LA DONNA NELLA VITA PUBBLICA
Dai dati in mio possesso, emerge come principale problematica per la questione
femminile, la formazione culturale e professionale della donna, valutata come
prima necessità da ognuna, indipendentemente da età, grado d'istruzione
e tipo d'occupazione.
L'attenzione che viene data in proposito deriva non solo da bisogni legati alla
vita nei campi profughi, per cui una maggiore conoscenza per operare meglio
nelle scuole, negli ospedali, nei laboratori tessili e in certi settori dell'amministrazione
pubblica, ma anche per prepararsi ad un futuro, proiettato all'indipendenza,
però incerto su ciò che riguarda il ruolo femminile nella nuova
società.
Tutte le intervistate e le testimonianze raccolte in dossier(92)
di altre loro compagne, richiamano l'importanza della formazione culturale e
professionale della donna, perchè dall'esperienza lavorativa extra-domestica,
esterna ed interna ai campi, hanno compreso come essa costituisca lo strumento
sia per entrare nel dominio pubblico, e sia per consolidare una posizione acquisita.
Risultano di conseguenza evidenti due fatti:
- Il grado d'importanza che assume la professionalità femminile si ricollega
nello stesso tempo all'evoluzione del significato di emancipazione, e delle
istituzioni e organismi che la promuovono;
- L'occupazione fuori delle pareti domestiche, contribuisce in modo rilevante
alla presa di coscienza della parità di diritti.
Un'analisi di entrambi i punti può spiegare allora non solo i livelli
di partecipazione alla vita pubblica e all'importanza che ne viene data, ma
anche i tratti che accomunano o allontanano le stesse associazioni internazionali
di donne tra loro in contatto, essenziali per delineare gli obiettivi ed i progetti
che esprimono il reale spirito femminile sahraui.
2.1
Concezione attuale del movimento "femminista" sahraui
Il processo di emancipazione femminile, nella società sahraui, è
nettamente diverso da quello che ha caratterizzato e tuttora caratterizza i
Paesi occidentali (pur con le loro specificità), nonostante esistano
tratti e componenti che possono considerarsi comuni ad entrambe le culture.
La storia europea ha presentato una serie di rivoluzioni sociali, economiche
e di classe che hanno sconvolto interi sistemi di ideologie e di credenze, tanto
da contribuire alla nascita di movimenti d'opinione, la cui entità ha
fatto sì che emergessero problematiche riferite a categorie di soggetti,
pressoché emarginati dalla vita pubblica, come la stessa figura femminile.
In Occidente la lotta della donna per la parità dei diritti inizia dal
1848 (con le suffragette(93) americane, francesi ed inglesi)
per poi continuare nei decenni e nel secolo successivo, con la conquista di
importanti prerogative nell'ambito del lavoro, della politica, della famiglia
e della sessualità. A seconda del contesto storico e socioculturale si
evolve per contenuti, ideologie ed obiettivi, arrivando alla maturazione attuale
che esprime l'importanza della differenza di genere maschile e femminile, ma
sull'universalità di valori e principi che costituiscono la dignità
umana.
Al contrario, il processo di emancipazione femminile nella società sahraui
risale ad un'epoca più recente, che come si è visto nelle precedenti
pagine, matura in concomitanza allo sviluppo del movimento indipendentista,
tanto da sovrapporsi ad esso in un primo momento, insieme allo stato di emergenza,
presente nei campi profughi. E' un tipo di considerazione emersa anche nelle
risposte espresse da alcuni intervistati, che per il fatto di aver vissuto direttamente
la guerra nel Sahara Occidentale negli anni '70, e per il ruolo svolto all'interno
della causa, hanno mostrato rispetto agli altri, una maggiore sensibilità
per questa condizione. La domanda - "Quali sono gli elementi che favoriscono
la presa di coscienza per una donna sahraui dei suoi diritti politici, civili
e sociali?- ha visto quindi come primo riferimento, lo stato di necessità
del proprio Paese:
" La situazione di bisogno e non di scelta ha accelerato molto la presa
di coscienza di sé, come la stessa autostima: dove c'è necessità
di tutti, come ad esempio nella lotta di liberazione nazionale e nella guerra,
la donna viene rivalutata e si rivaluta(...)"
" La presa di coscienza per la donna, dei propri diritti inizia con lo
stato di oppressione nel Sahara Occidentale, prima da parte degli Spagnoli,
poi da parte dei Marocchini. Rappresenta una condizione che mette a confronto
due realtà opposte: quella libera da nomade e quella imprigionata da
colonizzato(...)"
"La guerra ha incentivato la presa di coscienza femminile, perchè
lo stato di necessità lo ha richiesto prima per la lotta contro l'invasore,
poi per il bisogno di gestire i campi profughi in assenza dell'uomo: una situazione
proficua per ritrovare la propria autostima(...)"
