio) che portarono inizialmente gli spagnoli a insediarsi sulla Costa del Rio de Oro. Di fatti, nel settembre del 1881, una società di pesca spagnola delle Canarie, la compagnia di pesca canario-africana, fondata nel 1876 e avendo il privilegio sulla costa africana, costruì un pontile nella baia del Rio de Oro, che divenne più tardi Villa Cisneros, e ottenne dai capi locali la cessione della penisola vicina."

E' l'età dell'imperialismo (1870-1914), che vede in una concorrenza politica ed economica le principali potenze del "vecchio" continente sul mondo intero, con conseguenze drammatiche per le popolazioni assoggettate, le cui tradizioni sono completamente stravolte dalla nuova cultura dominatrice. La Conferenza di Berlino del 1884 è per l'appunto un'espressione istituzionale di questa volontà di supremazia europea, che nel caso del Sahara Occidentale riconosce alla Spagna il diritto lecito di trasformarla in protettorato.
Inizialmente la sua presenza si ritrova sulle coste, da Capo Blanc al Capo Bajador, poi da Capo Juby al Capo Blanc. Per rafforzare il proprio dominio apre due o tre imprese commerciali, ma per le popolazioni locali non si tratta ancora di un'occupazione effettiva, tanto da ignorarne i confini artificiali. E' agli inizi del XX sec., che le tribù sahraui sono costrette a prenderne coscienza a causa dei controlli attuati dalla polizia coloniale dei possedimenti francesi limitrofi: Marocco, Algeria e Africa Occidentale.
La stessa Francia ha mire nel protettorato spagnolo, poiché rappresenta una zona di passaggio che collega Marocco e Mauritania, e l'Africa nera; diventa quindi indispensabile delimitare in modo preciso i confini territoriali tra le due potenze europee per evitare possibili contenziosi locali.
Con le Convenzioni di Parigi del 1900 e del 1904 e con quella di Madrid del 1912 si ristabilisce un equilibrio politico e diplomatico tra le due colonie, insieme ad un controllo più rigido delle popolazioni autoctone, in costante ribellione.
In assenza delle autorità spagnole preposte alla sorveglianza dei confini, intervengono così i corpi di spedizione francese, che s'incaricano di respingere gli sconfinamenti delle tribù guerriere, attraverso i mehari, unità mobili su dromedari.
Nonostante queste spedizioni punitive, le popolazioni locali si rinforzano grazie alle razzie di armi, munizioni e materiali ai danni dei fortini francesi, operate soprattutto dagli irriducibili Reguibat, che in modo strategico tengono impegnati i mehari, con incursioni imprevedibili.
Nel 1913, le tribù sahraui subiscono un duro colpo da una rappresaglia francese: la città di Smara viene semi- distrutta, e con essa la moschea di Ma el-Ainin (fondatore della città) e numerose biblioteche dal patrimonio storico e culturale inestimabile.
Si tratta di un grave atto di vandalismo, che testimonia l'incomprensione e il non rispetto di una cultura diversa, da parte di una classe dirigente europea, che nel nome del nazionalismo è disposta ad annientare tutto ciò che significa identità di un popolo soggiogato.
Quest'azione politica e militare dei francesi si contrappone a quella spagnola, meno combattiva e meno invadente nel processo di sviluppo sociale e culturale di centri religiosi come Smara. Fondata nel 1898 da un grande capo religioso della regione, Ma el-Ainin, nel territorio di Zemmour a 160 km dalla capitale di El- Ayoun, ha l'ambizione di diventare un'importante tappa per le carovane, un incrocio di vie commerciali tra Marocco e Mauritania e soprattutto una sede di studi religiosi e scientifici in lingua araba. La reputazione di questa città assume ben presto la fama di un luogo santo e di un centro fondamentale per la diffusione degli insegnamenti coranici, tanto da oscurare quella della mahadra (20) di Tindouf e di Tombouctou. E' l'unico esempio di mahadra urbana nel Sahara Occidentale, avendo tutte le altre scuole, la caratteristica del nomadismo.
Nonostante le successive perdite subite per mano francese e l'attuale occupazione marocchina, Smara continua a mantenere per i sahraui un'aurea di spiritualità e di misticismo.
Il grave colpo inferto alle tribù locali non le scoraggia nella loro opposizione al regime colonialista, anzi l'ostilità che mostrano le porta a movimenti di resistenza efficaci e a coesioni interne verso il comune nemico.
