Indice

PARTE SECONDA

CAPITOLO 3


3.1 Mutamento sociale e culturale
3.2 Effetti della colonizzazione sulla donna
3.3 Primi movimenti "femministi"
3.4 Il significato della forza femminile
3.5 La condizione di necessità come base del processo di emancipazione
3.6 Inizio di una nuova era


DALLA COLONIZZAZIONE SPAGNOLA ALL'OCCUPAZIONE MAROCCHINA

Rispetto agli studi del periodo precedente, in cui prevalgono aspetti antropologici ed etnologici, l'epoca che segue, ovvero gli ultimi 35 anni di colonialismo spagnolo, sono descritti quasi esclusivamente con un approccio storico, che mette in risalto elementi politici, diplomatici e militari a scapito di quelli sociali e culturali.
Riferimenti alla vita quotidiana e più specificatamente al ruolo della donna nel periodo di massima oppressione spagnola sono scarsi. Poche opere trattano la struttura sociale dei sahraui sedentarizzati e dell'influenza culturale esercitata dall'occupante, rispetto all'enfasi che al contrario viene data al mondo nomade con i suoi usi e costumi. (73)
Le informazioni specifiche, riguardanti la posizione femminile nella società urbana, derivano per lo più da testimonianze riportate in dossier, documenti redatti in occasione dei Congressi dell'U.N.M.S. e da interviste effettuate ad alcune donne, vissute nel Sahara Occidentale, durante il colonialismo.
Prevale quasi sempre la descrizione della nascita dello spirito nazionalista sahraui, strettamente correlato ai primi tentativi di resistenza della donna contro il regime colonialista. Emerge di conseguenza non tanto la descrizione particolareggiata del ruolo femminile nella società colonizzata, quanto piuttosto la forza di volontà per uscire dalla clausura a lei imposta dall'occupante straniero.
Viene risaltato fortemente il processo di emancipazione che inizia a maturare in questo periodo, dovuto quindi non solo alla necessità di supportare la causa sahraui nella guerra di liberazione, ma anche alla riflessione sul proprio status, limitato nei diritti fondamentali per due motivi: il primo si riferisce al fatto dell'appartenenza ad un popolo colonizzato, considerato alla stregua di un bambino, quindi bisognoso di un'educazione e di una disciplina "migliori"; il secondo riguarda la donna nel suo complesso, giudicata inferiore sotto ogni aspetto sociale, e trattata perciò come un "sottoprodotto" del genere maschile.
Nell'arco di questi anni, si nota una presa di coscienza femminile che raggiunge il livello più alto al termine dello stato d'emergenza, quest'ultimo rappresentato prima dalle sommosse contro il protettorato spagnolo e l'occupazione marocchina, poi dall'organizzazione dei campi profughi nel deserto dell'Hammada. La formazione di una donna attiva ed istruita è una delle priorità volute dal Polisario, essendo fondamentale per la libertà e la ricostruzione del nuovo stato sahraui, ma per la maggior parte del popolo femminile arriva ad assumere in un secondo momento anche un significato legato al valore stesso di essere donna e perciò al riconoscimento della parità di diritti.
Ne consegue un processo evolutivo sociale e culturale, che negli ultimi anni di colonialismo sconvolge l'identità dei Sahraui, ma soprattutto lo spirito femminile che esprime per la prima volta la propria voce, apertamente, senza timore.