La promozione del ruolo femminile nelle diverse sfere sociali, prende quindi
origine dalla lotta indipendentista, dalla quale consegue il riconoscimento
al valore della donna come combattente, attraverso espressioni concrete e storiche
che testimoniano il passaggio ad una nuova era: il voto politico (94)e
la costituzione dell'U.N.M.S. Si assiste perciò al raggiungimento di
alcuni obiettivi, non tanto per una rivendicazione prettamente femminile di
determinati diritti, quanto piuttosto per l'esigenza di riconoscere un nuovo
Stato, sulla base di principi democratici.
Ma è precisamente dal versante nazionalista che la donna inizia a riflettere
sulla propria condizione. Se nei primi anni '70 richiede un ruolo attivo nella
Rivoluzione, negli anni '80 non fabbisogna di un orientamento esclusivamente
maschile per esercitare le mansioni necessarie alla Resistenza: la lontananza
dell'uomo dai campi profughi accresce la sua acquisizione di sicurezza e nello
stesso tempo la sua capacità decisionale. Ora, in periodo di tregua,
dopo aver trascorso più di vent'anni in un esilio forzato, ma eccezionale
per quelle esperienze di vita, che le hanno permesso di uscire allo scoperto,
reclama la propria autonomia, sia nell'ambito privato che pubblico, delineando
così un movimento d'opinione che la esprime nelle sue specifiche esigenze,
distinguendosi dal Polisario, la sua base di partenza.
E' comunque un tipo di rivendicazione che tenta sia di conciliare aspetti tradizionali
con idee progressiste, scaturite dai tanti contatti internazionali, e sia di
non contrastare l'azione del Fronte, nonostante ricerchi una propria autonomia
da esso. In ragione del contesto particolare da cui ha preso origine, e del
forte condizionamento, che nonostante tutto l'antico sistema culturale continua
ad esercitare, prevale una visione piuttosto omogenea degli obiettivi e delle
metodologie da seguire. Questioni sociali e politiche vengono recepite come
emergenze ad unanimità: la scarsa informazione su temi delicati quali
il matrimonio, l'educazione dei figli e le relazioni di coppia o limitazioni
riguardanti la presa di decisione, e posti di responsabilità pubblica,
sono problematiche che si ritrovano ad esempio, sia nei dossier dei Congressi
dell'U.N.M.S. e sia in alcune delle interviste che ho
effettuato.
Non appaiono discordanze rilevanti da parte delle donne più sensibili
alla problematica femminile, anzi al contrario si tende a sottolineare la solidarietà
e reciprocità che caratterizzano le loro relazioni fin dall'antichità,
quasi a dimostrare che i concetti di "individualismo" ed "egoismo"
non esistono nella cultura sahraui. Prevalgono in ogni dichiarazione, opinioni
comuni, ma nessun tipo di particolarismo dovuto ad interessi di gruppo o ideologici.
E' da notare però che il processo di emancipazione femminile, oltre al
fatto di riferirsi ad un contesto eccezionale, risale ad un'epoca recentissima,
in cui rivoluzioni sociali e culturali rilevanti, tali da sconvolgere completamente
consuetudini millenarie, non si sono ancora verificati. Inoltre per le stesse
vicende storiche, l'attuale società sahraui mantiene la dimensione comunitaria
in tutte le sue relazioni vitali, non dando spazio a quei fenomeni di gerarchizzazione
del sistema, proficui al contrario ad una stratificazione sociale, e perciò
ad uno stesso individualismo. Non stupisce allora che il principio base del
neo-movimento femminista, affermi come la parità di diritti tra uomo
e donna, coniugata alla loro specifica differenza, sia necessaria per la costruzione
di una società moderna e democratica, ma in uno spirito di collaborazione
e non di lotta. Non si esalta il "mito maschio", da imitare o da adorare,
ma non si vuole nemmeno combatterlo per una "supremazia femminile":
si desidera al contrario la riconoscenza della reciproca importanza, poiché
si ritiene che l'esistenza di ognuno sia necessaria per l'altro. Il rifiuto
alla competizione tra sessi ha quindi un significato arcaico, che però
non è sottovalutato: fino ad ora la vita si è svolta in condizioni
d'emergenza e di sussistenza, ma nell'attuale presente, proiettato al liberismo
economico e politico futuro, si considera la possibilità che questo genere
di lotta possa essere inevitabile.
L'esempio della donna algerina fa da scuola, mentre la continua richiesta di
una migliore formazione professionale e culturale e della stessa rivalutazione
dell'U.N.M.S., testimoniano un timore fondato, insieme alla consapevolezza che
i principi portati avanti dal movimento emancipazionista, non sono compresi
e accettati totalmente dall'intera popolazione femminile. La scarsa politicizzazione,
la forte influenza del sistema di vita tradizionale e il basso grado d'istruzione,
caratterizzano tra le donne una diversa presa di coscienza, che incide sullo
stesso processo di sviluppo sociale.
2.2
L'Unione Nazionale delle Donne Sahraui
L'organizzazione, che per eccellenza esprime concretamente il movimento d'opinione
femminile è l'Unione Nazionale delle Donne Sahraui (U.N.M.S.).
Nata all'interno del Fronte Polisario, nell'agosto del 1974, (96)
vede la partecipazione massiccia delle donne già prima della sua dichiarazione
formale.