Dal 1934 gli Spagnoli si impegnano nei confronti dei Francesi a occupare concretamente il Sahara Occidentale, e la costituzione di società commerciali insieme a postazioni militari è la prova di una dominazione europea che si è fatta più dura e intransigente.
L'insediamento dell'amministrazione spagnola porta nelle tribù il senso dei confini e dell'appartenenza ad un determinato territorio, attraverso l'introduzione di documenti e atti obbligatori come lo stato civile, la carta d'identità e un visto per la transumanza verso le regioni limitrofe.
E' l'inizio di un processo politico e culturale che vede in simbiosi disgregazione tribale e sedentarizzazione, grazie anche alle sedi delle guarnigioni spagnole diventate veri e propri centri urbani, importanti per lo scambio di beni di prima necessità e per la presenza di scuole, ambite dagli stessi notabili sahriani. Si assiste quindi ad un certo sviluppo urbanistico sulle coste, ma i pochi centri moderni realizzati rimangono oasi europee, sperdute in una regione in cui l'elemento umano e naturale d'origine non si conciliano con questa realtà così diversa e imposta con la forza.
Ad aggravare la situazione d'oppressione per le tribù locali è la scoperta dei giacimenti di fosfati presso Bou Craa verso la fine degli anni '50, che attrae ingenti capitali da Spagna e Stati Uniti, intensificando in questo modo la colonizzazione nel Sahara Occidentale, mentre nel Maghreb e in gran parte dell'Africa si assiste al processo contrario.
Nel 1958, la regione denominata Rio de Oro diventa la 51° provincia spagnola, grazie ad un provvedimento delle Cortes della Spagna, che le permette di rispondere negativamente all'ONU sulle questioni riguardanti funzioni amministrative esterne al proprio territorio.
Se gli abitanti godono legalmente degli stessi diritti dei cittadini metropolitani, nella realtà la struttura del potere è tipicamente coloniale, con un governatore militare ad El-Ayoun ed un esercito pronto ad intervenire in caso di protesta.
Nel 1967, per propagandare "l'integrazione" con le popolazioni locali, la Spagna istituisce la Djema, un'assemblea di notabili sulla falsa riga dell'antico Consiglio dei Quaranta, con l'inserimento di alcuni membri proposti dalle autorità spagnole e dalle funzioni puramente consultive.
L'esplorazione dei giacimenti di fosfato, il nuovo assetto politico-economico e le numerose scuole impostate sul modello occidentale rappresentano così per la Spagna, una garanzia al consolidamento del proprio potere nella colonia.


2.4 Nascita della coscienza nazionale sahraui
La colonizzazione spagnola ha modificato profondamente la società sahraui: le lotte tribali sono cessate; le attività economiche si sono moltiplicate e diversificate per lo sfruttamento di importanti risorse come la pesca e i giacimenti di materie prime; si è introdotto l'uso della moneta; la sedentarizzazione si è diffusa velocemente a scapito del nomadismo ed infine i mezzi a "quattro ruote" hanno sostituito cammelli e dromedari.
Ma i Sahraui non hanno mai accettato collettivamente il potere imposto, anzi numerose rimangono le manifestazioni di Resistenza contro l'occupante, come la prima avvenuta a Zemla, un quartiere di El-Ayoun, nel 1970. (21)
Questa dimostrazione, poi terminata in un bagno di sangue, contribuisce alla presa di coscienza da parte di numerosi sahraui alla conclusione che solo un'organizzazione armata può porre fine alla colonizzazione spagnola, rispetto ai movimenti pacifisti.
Il 10 maggio 1973 un piccolo gruppo di nazionalisti sahraui costituisce, in sede di congresso, il POLISARIO, Fronte Popolare di Liberazione del Saguia el Hamra e Rio de Oro.
E' l'espressione di una volontà collettiva di liberazione da un'oppressione secolare, e che fa uso delle armi come strumento di battaglia: il 20 maggio dello stesso anno, si ha il primo attacco armato ad una postazione spagnola.
Il 12 ottobre del 1975, in un'assemblea storica, la Conferenza d'Ain Bentili, alla quale partecipano tutte le forze politiche e i rappresentanti tradizionali del popolo Sahraui, si proclama l'unità nazionale. Da questa data, i Sahraui non sono più membri di tribù distinte, ma un unico popolo che combatte per la propria indipendenza.