3.1 Mutamento sociale e culturale
Per diversi anni, la Spagna non interviene eccessivamente a livello politico ed economico su questa colonia e la relativa popolazione, in quanto non trova sufficienti ragioni per sfruttarle pienamente rispetto ad altri Paesi africani e medio-orientali, sottoposti già all'inizio del XIX sec, ad un profondo mutamento per mano occidentale.
Le tribù sahraui vivono la propria quotidianità senza troppi condizionamenti esterni, mentre rimane come obiettivo principale la riproduzione della società islamica primitiva.
E' la scoperta dei giacimenti di fosfato nel 1947 e il successivo sfruttamento, che accresce la penetrazione economica occidentale e l'assorbimento nel mercato mondiale, con conseguenze nefaste per gli abitanti autoctoni. L'introduzione di politiche sociali ed economiche estranee ai sistemi di vita tradizionale crea sofferenze soprattutto tra la popolazione femminile, che si ritrova confinata in un ruolo praticamente nullo.
Se in alcuni Paesi, come Egitto e Turchia, il risultato di questa trasformazione diventa positivo, perchè permette una graduale disgregazione delle istituzioni sociali, e dei meccanismi di controllo e di segregazione, atti all'esclusione della donna dalle principali sfere d'attività,(74) nel Sahara Occidentale vige la situazione opposta.
Il passaggio da una società comunitaria ad una fortemente stratificata per l'introduzione della divisione del lavoro, sradica migliaia di Sahraui dallo stato di nomadismo a favore di una sedentarizzazione, che coinvolge uomini e donne senza distinzione.
Contemporaneamente, il nuovo sistema assimila al modello patriarcale europeo, le peggiori caratteristiche della misoginia mediterranea e dell'interpretazione ortodossa del Corano, nei confronti della donna, che si trova ora a rimpiangere la relativa libertà nomade.
Ne consegue una serie di trasgressioni culturali e sociali, che indeboliscono la popolazione femminile di antiche prerogative, essenziali per l'identificazione dell'appartenenza al gruppo, come essere la custode e il pilastro della tradizione e il fatto di contribuire al mantenimento dell'equilibrio economico familiare. Come perno fondamentale dell'onore, della solidarietà e della rete parentale viene colpita profondamente.(75)
Confinata all'interno delle quattro pareti domestiche, perde autonomia e libertà d'iniziativa a causa del nuovo assetto sociale, che non ritiene necessaria una figura femminile attiva, essendo l'obiettivo primario solo lo sfruttamento passivo dei giacimenti, e non già lo sviluppo della colonia spagnola, con l'inevitabile politica culturale e sociale, essenziali per annientare l'identità sahraui.
Nei fatti, l'aumento della manodopera salariata e della sedentarizzazione di numerosi nomadi crea una società di proletariato, che porta ad un sistema di consumismo sconosciuto alla popolazione oppressa, originando nuovi bisogni e nuove risposte alle necessità vitali: i mezzi di sussistenza non derivano più da un'economia basata su relazioni di reciprocità comunitaria e familiare, quanto invece dalla sola possibilità maschile di lavorare. (76)
Questa situazione restrittiva comporta due conseguenze principali per l'organizzazione sociale e per la donna.(77) La prima è che i figli maschi sono impossibilitati a seguire le orme dei padri, essendo giacimenti, costruzioni di strade e miniere, gli unici sbocchi per ottenere un salario. Antagonismi, disoccupazione e individualismo diventano sempre più diffusi, con la diminuzione delle famiglie allargate e la messa in discussione della dottrina del patriarcato assoluto (difficoltà ad esempio, di potersi riunire con tutti i fratelli dopo la morte del padre). La seconda conseguenza si riferisce all'isolamento sociale della donna: per il divieto del costume a partecipare alla sfera pubblica con lo scopo di ottenere uno stipendio, è costretta alla totale dipendenza dai maschi della famiglia o a ricorrere alla creazione di reti di mutuo soccorso attraverso i legami di parentela, fuori dall'economia di mercato, in particolar modo nei casi di divorzio o di vedovanza, che rispetto all'uomo costituiscono per lei situazioni estreme e di maggior povertà.
Queste trasgressioni appaiono profonde per la struttura sociale dei Sahraui, ma a livello culturale si mantiene un forte attaccamento agli antichi valori, grazie soprattutto alla debole opposizione del governo spagnolo, la cui politica risulta abbastanza tollerante per il sistema religioso. Islam e Orf non cambiano, ma vengono comunque umiliati e mortificati dall'atteggiamento paternalistico dei colonizzatori, che proprio attraverso la donna calpestano la fierezza e la dignità del suo popolo.