Come si è visto nei capitoli precedenti, la sua costituzione è
dovuta ad esigenze d'orientamento e di mobilitazione femminile nella guerra
d'indipendenza, ma questa funzione di politicizzazione ha permesso, nello stesso
tempo, di creare una situazione favorevole per il conseguimento di aspettative,
che la donna può ora in parte soddisfare: la possibilità di esprimere
opinioni e che come tali vengano ascoltate in sede decisionale, e la sua partecipazione
diretta alla costruzione del nuovo Stato.
Il significato che l'U.N.M.S. assume è quindi di necessità per
tutto il popolo sahraui: per l'uomo rappresenta uno strumento di lotta e di
resistenza, mentre per la sua compagna è anche un mezzo di promozione
alla propria integrità di persona.
E' per questa sua estrema importanza che presenta un'organizzazione interna
piuttosto complessa: strutturata sulla distinzione specifica di direzioni e
segreterie, le funzioni che svolge appaiono differenziate per i gravosi compiti
che le vengono richiesti.
Semplificando, si può presentarla schematicamente nelle seguenti componenti:
- il Congresso: l'organo con il più alto potere decisionale, indetto
ogni cinque anni. Ne fanno parte le delegate elette nelle diverse assemblee
comunali, nelle quali partecipano liberamente tutte le donne. In questo modo
si costituisce la base decisionale del Congresso, insieme alla conferenza regionale,
formata dai membri direttivi dell'U.N.M.S., dai rappresentanti dei cinque comitati
(sanità, educazione, giustizia, alimentazione ed artigianato) a livello
locale, provinciale e nazionale, dal corpo insegnante femminile, dalle operatrici
sanitarie e di quelle dei rimanenti settori sociali.(97)
- La Segreteria Nazionale: composta di 63 membri,(98)
eletti dal Congresso, funge da canale comunicativo tra la base femminile e gli
organi esecutivi dell'U.N.M.S. Attraverso la sua forma organizzativa permette
la complementarità, la continuità e l'orientamento occupazionale
della donna, insieme alle sue stesse aspirazioni.
- L'Ufficio Esecutivo: costituito da un numero variabile di 13 membri, e presieduto
dalla Segretaria Generale (eletta dal Congresso), gestisce i diversi campi di
intervento femminile, attraverso i seguenti Dipartimenti:
" Dipartimento delle Relazioni estere e cooperazione;
" Dipartimento di informazione, cultura e orientamento;
" Dipartimento di emigrazione e delle zone occupate;
" Dipartimento di assistenza sociale;
" Dipartimento di formazione;
" Dipartimento di insegnamento;
" Dipartimento di educazione;
" Dipartimento di sanità;
" Dipartimento di amministrazione centrale;
" Dipartimento della scuola femminile " 27 Febbraio";
" Dipartimento della produzione;
" Dipartimento degli uffici regionali, rappresentanti per ogni Wilayas
gli ambiti di intervento sociale.
La Segreteria Nazionale si riunisce una volta l'anno, mentre l'Ufficio Esecutivo,
i settori professionali, i comitati regionali e quelli locali (daira) una volta
al mese.
Emerge una struttura organizzativa piuttosto articolata, ma non eccessivamente
burocratica: per la distinzione che presenta nei ruoli e nei compiti da svolgere,
riesce a mantenere una certa democraticità ed efficienza sia a livello
decisionale che esecutivo. Opinioni, suggerimenti e critiche che partono dalla
base, sono considerati ed ascoltati dagli organi dirigenti, che in questo modo
rendono indirettamente partecipe al processo decisionale l'intera popolazione
femminile, coinvolta nelle diverse sfere sociali. Non meraviglia quindi che
alla domanda - " Chi fa parte dell'U.N.M.S.? "- la risposta sia sempre:
-"Tutte le donne"-.
E' una necessità, perchè in assenza di un rapporto diretto con
la popolazione, non si riuscirebbero ad affrontare efficacemente le problematiche
poste dalla vita quotidiana, che in particolare, la donna deve affrontare. Al
riguardo, un ulteriore sostegno per la comunicazione delle informazioni all'interno
dei campi e all'estero è rappresentato dalla rivista "8 de Marzo",
organo centrale dell'Unione dal 1985, il cui titolo ha per le sahraui un doppio
significato: la caduta del primo martire della Rivoluzione, Bachir Lahlaui,
ed il riconoscimento internazionale in questa giornata simbolica, dell'autodeterminazione
femminile. Le esigenze più urgenti e i possibili interventi da compiere
entro un breve termine sono in questo modo portati a conoscenza, mentre rimane
consolidato il rapporto di collaborazione tra donne della R.A.S.D. e donne di
altri Paesi.
2.2.1
Strategie operative dell'U.N.M.S.
Se costituisce un'espressione di democrazia, la possibilità da parte
di tutte le donne di influire ed orientare le politiche dell'U.N.M.S., altrettanto
si può definire il metodo di scelta delle stesse dirigenti.