Il disimpegno politico della Spagna, verso il Sahara Occidentale, è sollecitato quindi dalla lotta armata del Polisario, ma anche dalla crisi del regime franchista, dal crollo della politica autoritaria portoghese e dal processo di decolonizzazione internazionale.
Se l'intenzione spagnola, sotto le diverse pressioni, diventa quella di indire un referendum per l'autodeterminazione dei Sahraui entro il primo semestre del 1975, con la super visione dell'O.N.U. (22) , (vuole in ogni caso mantenere indirettamente il potere), il Marocco e la Mauritania, ritornate indipendenti dalla Francia, si accordano segretamente per evitare di perdere l'eventuale spartizione di questo territorio. Attraverso abili azioni diplomatiche, riescono nel tentativo di sottoporre alla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aia (23) , la questione riguardante la posizione giuridica del Sahara Occidentale nell'epoca pre-coloniale; ossia stabilire se è stata "terra di nessuno", o se sono esistiti rapporti istituzionali coi Paesi confinanti, tali da giustificare prerogative di sovranità territoriale.
Nonostante il rapporto della Commissione dell'O.N.U. e della sentenza della Corte dell'Aia , favorevoli entrambi all'applicazione del diritto di autodeterminazione per il popolo Sahraui, le parti in causa interpretano, ognuna a modo suo, i pareri espressi in sede internazionale.
Il re del Marocco, Hassan II, comprendendo il reale significato della consultazione, gioca ancora una volta d'astuzia: il 17 ottobre 1975 annuncia una marcia popolare pacifica di migliaia di persone dal suo regno al Sahara Occidentale, contro la presa di posizione spagnola.
Questa iniziativa, detta Marcia Verde (il colore dell'Islam e delle bandierine usate per l'occasione), porta un'ondata di nazionalismo e di entusiasmo in tutto il Marocco, anche tra gli stessi oppositori al regime, mentre a livello internazionale si registrano pareri contrastanti.
La stessa Spagna mostra divisioni interne, ma alla fine prevalgono i grandi interessi economici legati ai giacimenti di fosfato, sul diritto di autodeterminazione giustamente rivendicato.
Il 14 novembre 1975, Spagna, Marocco e Mauritania firmano a Madrid un accordo a tre, in base al quale il Sahara Occidentale è ceduto in due parti: quella settentrionale, più ricca di materie prime, al Marocco e quella meridionale alla Mauritania.
Il ritiro delle truppe spagnole coincide con l'arrivo dell'armata marocchina, che non risparmia distruzioni e incendi, come i massacri di centinaia di civili, molti dei quali periti sotto i bombardamenti al napalm e al fosforo bianco.
Data la sproporzione militare tra Marocco e Polisario, (il primo rifornito di sofisticato materiale bellico dai francesi; il secondo armato con qualche mitragliatore, bazooka e mortaio), gran parte della popolazione fugge verso l'Algeria, uno dei Paesi sostenitori al diritto di autodeterminazione dei Sahraui.
L'esodo avviene in condizioni drammatiche: molte persone, scampate ai bombardamenti, muoiono poi di stenti per la carenza di viveri e medicinali, (tra le vittime tanti bambini), mentre chi non riesce a scappare assiste a vere e proprie esecuzioni pubbliche.
Nel maggio del 1976, termina la fuga dei profughi dal Sahara Occidentale, e l'accoglienza è rappresentata da alcune tendopoli, nelle vicinanze di Tindouf, costruite con mezzi di fortuna.
Arrivano persone che hanno perso tutto, la famiglia, la casa, la loro terra, ma non la fierezza e la consapevolezza di essere un popolo, di possedere ancora una propria identità e perciò la volontà di ricostruire una società democratica ed egualitaria, necessaria per combattere la dura repressione marocchina.
L'espressione di tutto questo è la R.A.S.D., la Repubblica Democratica Araba Sahraui, proclamata il 27 febbraio 1976 a Bir Lahlou, in territorio liberato. I suoi principi s'ispirano a quelli dell'O.N.U. (autodeterminazione dei popoli) e dell'O.U.A. (24) (diritto dei popoli colonizzati ad essere uno stato libero nei confini fissati dalle potenze europee); 43 Paesi dell'ONU la riconoscono in quanto tale, e dal 1984 è diventata il 51° membro dell'O.U.A.