3.2 Effetti della colonizzazione sulla donna
Se il governo spagnolo introduce, soprattutto negli anni '60, un processo di
sviluppo e di progresso che riguarda vari aspetti della società, come l'economia, la demografia, la cultura e la sanità, non considera però eventuali risoluzioni ai problemi d'adattamento per i nomadi da sedentarizzare.
E' vero che tenta politiche di prevenzione e cura di malattie croniche, porta un sistema alimentare più vario, la diminuzione della mortalità infantile, il miglioramento dei mezzi d'informazione e di comunicazione e lo sviluppo di attività economiche, ma non considera la corrispettiva evoluzione dei problemi sociali, non essendo quest'ultima, uno degli obiettivi principali del regime autoritario, rispetto al mantenimento delle tradizioni culturali che permette una più facile permanenza straniera, soprattutto dal momento della scoperta dei giacimenti di fosfato.
Tutto ciò, comporta una serie di conseguenze negative, tra cui la mancanza della partecipazione politica autentica ed il regresso di istruzione ed insegnamento per i colonizzati, che nel caso della donna si traduce in scarsissima promozione e protezione sociale.
Basti pensare che un censimento del 1974, condotto dal governo spagnolo, sulla popolazione totale attiva del Sahara Occidentale, mostra che su 49.519 Sahraui senza un lavoro definitivo, ben 35.550 sono donne di tutte le età, mentre quelle dall'occupazione stabile, fuori delle pareti domestiche, risultano 1.745 su 18.776 (il 9,23% circa), da cui, se sottratte 1.078 scolare, 85 studentesse e caso curioso due conducenti e un'operaia qualificata, si arriva ad un 2,81 % di salariate: nessuna in carriera per un livello medio e superiore professionale.(78)
Risulta una divisione sessuale della sfera lavorativa che non è certamente neutrale, ma al contrario genera gravi ripercussioni sulla vita della donna, soprattutto nell'ambito dell'istruzione, e dell'economia familiare (per consumo e potere d'acquisto); vediamo come:
- Istruzione:
L'identificazione femminile con la sola riproduzione della famiglia, le preclude la possibilità di studiare e di lavorare in attività pubbliche, contribuendo a quella politica di scarso investimento per il settore dell'istruzione. A questo e alla carenza di strutture scolastiche, non solo tradizionali ma anche europee, si aggiungono difficoltà materiali che scoraggiano ancora di più i genitori nel proporre un'educazione completa alle proprie figlie. Queste problematiche possono semplificarsi in:
a) Rette scolastiche piuttosto elevate e abbigliamento occidentale da indossare più costoso per le ragazze che per i ragazzi;
b) Lunga distanza tra scuola, abitazione e moschea con eventuali pericoli di violenze e aggressioni da parte dei militari della Legione Straniera;
c) Demotivazione familiare allo studio presso le scuole spagnole (la frequentazione di quelle coraniche risulta più problematica per la difficoltà di organizzarle sulla base del nuovo sistema sociale), causa del timore di perdere le proprie radici e dell'impossibilità di ottenere un lavoro.(79)
Nonostante il tentativo spagnolo di potenziare il sistema educativo dopo gli anni '50, come facilitazioni ai bambini della scuola primaria per cibo e materiale di studio, costruzioni di istituti professionali tra cui uno, con una sezione femminile e possibilità per alcuni Sahraui di proseguire gli studi universitari in Spagna, i risultati di questa politica sono impietosi: nel 1974 l' 83,7 % delle donne con più di cinque anni di età, sono analfabete, rispetto al 68,5 % della popolazione complessiva, priva di istruzione.
Senza saper leggere e scrivere ed emarginata in tutti gli ambiti della vita pubblica, l'unico ruolo che le rimane è quello della governante di famiglia, con uno status di minorenne;
- Economia familiare:
L'introduzione della componente monetaria nelle entrate familiari peggiora la posizione della donna nella società, vigendo la divisione tra lei e il denaro, per la sua non disponibilità salariale e impossibilità di gestirlo direttamente (è l'uomo il responsabile delle spese, essendo lui la fonte di reddito). Non lavorando, ma consumando, è dipendente ancora di più dall'uomo, e si trova così intrappolata nella subordinazione sociale ed economica maschile. Questa situazione di "mantenimento forzato" da parte del marito verso la moglie comporta spese femminili fatte esclusivamente nell'interesse del gruppo domestico, anche nei rari casi in cui la donna lavora, mentre per le sue esigenze personali raramente va qualcosa.
Dagli uomini non ci si aspetta altrettanto: nonostante il magro salario o situazioni diffuse di disoccupazione, il maschio adulto ha la necessità di soddisfare certe voglie di consumo, in quanto rappresentano un indice di valore sociale, la cui valenza è ancora più sentita in questa situazione di oppressione ed umiliazione. E' il lavoro salariale che legittima questo diritto, mentre nel sistema non monetario è lo status politico di una persona.
A ciò si può ricondurre lo stesso discorso dell'istruzione: definita come una forma di consumo, e quindi essenziale per ottenere un ruolo di rappresentanza col mondo esterno, le donne ne sono ancora una volta, in gran parte escluse.(80)
Da tutto questo si potrebbe ipotizzare una qualità di vita femminile peggiore di quella maschile, anche a livello materiale: la distribuzione iniqua delle risorse alimentari già di per sé limitate, ad esempio, comporta una carenza nutritiva abbastanza critica, che peggiora nei casi di gravidanza e di allattamento (per altro numerosi), originando seri problemi anche allo stesso bambino. Inoltre la scarsità di acqua e la conseguente deficienza dell'igiene, l'insufficienza di proteine e vitamine, e la pratica di cure tradizionali nocive, sono le cause principali dell'alta mortalità infantile, che si ripercuotono anche sulla stessa donna, dalle difese immunitarie più deboli.(81) Tubercolosi, epatiti e tracoma sono i disturbi maggiori, che non vengono debellati per la carenza della struttura sanitaria, e per la convinzione dell'infallibilità della medicina nomade.(82) Se poi, si menzionano appena le malattie veneree come problematiche per la salute, non sono comunque da sottovalutare: alcune di esse provocano decessi, come la sifilide, una novità introdotta dalla vita urbana, che la donna subisce passivamente per un comportamento maschile di scarso rispetto nei suoi confronti, che lei tollera per ignoranza e per senso di sottomissione coniugale.
Dal censimento spagnolo del 1974, si evince quindi un alto tasso di mortalità femminile che supera di diverse unità quello maschile, soprattutto durante l'età feconda; tuttavia non presenta informazioni precise e soddisfacenti che spieghino il reale stato delle cose, lasciando intendere semplicemente che non tutte le donne siano state censite, forse in ragione di disinteresse o di scarsa consapevolezza del problema, da parte dei rilevatori.