La domanda - Quali sono i criteri ed i mezzi necessari per entrare nella dirigenza
dell'Unione Nazionale Donne Sahraui? - ha visto una serie di risposte più
o meno simili, che indicano chiaramente la prevalenza di uno spirito idealista,
ma in considerazione dello stato di necessità, presso i campi profughi.
Quelle che seguono, sono alcune delle risposte più significative, date
da S. e F., due sahraui politicizzate e più vicine alla direzione dell'Unione,
e dai due volontari italiani, che collaborano col Polisario:
"In ogni villaggio, ogni donna è membro dell'U.N.M.S., grazie
alla sua partecipazione all'interno di comitati locali, creati per affrontare
certe emergenze quotidiane; attraverso le discussioni pubbliche, sui problemi
che ha il villaggio, ogni donna può così esprimere i suoi punti
di vista, che vengono poi considerati a livello provinciale dall'Unione. In
questo modo emergono figure femminili, che dimostrando coscienza, senso di responsabilità
ed entusiasmo per l'utilità che danno all'U.N.M.S., possono essere candidate
nelle liste elettorali di ogni comune, che si presentano al Congresso: si guarda
perciò più alle qualità soggettive che a quelle accademiche,
per l'elezione delle dirigenti."
" Ci sono dirigenti di base, a livello di quartiere e di villaggio, che
vengono elette dal Congresso dell'U.N.M.S., ogni due anni ed in funzione dei
bisogni nei campi, a seconda della loro disponibilità, del desiderio
di lavorare per l'U.N.M.S. e per la causa. Se però, nonostante la buona
volontà, mostrano una scarsa informazione ed un livello di conoscenza
non sufficiente per i compiti richiesti dalla direzione, si procede ad organizzare
corsi di aggiornamento, per migliorare la loro preparazione professionale."
" Non credo che ci siano criteri specifici di selezione per entrare nella
dirigenza dell'U.N.M.S.; penso che dipenda dall'emergenza della situazione e
dal bisogno di inserire qualcuno nell'organigramma, valutando chi ad esempio
ha lavorato meglio, chi è disponibile ad un certo lavoro, visto che tutte
le donne hanno un'occupazione ai campi e all'estero, e quindi c'è un'osmosi
tra i vari settori. Probabilmente esistono dei favoritismi, come in tutte le
parti e non solo in questo caso, ma bisogna considerare, anche l'esistenza di
problemi funzionali come ad esempio la disponibilità del passaporto,
non facilmente ottenibile. Credo comunque che ci siano criteri di rinnovamento
e di formazione per le classi dirigenti, proprio per questione di necessità."
" A livello di base ci sono discussioni e meeting tra le responsabili delle
daire e le altre donne: sono confronti necessari perchè derivano da esigenze
di sopravvivenza, ed è per questo che le delegate locali rappresentanti
esprimono realmente i bisogni quotidiani. Questa condizione può essere
l'inizio di una carriera verso posizioni di dirigenza più alte, fino
ai massimi livelli dell'organizzazione. Partecipando a conferenze dell'U.N.M.S.,
ho comunque avuto l'impressione di una grande democrazia, perchè nonostante
i quadri direttivi, la base è attiva e viva, contro un'eccessiva gerarchia
più presente nelle nostre associazioni femminili. Ma, non so fino a che
punto si seguono criteri di rinnovamento nella dirigenza: in certe occasioni
mi è sembrato che fossero privilegiate nella scelta, donne con una particolare
posizione sociale acquisita, o per matrimoni d'eccellenza o per esperienze lavorative
e di studio all'estero. D'altra parte, però da quello che ho capito e
visto nei campi, ritengo che, le rappresentanti siano persone che realmente
godono della fiducia della gente perchè nella condizione in cui si ritrovano,
non possono permettersi di avere delegate provenienti dall'alto, che non conoscono
i problemi quotidiani. Occorre avere la simpatia della comunità, e soprattutto
difendere concretamente la causa sahraui. La base femminile è cosciente
della sua forza e del diritto di avere una giusta rappresentanza: non penso
quindi che possa crearsi il pericolo di una dirigenza di privilegiate, incapaci
di esprimere le necessità delle altre donne."
Da queste risposte emergono non solo i criteri di scelta generale per la dirigenza
dell'U.N.M.S., ma anche le motivazioni di fondo che li pongono in essere: sulla
base dei bisogni immediati e a lungo periodo dell'intera comunità e del
sentimento nazionalista per la propria causa, si distinguono le qualità
personali, come condizione principale per la selezione delle candidate. Sebbene
una posizione critica, a proposito di eventuali favoritismi o privilegi sia
stata riportata solamente dai due intervistati italiani (grazie alla loro visione
esterna del contesto), prevale in ogni caso questo tipo di affermazione, che
si ritrova negli stessi dossier e relazioni dell'Unione, a proposito delle sue
problematiche interne.