La legittimità giuridica dello Stato Sahraui è più volte ripresa a livello internazionale: nella Conferenza di Parigi il 23-24 novembre 1985 ("Paix pour le peuple sahraui: un enjeu européen") con esponenti del mondo della politica e della cultura; nel 1986 nel Parlamento europeo, per la prima volta. Dal 1988, data in cui Marocco e Polisario accettano la proposta del Consiglio di Sicurezza dell'O.N.U., in collaborazione con l'O.U.A., di organizzare il referendum per l'autodeterminazione, si susseguono diversi tentativi per realizzarlo. (25)
Nonostante l'approvazione dell'O.N.U. nel 1990 di adottare il piano di pace per il Sahara Occidentale, non si ottengono risultati positivi, a causa della resistenza e del boicottaggio marocchino, ma anche per il comportamento piuttosto ambiguo tenuto dalle Nazioni Unite.
Nel settembre del 1991, Hassan II sembra accettare il referendum per le forti pressioni internazionali, tanto da sospendere la lotta armata col Polisario. Ma nella realtà continua nella sua opposizione, ostacolando il processo di identificazione e iscrizione dei votanti (26) ed esercitando una repressione sempre più dura nelle zone occupate.
In questi territori, i Sahraui subiscono un vero e proprio regime di terrore, che calpesta senza mezzi termini i diritti umani. Non solo è interdetta la libera espressione di sentimenti nazionalistici, ma è ostacolata anche la stessa cultura, come il divieto di parlare l'hassania o di indossare i costumi tradizionali. Arresti e scomparse sono all'ordine del giorno, favorite dall'assoluto isolamento internazionale e dalla presenza di migliaia di coloni marocchini, giunti nel Sahara Occidentale, grazie alla promozione di reali vantaggi (come sgravi fiscali e premi) da parte di Hassan II.
Si deve attendere il 1997, per avere una svolta effettiva nella causa sahraui.
Con Kofi Annan a Segretario generale delle Nazioni Unite, il suo inviato personale, James Baker, riesce in pochi mesi a far sottoscrivere dal Polisario e dal Marocco un nuovo Piano di Pace, a Houston in Texas nel novembre dello stesso anno.
Il popolo sahraui esulta pieno di ottimismo, ma il nuovo referendum, indetto per il 7 dicembre 1998, slitta ad una data da destinarsi, per le solite incertezze create dal governo marocchino, sul fronte degli aventi diritto al voto. Nei campi profughi regna ora l'incertezza, ma la speranza che ha permesso ai Sahraui di sopravvivere per quasi 25 anni nel deserto, non è venuta meno, come la perseveranza a rivendicare il proprio diritto d'indipendenza.

 

  1. Ismail Sayeh, Les Sahraouis, L'Harmattan, Parigi, 1998, pag 25.
  2. In base ad una concezione generale antropologica, il termine tribù indica un gruppo distinto per lingua, nome, cultura e autonomia politica.
  3. Attualmente i discendenti degli antichi schiavi sono integrati nel popolo sahraui.
  4. Francis de Chassey, L'etrier, la houe et le livre, L'Harmattan, Parigi, 1993, pag. 27.
  5. I carovanieri e i coltivatori pagavano tasse agli stessi predoni del deserto, in cambio della promessa di non essere derubati dei loro beni.
  6. Ancora oggi, in tanti Paesi come Marocco e Iran, si trovano persone che occupano contemporaneamente due ruoli: uno nell'ambito della politica e l'altro nell'ambito religioso.
  7. La parola "Sahraui" significa in arabo "originari del deserto", denominati da loro stessi "figli delle nuvole" perché sempre alla ricerca di acqua per le loro greggi.
  8. L'esigenza di rivendicare l'origine araba e legami genealogici con antichi venerabili religiosi è diffusa in tutti quei paesi, ove l'Islam rappresenta per alcuni una chiave d'accesso al potere e alla nobiltà. Il rapporto stretto tra questa religione e la componente araba deriva dalla loro comune origine storica e dalla loro inscindibilità spirituale e temporale.