3.3. Primi movimenti "femministi"
Alla luce delle circostanze appena descritte, diventa ovvia l'importanza che assume la rete informale dei rapporti fra donne, sia su base parentale che di vicinato, essenziale per affrontare le problematiche imposte da una società misogina ed autoritaria.
Le donne si prestano a vicenda beni e servizi, si aiutano in situazioni che vedono esclusi gli uomini per consuetudine o tabù rituali come gravidanza e parto, e si sorreggono nei periodi di maggiore crisi come nei casi di divorzio o vedovanza, per i quali viene a mancare l'unica fonte di mantenimento e a volte i contatti con i figli. Ma soprattutto, nelle fasce più disagiate, questa reciprocità di scambi può diventare una minaccia nei confronti dell'autorità maschile, indebolita nella sua prerogativa di sicurezza emotiva ed economica, con la conseguenza di ridurre l'importanza dello stesso matrimonio. Questo fatto può rappresentare una delle motivazioni che causano l'alto tasso di divorzi.(83)
La presenza di tale rete ha comunque una valenza positiva per la donna, in quanto oltre al fatto di costituire uno strumento di mutuo soccorso, esprime un principio di iniziativa femminile, negato in tutti gli altri settori della vita sociale. Assume quindi anche un significato di vitalità e di volontà ad opporsi alla serie di vincoli imposti dal sistema, grazie a quella complicità tra donne, la cui forza preoccupa non poco i propositori di un regime maschilista. La relativa autonomia da cui deriva, può, di fatto, infondere sentimenti di indipendenza psicologica e maggior considerazione delle proprie capacità, che se riferite ad un contesto per il quale si rende necessario il loro dispiegamento, possono contribuire alla presa di coscienza dei propri diritti. E nel caso delle donne Sahraui, la nascita della Rivoluzione negli anni '70, costituisce il trampolino di lancio per il recupero e oltre, del ruolo perduto e per l'affermazione della loro personalità, in una lotta che fabbisogna anche dell'appoggio femminile.
Due delle donne intervistate per il presente elaborato, che hanno vissuto in prima persona questo periodo così delicato, esprimono molto bene la realtà dei fatti:

"(...)Con la risposta aggressiva della Spagna, alla manifestazione pacifica tenutasi ad El-Ayoun nel 1970 per l'indipendenza, il movimento clandestino di liberazione sahraui capisce che occorre un'organizzazione diversa. Uomini e donne che lo compongono, promuovono insieme la sua formulazione legale, creando il 10 Maggio 1973 il Fronte Polisario. Il Polisario lotta non solo per la libertà ma anche per i diritti della donna, che appare fondamentale nella guerra contro l'invasore. E, di fatto, svolge due funzioni essenziali:
- Organizza le campagne d'informazione per la lotta armata e gestisce gli attivisti in cellule d'azione;
- Raccoglie fondi, vestiti e altri beni necessari per i combattenti sulla montagna.
La donna diventa la prima forza contro il colonialismo, promovendo inoltre manifestazioni e propagande clandestine(...)"

"(...)La donna ha voluto quei diritti e quella libertà che la Spagna le ha negato. (...)Si è sentita paralizzata, confinata tra le mura domestiche ma proprio per questa oppressione e grazie al Polisario ha preso coscienza del suo status. Si è occupata della propaganda clandestina, scrivendo i volantini di protesta e distribuendoli nelle strade e sulle panchine, nonostante la presenza della polizia col rischio di essere imprigionata senza processo. In tre anni, (84) scrive, manifesta e aiuta gli uomini al fronte, accogliendo in casa i ricercati e raccogliendo il necessario per la guerriglia(...)
L'accanimento verso le donne vuole dire colpire l'identità culturale e sociale dei Sahraui, come tante altre politiche coloniali hanno fatto. (...)Ma le donne continuano a combattere anche attraverso la trasmissione dei valori di libertà e di indipendenza agli stessi bambini, con canti e poesie(...)"