La dimostrazione di volontà, di senso di responsabilità e di coscienza,
e per ultimo di meriti professionali, costituiscono quindi il criterio discriminante,
che supera ogni individualismo o particolarismo dettato da status preferenziali,
per legami affettivi e di parentela o per un alto grado d'istruzione. Ma dietro
a queste scelte di ordine morale ed etico, vi sono anche motivazioni non solo
esclusive ai bisogni quotidiani ed immediati dei campi. L'elezione biennale
delle dirigenti e certe posizioni ideologiche espresse durante i congressi dell'Unione
portano a pensare anche a ragioni, propriamente legate a politiche femminili,
come viene ribadito da un'affermazione emersa nell'intervista condotta a S.,
ex segretaria dell'organizzazione femminile sahraui:
" Nell'U.N.M.S., si trovano donne che hanno una cultura e una formazione
professionale diversa: è una condizione ritenuta positiva perchè
permette una competizione costruttiva, che attraverso il confronto delle idee
porta ad un'evoluzione culturale dell'Unione e stimola la creazione e l'elaborazione
di progetti nei diversi ambiti. In questo modo si tende al progresso, mentre
chi lo promuove col suo lavoro riceve incentivi come il passaggio ad incarichi
più importanti."
Non appare quindi un'élite femminile che tende a riproporsi negli incarichi
di maggior responsabilità, ma una continua promozione di nuovi funzionari
che assicurano un ricambio anche generazionale. In questo modo, si vuole evitare
la creazione di classi intellettuali, a favore di un più ampio coinvolgimento
di donne nella formazione culturale e professionale, essenziale per la continuità
del processo di emancipazione.(99) E' una strategia operativa
che impostata per il presente e per il futuro (inteso nel Sahara Occidentale),
mira non solo a portare su di uno stesso livello di conoscenza, coloro che hanno
avuto, e non, la possibilità di istruirsi, ma anche nel contribuire all'evoluzione
strutturale e di contenuto della stessa Unione. Il confronto interpersonale
è perciò ritenuto fondamentale: la possibilità di una collaborazione
tra donne (giovani e meno), dalla formazione professionale ed educativa diversa
per esperienze di vita, è considerata una fonte di ricchezza. E' lo scambio
di idee e di pensiero che permette il progresso, in opposizione all'eccessiva
staticità, interpretata da tante, come un ostacolo al processo di emancipazione.
Non si temono di conseguenza i cambiamenti di metodi, di statuti e di forme
all'interno dell'U.N.M.S., in quanto vengono intesi come aspetti ideale di adattamento
al contesto in evoluzione. L'interazione tra la generazione delle più
anziane, che hanno dovuto senza scelta acquisire un'esperienza amministrativa
pratica, e quella delle più giovani che al contrario possiedono una "sola"
preparazione teorica ma una forza di spirito più combattiva, permette
quella complementarità, essenziale per lo sviluppo dei programmi e della
promozione delle strutture sociali. I Congressi tenuti nel 1985, nel 1990 e
nel 1996 non sono altro che la dimostrazione concreta del processo evolutivo
dell'Unione, in concomitanza a quello del ruolo femminile nella società.
Se il primo tra questi incontri, parte col proporre un codice generale di organizzazione
interna, per lavorare più efficacemente e per mantenere i risultati conseguiti
dall'inizio dell'esilio, (100) l'ultimo presenta un'analisi
più approfondita delle strutture e dei meccanismi che consentono il funzionamento
dell'U.N.M.S., sulla base di autocritiche riguardanti il riconoscimento di limiti
oggettivi e soggettivi che la investono.
Si parla ad esempio, di consolidare gli uffici esecutivi regionali e locali,
insieme al perfezionamento dell'organizzazione interna alla Segreteria Nazionale;
si ribadisce la necessità di una continua rivalutazione delle Assemblee
comunali e delle delegazioni politiche dell'Unione, costituendo esse stesse
il campo d'azione per la preparazione pratica delle future dirigenti; non si
vogliono poi trascurare le promozioni degli incontri culturali, a livello nazionale
ed internazionale tra donne, essendo definiti come interscambi di conoscenze,
vitali per il raggiungimento degli obiettivi preposti(101).
Inoltre si risaltano quelle problematiche più sociali che politiche,
ostacolanti l'equilibrio tra i due sessi nelle relazioni comunitarie, come lo
scarso livello culturale e professionale dei membri direttivi dell'Unione e
la difficoltà di coordinare compiti e mansioni delle diverse istituzioni
della comunità (scuole, ospedali etc.), per l'impossibilità di
conciliare impegni familiari con quelli lavorativi.