  9. Secondo la terminologia etnologica, la casta è uno strato sociale chiuso fondato sull'ereditarietà che determina il prestigio, l'occupazione, il luogo di residenza e le relazioni sociali dei suoi membri. Le caste di una società formano una gerarchia di ranghi e di rapporti superiori-subordinati, sancita dalla religione, dalla legge e dalla magia. Le caste sono endogamiche, e le relazioni tra membri di caste diverse sono severamente limitate e formalizzate. Alcuni autori limitano l'uso del termine "casta" al solo sistema tradizionale indiano di stratificazione sociale.
  10. "Chorfa" sono i discendenti del Profeta Maometto. Nel Sahara Occidentale, molte tribù rivendicando la discendenza "cherifian", normalmente sulla base di genealogie ufficiali altamente sospette, ottenevano lo status di "Chorfa", quindi di casta nobile e libera, che si contrapponeva all'altra casta aristocratica dei "Portatori di armi" o "Arabi". Le principali "Chorfa", in questa regione, erano i Reguibat, Arosien, Oulad Bou Sbaa, Ahel Cheikh Ma el-Ainin, Taoubalt e Filala. Le distinzioni tra i "Chorfa" e gli Arabi erano piuttosto confuse: le genealogie ufficiali che rivendicavano invariabilmente le discendenze, appaiono dubbiose per la scarsa conoscenza che si ha sulle origini delle principali tribù "cherifian". Le vite dei loro fondatori, sante figure come Sidi Ahmed Rguibi, sono avvolte nel mistero e nel mito. Tuttavia è convinzione che le tribù di stirpe Sanhajas avessero creato questi tipi di genealogie per legittimare la loro libertà e il loro nobile status, difronte alle invasioni degli Arabi Maquil che sconvolsero il loro sistema sociale e culturale.
  11. Christiane Perregaux, L'école sahraoui. De la caravane à la guerre de liberation, L'Harmattan, Paris, 1987, pag. 141-142.
  12. Tony Hodges, Historical Dictionary of Western Sahara, The Scarecrow Press, inc., Metuchen, N.J., & London, 1982, pag. 101.
  13. Rakesh Gupta, SAHRAWI SOCIETY.Transition, Resistance and Polisario, United India Press, 1988, pag. 13-14.
  14. Barbier M., Le conflit du Sahara Occidental, L'Harmattan, Paris, 1982, pag53.
  15. Scuola coranica nomade, in cui si insegnano anche materie come scienza, matematica, medicina e astronomia.
  16. Il 17 Giugno 1970, truppe spagnole della Legione Straniera fanno fuoco su un gruppo di dimostranti Sahraui a Zemla, un quartiere d'El-Ayoun, uccidendo un numero imprecisato di persone, venute a manifestare pacificamente per la propria autonomia interna. In quest'occasione, centinaia sono anche gli arresti, tra cui quello di Mohammed Bassiri, fondatore del primo nucleo nazionalista sahraui: il MSL (Movimento di Liberazione del Sahraui). Dal carcere si perdono definitivamente le sue tracce, e con lui scompare lo stesso MSL.
  17. Nel maggio del 1975, osservatori delle Nazioni Unite si recano nel Sahara Occidentale e costatano l'irregolarità di partiti, come il P.U.N.S. (Partito dell'Unione Nazionale Sahraui) manovrato dalla Spagna e movimenti politici creati da Marocco e Mauritania, indicando al contrario nel Polisario l'espressione politica della maggioranza della popolazione.
  18. La Corte dell'Aia afferma che il Sahara Occidentale, prima della colonizzazione spagnola, non era "terra di nessuno". Erano presenti rapporti di vassallaggio tra il Sultano del Marocco e alcune tribù locali, ma non sufficienti da giustificare un diritto alla sovranità territoriale.
  19. Organizzazione dell'Unità Africana, creata nel 1963.
  20. Elvio Mancinelli, L'odissea del Polpolo Sahraui, Edizioni dell'Arco, Bologna, 1998.
  21. Il governo di Rabat ha ostacolato l'azione della M.I.N.U.R.S.O. (Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale) attraverso una serie di operazioni in contrasto al Piano di Pace: trasferimento forzato di oltre 8.000 giovani Sahraui in Marocco; presentazione di nuove liste di presunti aventi diritto al voto in contrapposizione a quelle precedenti, derivate da un comune accordo tra le parti; marocchinizzazione del Sahara Occidentale (i Sahraui sono ora una minoranza rispetto ai tanti coloni marocchini che risiedono nella regione). Diventa così inevitabile il rinvio della data referendaria.