METODOLOGIA D'INDAGINE E TECNICHE D'ANALISI
Allo scopo di rendere il più scorrevole possibile la descrizione della
metodologia utilizzata, intendo suddividerla in diverse fasi, (preparatorie
ed empiriche):
1. FONTI E TECNICHE D'ANALISI:
Dati la complessità ed il tipo di argomento scelto, ho optato per alcune
tecniche d'analisi qualitativa, ossia il colloquio informale e l'intervista
semi-strutturata, che sono risultati più che preziosi per completare
la raccolta di dati e informazioni della ricerca bibliografica. Di fatto, la
documentazione disponibile si è presentata ridotta, sia per quantità,
che per tematica, nonostante una completa consultazione nelle diverse biblioteche
nella città di Bologna (Cabral, Università Americana " John
Hopkins" e Biblioteca delle Donne) ed il supporto di un mezzo telematico,
come Internet, di cui mi sono servita per la scelta delle bibliografie. Per
la scarsità delle fonti, mi sono rivolta sia all'associazione di Modena,
"Kabara Lagdaf", che ad una O.N.G. di Bologna, il C.E.S.T.A.S. (Centro
di Educazione Sanitaria e Tecnologie Appropriate Sanitarie), da alcuni anni
impegnate in progetti di cooperazione, nei campi profughi sahraui. Da entrambe,
ho ricevuto ulteriori documenti, (dossier, relazioni su piani di lavoro di O.N.G.
e sunti di convegni dell'U.N.M.S.), insieme a utili informazioni per contattare
persone e associazioni di indirizzo, il cui ruolo è risultato primario
per concludere la ricerca bibliografica e per rintracciare soggetti da intervistare.
Nonostante tutto, il materiale consultativo è risultato ancora una volta
piuttosto scarso, per due motivi principali:
- le poche documentazioni sulla donna sono apparse per lo più, in termini
propagandistici a favore della causa sahraui, creando non pochi problemi per
lo svolgimento di un'analisi oggettiva e imparziale;
- le tematiche prettamente sociologiche, non sono state finora trattate in termini
scientifici, al contrario di argomenti esclusivamente storici e politici per
i quali esiste un'abbondante letteratura.
2. PREPARAZIONE DELLO SCHEMA DI DOMANDE PER L'INTERVISTA SEMI-STRUTTURATA:
La formulazione dello schema di domande è avvenuta sulla base di ipotesi
generali, derivate da un'indagine compiuta sul materiale precedentemente selezionato,
in aggiunta ad informazioni e dati ottenuti, durante una visita ai campi profughi,
che ho effettuato la prima settimana del gennaio 1998. In questa occasione,
ho avuto la possibilità di osservare direttamente alcuni momenti di vita
quotidiana, che mi hanno permesso di avvicinarmi maggiormente all'oggetto della
mia ricerca; inoltre sono riuscita ad ottenere un appuntamento, (e non senza
fatica) con K.H., funzionaria dell'U.N.M.S. per il settore cultura ed informazione,
nonchè moglie del Presidente della R.A.S.D., Mohamed Abdelaziz. Il colloquio
informale, che ne è conseguito, è apparso più che utile
per precisare gli aspetti da indagare con l'intervista semi-strutturata, grazie
ad uno schema analitico di domande, formulato precedentemente al soggiorno ai
campi profughi, sempre sulla base dei testi a mia disposizione. Al riguardo,
l'indagine delle cinque aree tematiche emerse (gestione del quotidiano, matrimonio
e maternità, violenza e abuso fuori e dentro la famiglia, significato
attribuito alla religione e impegno partecipativo) ha contribuito alla scoperta
di credenze, sentimenti e fatti, necessari per specificare sia le finalità
della ricerca (conoscenza del recente movimento di emancipazione e del ruolo
femminile nell'ambito pubblico e privato), che 4 gruppi di ipotesi operative,
articolate nelle seguenti ipotesi generali:
Ipotesi generale 1): A seconda della fascia d'età e/o del grado
d'istruzione,
per le donne cambia lo stile di vita;
Sulla base di questa ipotesi, si presuppone generalmente una diretta correlazione
in modo inversamente proporzionale tra età e grado di istruzione, che
influenza il percorso formativo della donna sia nella sfera del privato che
in quella pubblica: così se ad esempio un crescente livello culturale
incentiva la partecipazione politica e l'occupazione extra domestica, al contrario
l'avanzare dell'età porta ad una più convinta adesione alle antiche
consuetudini e ai valori tradizionali.
Ipotesi generale 2): I diritti politici, sociali e civili, di cui la
donna gode, le
sono riconosciuti per lo stato di necessità ai campi profughi e per il
valore di combattente, che ha dimostrato nel passato;
Si ipotizza una maggiore tutela nell'ambito professionale, politico-amministrativo
e in quello familiare a partire dalla costruzione della R.A.S.D., e crescente
per l'assenza dell'uomo ai campi profughi.