Tutte queste osservazioni esprimono una preoccupazione di fondo, ovvero la necessità
di potenziare l'Unione nei suoi apparati, considerazione, che non appare nel
primo Congresso (1985), se non nella veste di un'emergenza, che deve affrontare
i bisogni quotidiani dell'intera collettività. Per la prima volta, vengono
al contrario elencate chiaramente, possibili soluzioni politiche e tecniche,
che pongono un'attenzione particolare all'inadeguatezza e alla difficoltà
di diffondere programmi informativi ed educativi per le donne. Si guarda alle
loro esigenze specifiche, ma in un'ottica proiettata al futuro che considera
la necessità di soddisfarle nel lungo periodo, perciò anche per
il dopo esilio. Il processo di sviluppo vuole essere inarrestabile, ed è
quindi essenziale, che vengano poste fondamenta solide per la sua continuità,
che l'U.N.M.S., in particolar modo può assicurare: essendo principalmente
un'organizzazione politica, che sostiene fortemente il movimento rivoluzionario,
e mantiene vivi i contatti internazionali con quei Paesi che supportano la causa
sahraui, diventa necessaria e quindi influente sulle scelte governative, e decisionali
su piano locale e regionale. E di questo sono coscienti le tante donne coinvolte
nella direzione dell'Unione, che già dagli ultimi due Congressi, reclamano
una considerazione politica più rilevante; e lo stesso Polisario, che
nonostante il continuo rapporto di collaborazione, si vede obbligato a considerare
la richiesta di maggiori diritti femminili ed il movimento che li esprime, in
un clima non sempre accordante.
Ancora una volta non si tratta di conquiste facili e immediate: tendenze tradizionali,
e maschilismo sono ancora diffusi, mentre non termina lo stato d'emergenza,
al quale vanno incanalati tutti gli sforzi per rendere l'esilio il meno duro
possibile. Il sostegno delle organizzazioni internazionali e la preparazione
culturale e professionale risultano pertanto indispensabili alla lotta, che
le donne devono condurre sui due fronti.
Un doppio sforzo che non tutte sono in grado di sopportare.
3.2.2. L'U.N.M.S. e le organizzazioni internazionali femminili
Una delle opinioni ricorrenti, che è condivisa in maniera assoluta da
tantissime donne, e che nello stesso tempo costituisce uno dei pensieri chiave
del movimento femminile, riguarda l'importanza che assumono le relazioni estere.
Rappresenta una vera e propria convinzione, che non viene ribadita solamente
per esprimere la gratitudine alla solidarietà dimostrata da tanti Paesi,
impegnati nel sostenere la causa sahraui, ma anche perchè si crede fermamente
che i contatti multiculturali e multirazziali pongano le basi a quei rapporti
di cooperazione e di rispetto reciproco, essenziali per lo sviluppo ed il progresso
di ogni nazione.
Alla domanda: - " Quali sono gli elementi che favoriscono la presa di coscienza
per una donna sahraui dei suoi diritti politici, civili e sociali? "- quasi
tutti gli intervistati si sono riferiti al confronto tra mondi differenti e
all'istruzione, risaltando in modo particolare il ruolo essenziale, che gioca
nell'evoluzione culturale, il sistema delle relazioni internazionali.
Tre delle sahraui intervistate, F. K. e M., che risiedendo in Italia da alcuni
anni e che quindi vivono da vicino una realtà diversa, hanno espresso
ancora più chiaramente degli altri, gli effetti che questi incontri multirazziali
comportano sul sistema di valori vigenti nella propria società, e sulla
visione che hanno della loro posizione nella vita pubblica:
"Le Saharaui hanno iniziato a pensare all'uguaglianza e alla parità
di diritti quando hanno cominciato a partecipare ad incontri femminili, con
altre donne del mondo. Si sono rese conto che i diritti bisogna guadagnarseli,
perchè non vengono dati dai governi, ma bisogna lottare per averli. E'
la storia che insegna questo(...)Penso quindi che la presa di coscienza derivi
dal confronto con altre situazioni(...)Nei campi, proprio per una questione
culturale, non accadono episodi estremi, come violenze fisiche e sessuali sulla
donna, tanto da richiedere diritti che la possano proteggere; ma è chiaro
che gli alti livelli istituzionali, dove è assente la figura femminile
(nessuna ambasciatrice o ministro), diventano campi di lotta attuali, come per
tutte le altre donne del mondo. E' una delle problematiche che hanno in comune
tanti Paesi, insieme a quella dell'occupazione: che farà ad esempio la
donna, un domani, quando gli uomini smetteranno di combattere ma dovranno lottare
insieme per il posto di lavoro? Questa è la domanda e la paura più
diffusa che sentono molte sahraui."
" (...) I contatti internazionali hanno aiutato molto la donna per la sua
presa di coscienza, tanto che i rapporti con le altre organizzazioni femminili,
nel mondo, fanno parte della politica dell'U.N.M.S., che per questo, partecipa
attivamente ai diversi congressi europei ed extraeuropei, ed è membro
dell'Unione Panafricana delle donne.