Da queste testimonianze si possono trarre alcune osservazioni.
Innanzitutto compare un forte sentimento nazionalista coniugato perfettamente al desiderio di una rivendicazione femminile, dichiarata senza remore, grazie alla necessità di combattere uomini e donne uniti, contro il comune nemico. E' il contesto in fermento che dà l'occasione alla parte più debole di esprimere capacità e considerazione, e i rivoluzionari maschi comprendono la necessità di avere al fianco la propria compagna e di riconoscerne il valore. In questa guerra non è in gioco solo l'identità generale di un popolo, ma anche quella femminile, che ora può essere ricostruita su principi democratici e moderni senza comunque sradicarla dalle sue origini, e allontanando quegli aspetti tradizionali, la cui esagerazione ha agevolato la politica misogina del potere coloniale. Se inizialmente molte donne non comprendono perfettamente la possibilità di un mutamento interno di se stesse, tuttavia il loro comportamento non si traduce in una scelta passiva. E' al contrario, una presa di posizione che parte dalla loro volontà, e da una riflessione autonoma, che esprime una forza per tanto tempo tenuta nascosta, forse inconsapevolmente, anche per la "complicità" dei propri uomini col sistema. Tutto ciò può costituire il primo passo per una maturazione sociale e culturale, che un movimento rivoluzionario contro il colonialismo deve riconoscere per poter vincere la sua battaglia; quindi non stupisce che nella sua organizzazione e nel suo programma trovino spazio tante donne, e si inneggi ad un loro riconoscimento pubblico. Sta comunque a lei il compito di evitare possibili strumentalizzazioni o regressi, e il mezzo, al riguardo più appropriato, diventa il processo di un'emancipazione generale.
La seconda osservazione che si può trarre, riguarda la rete di mutuo soccorso. Nata da un'esigenza, legata al discorso di sollevare in parte, la donna da quei vincoli che le limitano la vita civile, assume un ruolo che va oltre al bisogno puramente materiale. In una situazione critica, che corrisponde anche ad un periodo di transizione da una società ad un'altra, si nota una trasformazione nella stessa solidarietà femminile, per dimensione, struttura e contenuti. Se inizialmente è rappresentata solo da un'organizzazione informale di donne, limitata ad una cerchia parentale o di vicinato, con l'ondata nazionalista ed il corrispettivo movimento, si crea una rete ben più vasta ed organizzata, che fa capo ad un ramo femminile del Polisario, abbracciando persone di quartieri e città diverse. L'individualismo, portato dal sistema consumistico coloniale, viene colpito profondamente dalla nuova coesione delle tribù Sahraui per la comune lotta di indipendenza, tanto da scavalcare qualsiasi diversità di status e di gender. Tutto ciò che può essere d'aiuto alla causa viene dato, e la figura femminile diventa essenziale per prendere i contatti con i sostenitori, mantenere la loro unione, gestire la raccolta del materiale e importante, diffondere la propaganda. Nonostante l'alta percentuale di analfabete, le donne riescono ad organizzarsi in modo tale da poter sfruttare insieme le capacità e le risorse di ognuna, contribuendo ad un sistema di trasmissione di idee e pensieri diversi, anche tra le fasce più povere. Inoltre, la politica, una delle sfere estranee al mondo femminile, diventa pane quotidiano in questa rete diffusa, contribuendo a riflessioni e a critiche, anche in riferimento al proprio ruolo, all'interno del movimento rivoluzionario. Proprio da quest'ultimo, lo spirito combattivo femminile riceve la legittimazione di assumere una forma concreta nel 1974, con la costituzione dell'U.N.M.S., l'Unione Nazionale delle Donne Sahraui. Il ramo femminile del Fronte Polisario diventa così un'organizzazione di massa, che non solo agisce in funzione della libertà nazionale, ma si propone di politicizzare le donne e trasformare le relazioni sociali negative perchè si ascoltino le loro opinioni.(85)
Diventa inarrestabile la presa di coscienza femminile e il processo di emancipazione.

3.4 Il significato della forza femminile
I Sahraui comprendono presto che la forza che muove le loro donne contro il regime colonialista non è debole né effimero. Abituate a sopportare situazioni disagiate, dolori e sofferenze fisiche e psicologiche spesso anche più dell'uomo, mostrano una tenacità e un coraggio che stupiscono i loro stessi compagni di lotta. Ma questo spirito, che si ritrova in molte altre donne, di Paesi con culture diverse, è alimentato da un ulteriore fattore, forse più presente che nell'uomo: il senso della responsabilità nel conservare l'identità culturale e sociale, espressa dai ruoli di madre e moglie all'interno della famiglia.
E' un sentimento ben radicato nell'essere femminile, quasi da completarlo, la cui valenza assume la veste di necessità per la continuità dell'aggregato familiare, che si traduce nello stesso tempo in coesione sociale. Da secoli la donna custodisce tradizioni, valori e un certo sistema di credenze, veicolando la loro trasmissione e perciò mantenendo in vita l'essenza del proprio popolo, attraverso uno strumento inscindibile dal suo ruolo sociale, che è il legame filiale. L'oppressione che tenta di cancellare un'identità comunitaria può rappresentare quindi un'aggressione che mette in crisi il ruolo complessivo della donna, perciò la stessa funzione sopraddetta, che appare indivisibile dall'essere femminile, proprio per il tipo di rapporto esclusivo, che ha con alcuni componenti familiari. La tenacità che mostra nella lotta è così supportata da quel senso di responsabilità morale e civile, trasmesso di generazione in generazione, che vive come condizione di dovere, già in giovane età, da persona non sottomessa, ma cosciente dell'importanza che assume.
Significativa è al riguardo una storia reale, che molte donne amano ancora oggi raccontare, quasi come fosse una leggenda:

" Durante gli ultimi tempi della colonizzazione spagnola, una militante del Fronte è arrestata dalla polizia. Il marito, che è un collaborazionista, si reca in carcere per farla liberare. Lei lo guarda e dice: - Quest'uomo non è mio marito.-"

Costituisce un esempio di donna forte e indipendente, che per le sue qualità morali, è ammirata, e imitata, tanto da mettere in discussione in diversi casi, non solo la sudditanza verso il regime, ma anche lo stesso stato di sottomissione femminile nel matrimonio, ovvero il controllo maschile sulla libertà di decidere ed agire. Una moglie, che in nome di un ideale prioritario si rifiuta di riconoscere il proprio marito, o senza consultazioni di sorta entra in un movimento clandestino, non può passare inosservata e soprattutto non può non far vacillare la sicurezza dell'uomo a proposito delle sue prerogative verso la donna.
Non stupisce per nulla, allora, che le imposizioni della potenza colonialista siano state sostituite da una maggior repressione del governo marocchino, nei confronti del cosiddetto sesso debole: colpirlo vuol dire, infatti, indebolire uno dei pilastri che sorreggono la società. Si tenta quindi una politica intimidatoria, che il nuovo invasore sostiene con una serie di violazioni che si traducono nell'umiliazione culturale e sociale, nella stessa aggressività fisica e nella limitazione della libertà personale.
Vuole essere l'annientamento di un popolo, con una particolare ritorsione sulla donna, giudicata pericolosa e disprezzata proprio per quello che rappresenta e che incarna.
Gli arresti arbitrari, le scomparse di civili, le persecuzioni politiche, le torture fisiche e psicologiche, le violenze sessuali,(86) per non parlare degli aborti causati dalle condizioni disumane all'interno delle carceri marocchine,(87) vanno ad aggiungersi a quelle "politiche sociali innovative", che riguardano la donna. Ne sono un esempio i cosiddetti "club femminili", veri e propri postriboli, dove regna corruzione e prostituzione, ma sotto la copertura di centri per la formazione e l'istruzione professionale della donna; oppure l'imposizione di matrimoni misti, il cui rifiuto può causare il carcere e tutto quello che ne consegue.(88)
Nonostante questo regime di terrore, applicato indiscriminatamente per età e per stato di salute (gravidanza, malattie ecc.), le Sahraui continuano nella loro lotta, a fianco dei propri compagni. E' un'ulteriore dimostrazione della loro forza interna, e della fede che ripongono nella causa, incoraggiate dalla scoperta delle proprie risorse e da una nuova volontà di uscire alla luce del sole, grazie in particolar modo a quel senso di responsabilità per la vita, che contro ogni previsione, non cessa di affermarsi.