Ipotesi generale 3): La società sahraui, araba e musulmana, presenta
influenze occidentali per il ruolo femminile, nel sistema politico e sociale;
Si presuppone che la cooperazione ed il sostegno internazionale per la causa
sahraui abbiano influenzato il modo di intendere il ruolo femminile nella vita
civile del Paese, da parte della comunità, e differenziato tra le donne
il concetto di emancipazione.
Ipotesi generale 4): L'attuale movimento di emancipazione femminile tende
a distinguersi dal movimento nazionalista sahraui, ricercando finalità
proprie;
Si ipotizza che in questi anni di esilio, la donna abbia maturato una coscienza
critica che la porta a reclamare diritti a lei specifici, e di non facile conquista,
insieme al timore di una possibile perdita futura delle prerogative ottenute.
Sulla base di queste ipotesi ho quindi proceduto alla stesura dello schema di
domande per l'intervista semi-strutturata.
3. FORMULAZIONE DELLO SCHEMA DI DOMANDE PER L'INTERVISTA:
Lo schema presenta 30 domande aperte, la cui disposizione segue un filo conduttore
che le lega a seconda delle problematiche da analizzare. Risultano quindi ripartite
in funzione di 5 aree tematiche, ossia : l'impegno e la partecipazione nella
vita politica; l'influenza religiosa nei diversi ambiti vitali; il matrimonio
e la famiglia; la sessualità; la violenza.
Per la delicatezza di alcuni argomenti, e per sciogliere l'eventuale imbarazzo
dell'intervistato, ho preferito al riguardo, inserire certe domande a metà
intervista, in modo da abbattere la diffidenza iniziale e rendere il più
naturale possibile il colloquio, senza forzature di alcun tipo.
Ho seguito quindi la tecnica della non-direttività, in considerazione
della logica del soggetto da intervistare e del sistema culturale da cui proviene.
Per lo stesso contenuto degli argomenti, ho cercato di evitare la tendenziosità
ed una formulazione troppo immediata verso quelle tematiche più delicate,
ma mantenendo una certa chiarezza e semplicità, nella formulazione.
A seconda delle risposte ricevute, e delle esperienze vissute dal soggetto intervistato,
sono subentrate ulteriori domande di approfondimento, (non riportate dallo schema),
poiché emerse spontaneamente durante la conversazione, ma comunque utili
per ampliare l'indagine. Per questo motivo, e per l'eventuale presenza dell'interprete,
la durata complessiva dell'intervista è stata di una-due ore.
4. SCELTA DEL CAMPIONE:
Per la ricerca e la scelta del campione da intervistare, sono apparse non poche
problematiche, ostacolanti la rappresentatività del fenomeno in esame.
Prima di tutto, la stessa possibilità per un'indagine diretta nei campi
profughi, è apparsa piuttosto remota, e questo per problemi di sicurezza
personale, per la difficoltà di raggiungere il deserto dell'Hammada,
e per le non facili condizioni, inerenti l'organizzazione della ricerca, (per
altro già individuate nel mio precedente viaggio), come la scarsità
di interpreti e di mezzi di trasporto.
Ho optato quindi per un'indagine sul territorio nazionale, ma le donne sahraui,
disponibili all'intervista sono risultate in numero ridotto, e per cause indipendenti
dalla loro volontà. In Italia, sono presenti in pochissime, (nell'ordine
di una decina circa), e naturalmente oltre al fatto di non essere domiciliate
in un'unica zona, alcune di loro non risiedono stabilmente nel nostro Paese.
Per di più, in certi casi sono stata obbligata a ricorrere ad interpreti
di sesso maschile, una presenza estranea che potrebbe aver interferito nella
traduzione delle risposte o nella volontà dell'intervistata di esprimere
pareri sinceri. Ho tentato comunque di costituire un gruppo di persone significative
per l'indagine, ricorrendo a soggetti diversi per età, grado d'istruzione,
sesso e nazionalità (sahraui e italiana). L'obiettivo era di fatti quello
di ottenere più informazioni possibili su vari aspetti sociali e culturali,
attraverso uno stesso confronto di risposte, non sempre tra loro accordanti
per le caratteristiche oggettive e soggettive degli intervistati.
Le condizioni per contattare queste persone si sono dimostrate da subito piuttosto
complicate, tanto da costringermi ad ampliare il campo di ricerca oltre alla
regione Emilia-Romagna, (Firenze, Roma, Prato, Pontedera e Livorno sono risultati
gli ulteriori luoghi d'indagine).
In totale, i soggetti disponibili all'analisi sociologica sono apparsi nel numero
di nove unità: sei donne e un uomo sahraui, rappresentativi della loro
realtà, per le diverse mansioni e professioni che ricoprono ai campi
e all'estero; un'operatrice del C.E.S.T.A.S. e un volontario dell'Associazione
Nazionale "Ban Slout Larbi" di Firenze, entrambi testimoni significativi
per i progetti di cooperazione presso la R.A.S.D., che da tempo li vede coinvolti.
L'età degli intervistati è risultata nella fascia compresa dai
29 ai 44 anni, con l'eccezione di due casi isolati: una diciannovenne, (l'unica
ad essere nata nel deserto dell'Hammada), ed una sessantenne (l'operatrice italiana).