L'incontro con la donna occidentale stimola poi ad andare avanti nella lotta
e a mantenere il potere conquistato, dato che diventa inevitabile il confronto
culturale, essendo la società sahraui, circondata da Paesi arabi dove
la popolazione femminile è discriminata e non ha un ruolo pubblico. Però
questa vicinanza non influisce negativamente su di noi poiché, associata
ai contatti internazionali, soprattutto occidentali, permette di capire meglio
i problemi che hanno le altre donne, ad esempio le algerine, tanto da aiutarle,
e preparare noi stesse ad affrontare un domani, pieno d'incertezza. "
" La conoscenza di altre realtà è utile per capire la posizione
che la donna occupa nella sua società. Penso a quelle associazioni femminili
spagnole ed italiane che organizzano occasioni d'incontro con le sahraui, come
per l'8 Marzo (...) E penso ai 4-5 mesi che ho vissuto ad Algeri, nel 1983,
per motivi di salute: ho trovato una situazione che mai avrei detto potesse
esistere, ancora oggi, e in un Paese che ha una storia di civiltà ben
più lunga di quella sahraui. Sono stata male nel vedere come vivono le
algerine, sapendo dei tanti diritti e della libertà che avevano nel passato
e confrontando la loro situazione con la nostra: se le donne sahraui hanno ancora
tanti ostacoli da superare nei rapporti con l'uomo, è però vero
che rispetto all'Algeria hanno tanta libertà, come la possibilità
di lavorare, di fare politica e di essere rispettata da tutti, e questo perchè
si trovano in una società aperta e non chiusa in se stessa (...) "
Queste parole affermano con vigore la necessità di una continua relazione
col mondo esterno, in quanto si ritiene che l'isolamento internazionale, più
di ogni altro fattore, possa ostacolare la via del progresso e causare la perdita
di diritti acquisiti. In una situazione eccezionale come quella sahraui, e in
un altrettanto contesto geografico, per il quale la comunicazione e l'informazione
non sono così immediate e semplici da attuare, diventa quasi una necessità
per queste donne, ricercare e potenziare i contatti con realtà diverse.
E' dal confronto che nasce la riflessione critica sulla propria società
e sulle aspettative che ne derivano, come la stessa capacità di valutare
in modo costruttivo altre culture e sistemi governativi, rispetto ai propri.
Le sahraui hanno coscienza di questo, e la paura di perdere contatti con l'esterno
è interpretata automaticamente come il conseguente indebolimento delle
forze che permette a loro di lottare. Non stupisce per nulla che l'importanza
dello scambio internazionale delle esperienze femminili, sia percepito anche
in questo senso e non esclusivamente come lo strumento per arrivare ad una denuncia
a carattere mondiale, della propria causa. Lo si nota già nei primi anni
di formazione dell'U.N.M.S., attraverso la sua volontà di entrare nella
Federazione Internazionale delle Donne Democratiche e nell'Unione Generale delle
Donne Arabe (1978), nell'Organizzazione Panafricana delle Donne (1980) e per
ultimo nelle Organizzazioni Non Governative per la comunicazione. (102)
Insieme a questi organismi, l'U.N.M.S. costituisce una forza che si batte per
il rispetto dei diritti umani, contro ogni forma di discriminazione sessuale
e di abuso verso i soggetti più deboli, e per una cooperazione orientata
alla formazione femminile nei diversi ambiti sociali. Campagne informative,
denunce e formulazione di progetti sono diffuse dalle numerose conferenze e
forum internazionali cui prende parte puntualmente, in un clima di collaborazione
e di impegno totale, nonostante le differenze politiche, sociali e culturali
presenti tra i partecipanti, ed umilianti boicottaggi, esercitati da coloro
che si sentono danneggiati per i richiami ai principi di libertà e di
giustizia, invocati in queste sedi di discussione.(103)
Le donne sahraui attraverso i dibattiti internazionali, alcuni dei quali convocati
di propria iniziativa, riescono a scavalcare quel muro di isolamento e di omertà
che le separa dal resto del mondo (104), esprimendo all'opinione
pubblica estera, le proprie angosce e le proprie necessità, ma senza
sentirsi per questo, inferiori a chi proviene da un paese avanzato o al contrario
peccare di superiorità verso chi si ritrova in una situazione ancora
più sfavorevole.
Probabilmente, è il forte sentimento di dignità, maturato dalle
esperienze storiche vissute, che le porta a ritenere il confronto culturale
nella veste di una solidarietà reciproca: un dare e un ricevere, in cui
ogni donna beneficia dell'esperienza dell'altra, attraverso un rapporto di interscambio
e di cooperazione, che non mina l'identità femminile, e non comporta
sentimenti di condizionamento verso gli altri.
Si considerano le diverse idee per quello che offrono, indipendentemente dal
fatto che possano provenire da donne europee o africane, e sempre nel rispetto
della propria cultura per non creare una sorta di "colonialismo mentale",
da parte di chi possiede più mezzi o strumenti di lotta(105).
E' un'affermazione che spesso le sahraui ribadiscono, insieme al richiamo alla
valorizzazione di ogni esperienza femminile, poiché ritengono importante
la collaborazione paritaria e non discriminatoria. La messa in comune delle
rispettive conoscenze è interpretata allora come strumento positivo che
permette la prevenzione di fenomeni di subalternità interna, dannosi
per lo stesso processo di emancipazione generale.