3.5 La condizione di necessità come base del processo di emancipazione
Abbiamo visto che il processo di emancipazione, che vede coinvolte migliaia di donne sahraui di tutte le età, ha origine dal forte sentimento nazionalista e dal loro senso di responsabilità civile e morale, ma non bisogna dimenticare che questi fattori convergono in un unico ed essenziale elemento: la necessità di non scomparire come popolo.
Essa rappresenta quindi, la causa della maturazione del movimento rivoluzionario, da cui conseguono altri bisogni che si legano tra loro, al passaggio di una società sottomessa e disgregata ad una unita verso uno sviluppo complessivo che riguarda sistemi vitali e persone senza alcuna discriminazione.
Si aggiungono così altri tipi di necessità, tra loro interdipendenti, che condizionano il mutamento culturale e sociale in atto.
Emerge al riguardo quella di accantonare bisogni e desideri personali e soggettivi per sfuggire e combattere la politica del terrore, a favore della creazione di una nuova realtà, democratica ed egualitaria: non c'è più tempo e spazio per l'egoismo individuale e di genere, perchè tutti sono chiamati a lavorare per una causa comune.
Uomo e donna devono allora collaborare insieme in quanto si necessita di entrambi, ma ancora più importante è il riconoscimento di aver bisogno reciprocamente di uno e dell'altra .(89) Proprio da queste circostanze di emergenza, nasce conseguentemente un rapporto di discussione bilaterale che non è più limitato al solo ambito familiare, ma diventa di pubblico dominio, spogliandosi perciò di quella valenza di "interno" e di privato, esclusiva del legame marito-moglie.
Si evolve il ruolo femminile che finalmente la mette in condizione di proporre, di decidere, di pretendere e di rifiutare, e che la società futura deve includere per potersi completare definitivamente. Ma non si tratta di una maturazione graduale e voluta consapevolmente attraverso un processo storico di secoli, caratterizzati da rivoluzioni politiche, sociali e culturali che hanno cambiato certe mentalità e consuetudini: è al contrario un cambiamento che avviene in una situazione definita provvisoria ed urgente, che fabbisogna di un immediato intervento, senza possibilità di riflettere profondamente sul significato delle azioni e delle conseguenze inerenti alla Rivoluzione.
La donna è quindi in qualche modo costretta a svincolarsi da regole e da consuetudini misogine per poter contribuire alla causa dell'indipendenza; deve lasciare il suo status di adulta minorenne per acquisire quello dell'adulta emancipata; deve sfruttare tutte le qualità e risorse che possiede per aiutare la sua gente ed infine deve acquisire obbligatoriamente una maggiore autostima di se stessa per non crollare e per non tradire le nuove aspettative che i compagni di lotta nutrono nei suoi confronti.
Tutto ciò non dipende allora dalla presa di coscienza dei diritti femminili, quanto dalla necessità della sopravvivenza di un popolo, una necessità che esclude una lotta improntata per se stessa come donna, in modo specifico, ma che esprime ugualmente una rivoluzione culturale e sociale talmente forte da portare in un secondo tempo, ad un'attenzione particolare per la questione femminile.

3.6 Inizio di una nuova epoca
La prima grande dimostrazione di capacità, di abilità e di forza da parte della donna, nei confronti del proprio popolo, si presenta a seguito dell'invasione marocchina nel 1975.
Dopo un'inutile opposizione contro il nuovo conquistatore, che appare ancora più feroce di quello precedente, il Fronte decide di organizzare un esodo di massa verso regioni più sicure, sia per proteggere i civili, sia per gestire in modo più efficace l'offensiva militare.
E' forse il periodo più duro e difficile della storia dei Sahraui, in quanto rappresenta l'inizio di un esilio che ancora persiste, e la lotta di sopravvivenza in un'epoca in cui l'unica forza di sostegno è la disperazione di andare avanti.
In questa situazione di fuga, dove non si risparmiano le bombe, dove mancano i mezzi di trasporto, dove si porta con sé il minimo indispensabile e dove non c'è nemmeno il tempo per seppellire i propri morti, la donna accetta una responsabilità enorme: quella di organizzare e gestire i campi profughi; ovvero la vita di migliaia di persone.
Non è un compito semplice e piccolo: da governante di famiglia, sottoposta alla tutela maschile e coniugale, si ritrova in breve tempo a doversi occupare delle esigenze quotidiane di un intero popolo, in condizioni estreme. Ma non ha scelta. Si tratta come ho detto prima della necessità di sopravvivere: l'uomo è impegnato nell'esercito; quindi tocca a lei occuparsi della vita dei profughi.
Manca ogni cosa: alimenti, medicinali, mezzi e materiali per costruire semplici ripari e spesso la stessa presenza dei propri cari, deceduti o dispersi, durante i bombardamenti e la fuga. Ma l'animo combattivo non ne è indebolito. Lo sdegno, lo spirito di sfida, il grande senso di dignità ed il sentimento nazionalista aiutano la donna nella sua missione, permettendole di recuperare quella parte di se stessa, annullata dalle umiliazioni dell'epoca coloniale e dell'invasione marocchina.(90) Priva di istruzione e di esperienza politica, ha la capacità di affrontare le problematiche in modo deciso, esprimendo quell'antica autonomia e sicurezza, della passata società nomade. La rete di mutuo soccorso, caratteristica della vita urbana nel Sahara Occidentale, è presa come modello per la soluzione dei problemi inerenti l'organizzazione e gestione del fabbisogno comunitario: ogni persona offre così risorse e conoscenze indispensabili, costituendo spontaneamente un sistema di rapporti interdipendenti. Se si arriva ad una piena collaborazione, il merito va in gran parte alla donna, la quale apporta le sue qualità di inventiva e di praticità, incentivate paradossalmente da una situazione altamente penalizzante per lei, qual era nel Sahara Occidentale occupato.
Ma proprio per le limitazioni che ha vissuto in prima persona, acquista una maggior consapevolezza per il valore di alcune istituzioni sociali, come ad esempio l'istruzione.
Lo sforzo e l'impegno per combattere l'analfabetismo sono senza fine, perchè esprimono la coscienza di come esso costituisca una delle piaghe più grandi del Terzo Mondo, che impedisce il progresso e lo sviluppo, quindi la capacità di decidere ed essere autonomi: una situazione lungamente vissuta dalla donna.
L'attenzione che viene data all'istruzione è quindi massima, tanto da costituire a livello locale, provinciale e nazionale, un comitato preposto alla sua cura, insieme ad altri quattro basilari, (alimentazione, sanità, giustizia e artigianato) e sempre gestiti dalle donne.
Si passa così dal semplice riparo fatto con materiale di fortuna (le stessi vesti femminili), a tende e a costruzioni in muratura, tra cui scuole e ospedali, sempre col contributo pratico e strumentale della donna. Termina l'emergenza, le condizioni di vita migliorano, ma affiorano pensieri e idee nuove, che riguardano il suo operato e il valore che le deve essere riconosciuto dall'uomo: emerge una certa criticità e consapevolezza di limitazioni che continuano a persistere, come la mancanza di responsabilità di un determinato livello all'interno del Polisario, o della visione assoluta a proposito dell'emancipazione femminile tra U.N.M.S. e il Fronte.(91)
E' l'inizio di una nuova epoca, che vede la donna rivendicare il diritto di partecipazione alla rinascita del proprio Paese, attraverso il suo intervento nella vita pubblica, con la conseguente messa in discussione dell'ordine sociale tradizionale e della stessa definizione di ruolo femminile e maschile.