Le sahraui interpellate si sono quindi presentate più o meno giovani,
ma con una memoria storica sufficiente per ricordare gli eventi tragici degli
anni '70, nel Sahara Occidentale, il loro luogo natio. Inoltre, in ragione della
stessa età, hanno mostrato quasi tutte, un certo grado di scolarizzazione,
ovvero il possesso di un diploma per quattro di loro, ed una laurea. Solo la
più giovane non ha ancora terminato gli studi superiori, per motivi di
salute, al contrario dell'unico connazionale maschio che ha seguito il completo
iter universitario. Complessivamente presentano quindi occupazioni lavorative
tra loro eterogenee: un'infermiera, un'operaia tessile, una casalinga, una studentessa,
una rappresentante del Polisario in Svizzera (nonchè ex segretaria dell'U.N.M.S.),
una componente della commissione per il Referendum di autodeterminazione ed
infine un professore di lingua araba, funzionario del Polisario. Per quanto
riguarda i due italiani intervistati, è da notare che la loro stessa
professione ha contribuito ad avvicinarli alla causa sahraui: per una, si è
trattato di esercitare il lavoro di infermiera in Algeria, e per l'altro di
studi storici-politici a livello universitario.
Quasi tutti risultano sposati (tranne le due ragazze più giovani) e con
figli, mentre solo tre, delle sahraui intervistate, risiedono stabilmente in
Italia da alcuni anni: chi per ragioni di lavoro e di rappresentanza politica
e chi per problemi di salute. La presenza temporanea degli altri connazionali
è al contrario dovuta a motivi sanitari, di formazione professionale
e di sostegno alla causa (per esempio: inviti a convegni e a forum di solidarietà).
Attraverso questi dati di carattere personale, ho tentato di isolare quelle
variabili più significative per l'analisi delle interviste: l'età,
il grado d'istruzione e la formazione culturale sono apparse le discriminanti
principali per comprendere il senso delle risposte.
5. TRASCRIZIONE ED ELABORAZIONE DEI DATI:
La trascrizione delle interviste, effettuate con il supporto di un registratore,
è avvenuta in una serie di fasi. Inizialmente ho riportato letteralmente
la risposta per ogni domanda, attraverso un lavoro di ascolto e riascolto per
non perdere le informazioni: non sempre è stato facile, a causa dell'italiano
imperfetto da parte di alcune sahraui, nonostante la loro buona volontà
a farsi capire. Successivamente ho proceduto a mettere a confronto lo stesso
tipo di risposta, data da tutti gli intervistati, risaltandone le parti più
significative, in considerazione della tematica affrontata e delle variabili
sopraddette (età, grado d'istruzione e formazione culturale). Al riguardo,
è apparsa utile la tabella a doppia entrata per esaminare i dati ottenuti,
in modo rapido e semplice, e per arrivare ad incroci che correlassero il contesto
ambientale con le variabili.
Dall'organizzazione delle informazioni, sono così passata all'analisi
vera e propria, che da una parte ha visto l'estrapolazione del significato e
dall'altra la sua interpretazione, tenendo conto delle premesse e delle ipotesi
iniziali, insieme all'elaborazione del materiale bibliografico. Non è
risultata un'operazione semplice, non solo per motivazioni di "ordine tecnico",
come la necessità di rivedere il quadro concettuale e di essere distaccati
il più possibile dal proprio sistema culturale, (per una lettura imparziale),
ma anche e soprattutto per ragioni dovute alla difficoltà di reperire
dati e informazioni. Questa limitazione non è apparsa esclusiva a fattori
oggettivi quali, la scarsità di testi, ed il numero ridotto delle donne
da intervistare, in quanto gli ulteriori ostacoli per lo svolgimento del mio
lavoro hanno mostrato un' origine di ben altra natura. Penso alle numerose sollecitazioni
di aiuto verso la rappresentanza sahraui in Italia, per le quali ne ho ottenuto
una risposta superficiale, il più delle volte causata da una mancanza
di volontà mal celata, tale da tradursi in un ostacolo alla stessa applicazione
metodologica (come ad esempio l'impossibilità di disporre di un'interprete
femminile o il dilungarsi dei tempi d'indagine). Sono riflessioni che nascono
dalle esperienze, che ho vissuto direttamente durante la fase della ricerca,
per altro già sperimentate nel viaggio ai campi profughi dello scorso
anno. Forse, questo atteggiamento piuttosto disinteressato è derivato
dal fatto di non comprendere il significato del presente elaborato, a fronte
dell'utilità per la causa sahraui; oppure da motivazioni culturali piuttosto
tradizionaliste e anche in parte maschiliste, tali da rendere fastidioso un
tipo d'analisi del genere, per altro condotto da una persona di sesso femminile
ed estranea al sistema culturale, oggetto d'indagine.
E' certo però che l'entusiasmo mostrato da tutte le sahraui intervistate,
e la piena disponibilità dei due traduttori (per il colloquio informale
e per l'intervista semi-strutturata) e delle Associazioni italiane contattate,
sono risultati primari per completare e portare a termine questa ricerca.