 

 

  1. La scarsità di materiale, inerente la condizione sociale delle tribù sedentarizzate, è dovuta non solo per il maggiore interesse dato alla vita nomade dagli studiosi, ma anche per l'interdizione al pubblico degli archivi dell'Armata Spagnola, in cui probabilmente sono conservate documentazioni preziose.
  2. Leila Ahmed, Oltre il velo, La Nuova Italia, Scandicci, (Firenze), 1995, pag. 148.
  3. Cfr.Chantal Saint-Blancat, Donne musulmane immigrate fra tradizione ed emancipazione, da: L'altra metà della luna, Marietti, Genova, 1993, pag. 211.
  4. Christiane Perregaux, L'école sahraouie. De la caravane à la guerre de libération, L'Harmattan, Paris, 1987.
  5. Cfr.Vanessa Maher, Il potere della complicità. Conflitti e legami delle donne nordafricane, Rosenberg & Sellier, Torino, 1989, pag. 34.
  6. Jose Ramon Diego Aguirre, Historia del Sahara Espaniol, Kaydeda Ediciones, Madrid, 1988, pag. 610.
  7. Christiane Perregaux, L'école sahraouie. De la caravane à la guerre de libération, L'Harmattan, Paris, 1987, pag. 59,60.
  8. Vanessa Maher, Il potere della complicità. Conflitti e legami delle donne nordafricane, Rosenberg & Sellier, Torino, 1989, pag. 68.
  9. Jose Ramon Diego Aguirre, Historia del Sahara Espaniol, Kaydeda Ediciones, Madrid, 1988, pag. 627.
  10. Per ignoranza, molte donne preferiscono la cura tradizionale a quella occidentale, condannando in buona fede i propri figli, colpiti da malattie inguaribili con gli antichi metodi.
  11. Cfr. Vanessa Maher, Il potere della complicità. Conflitti e legami delle donne nordafricane, Rosenberg & Sellier, Torino, 1989, pag. 69.
  12. L'intervistata intende il periodo 1973-1976 quando l'oppressione raggiunge il culmine grazie anche all'invasione marocchina del 1975.
  13. Memorandum del II Congreso, tratto da: La Mujer Saharaui. Ed. Asociacion de Amigos de la R.A.S.D. de Bizkaia, Bilbo, 1997 (dossier).
  14. La mujer Saharaui: Entre la ocupaciòn y el exilio, tratto da: 3° Congreso de la Uniòn Nacional de Mujeres Saharauis, Tindouf, 1996 (dossier).
  15. I dati a disposizione parlano di più di 700 donne Sahraui, vittime di questi ed altri abusi, nei territori occupati, mentre altre 100 risultano nella lista dei desaparecidos; si tratta comunque di cifre approssimate per difetto, data l'impossibilità di localizzare individualmente i prigionieri, e di ottenere informazioni precise al di là del muro di sabbia.
  16. Sahara Libre, n° 358-359, Marzo 1990, pag. 6-7.
  17. Francisco Pineda, Relato de Mamia, tratto da: La Mujer Saharaui. Ed. Asociacion de Amigos de la R.A.S.D. de Bizkaia, Bilbo, 1997 (dossier).
  18. Ibid.
  19. Fatima El Galia Mohamed Salem, Mujeres dignas de recordar, da: La Mujer Saharaui. Ed. Asociacion de Amigos de la R.A.S.D. de Bizkaia, Bilbao, 1997 (dossier).