Senia Hamed, segretaria dell'U.N.M.S. fino al 1996, descrive al riguardo, come
l'approccio interculturale agisce sul processo d'apprendimento per la formazione
femminile, sulla base di tre distinte realtà organizzative:
"Abbiamo visto alcune associazioni arabe, immutate ed immobili che non
mostrano nessun segno di sviluppo, sin dal momento della loro nascita;
Abbiamo visto altre organizzazioni femminili, più vitali che fanno propaganda
e tendono a ricoprire ruoli nella sfera occupazionale, benché siano assenti
negli apparati istituzionali e in quei settori lavorativi ad alta responsabilità;
E abbiamo visto realtà, che sulla base della teoria femminista che rivendica
la parità di diritti nella sfera politica ed occupazionale, presenta
donne in tutti i settori sociali, sia a livello di dirigenza, che di base, come
i Paesi Scandinavi.
Se ammiriamo quest'ultimo modello di organizzazione femminile, non possiamo
considerare con altrettanta benevolenza l'esperienza di quei Paesi, in cui compaiono
ad esempio cinque ministri donna, ma senza leggi e senza una base solida che
garantiscano la parità di diritti. Che cosa possono fare in assenza di
risorse e mezzi fondamentali per sostenere la propria politica ?(...) Non siamo
contrarie alla dirigenza femminile, ma occorrono anche le condizioni giuste
perchè la sua azione possa essere efficace.
Questa è una riflessione che indica il tipo d'analisi che compiamo sui
modelli a disposizione: attraverso un loro confronto estrapoliamo ciò
che può beneficiare alla nostra esperienza(...)" (106)
Tra le righe, non si legge solamente l'utilità materiale e morale, intesa
dalle tante donne sahraui per gli incontri internazionali, ma anche la posizione
critica che assumono verso le proprie colleghe. Non si tratta comunque, di disprezzare
la loro mentalità o il loro sistema culturale, quanto di comprenderli,
in considerazione dell'ambiente da cui provengono, per poter creare o evitare
gli stessi eventi, che in un caso, come nell'altro possono favorire od ostacolare
il processo di emancipazione.
Così, se ammirano la Svezia per l'alta professionalità femminile,(107)
si interrogano al contrario, sulla necessità di combattere ad ogni costo
i fenomeni che ostacolano l'accesso alle istituzioni, quando mancano, contemporaneamente,
garanzie e diritti nelle strutture di base; mentre se guardano al tipo di cultura,
che possiedono certe donne arabe e mussulmane, rispetto a loro notano profonde
differenze nella dialettica dei due sessi, ma intendendole come un prodotto
di eventi storici e sociali, capaci di modificare lo stesso concetto originario
di Islam.
Sono tutte esperienze che vengono comunque definite formative, comprese quelle
più sfavorevoli per la donna, poiché sia le une che le altre,
sono ritenute necessarie alla nascita e alla maturazione di pensieri e riflessioni,
che mettono in discussione convinzioni, ben radicate in secoli di totale isolamento,
ma senza con questo indebolire l'integrità culturale. Ne consegue un
processo evolutivo piuttosto graduale, ma non troppo lento, che se da una parte
vede un forte sistema di valori e di credenze, tale da condizionare ancora la
vita politica e sociale, dall'altra parte emerge una certa disponibilità
ad ascoltare e a far proprie idee nuove. Questo atteggiamento d'apertura verso
il prossimo, non deriva esclusivamente dall'importanza, che si attribuisce al
significato di rispetto, un concetto dalla profonda valenza culturale, ma soprattutto
dalla paura ricorrente per l'incertezza del futuro, dove tutto può accadere,
inclusi i problemi che le sahraui vivono attualmente solo di riflesso, attraverso
le altre donne.
2.3La formazione culturale e professionale come strumento di emancipazione
Se il confronto culturale a livello internazionale viene indicato come uno dei
fattori principali per la presa di coscienza femminile, non passa in secondaria
importanza l'istruzione, che per tutte le intervistate assume una valenza di
necessità primaria, sia per il discorso legato alla sopravvivenza, che
per una scelta di emancipazione, come testimoniano alcune di loro:
" L'istruzione è importantissima perchè permette di capire
il significato della lotta per certi diritti femminili, e perchè fornisce
quelle basi essenziali per un confronto positivo a livello internazionale(...)"
" Se ora la donna è più cosciente dei suoi diritti ed è
più determinata ad averli, ciò dipende anche dall'istruzione,
che in questi anni d'esilio il Polisario ha assicurato a tutti, contro una cultura
ed un'educazione insufficienti al processo d'emancipazione. Con l'istruzione,
la donna può combattere meglio gli ostacoli alla sua realizzazione, anche
per il futuro(...)"
" L'istruzione è fondamentale per due ragioni principali: prima
di tutto permette che la vita nei campi profughi continui, perchè prepara
professionalmente donne e uomini nei diversi compiti giornalieri; poi consente
di capire l'importanza dei diritti che la donna ha conquistato per se stessa
e quelli che deve ancora ottenere."
Si evince da queste frasi che la scolarizzazione compiuta, e la conseguente
esperienza lavorativa rappresentano essenzialmente il percorso completo per
arrivare ad una formazione culturale e professionale, necessaria per una promozione
sociale, tale da tradursi in libertà non vigilata ed indipendenza. Si
tratta della possibilità di acquisire un'autonomia psicologica e materiale,
che viene espressa dalla capacità di pensare, decidere ed agire senza
condizionamenti di ordine maschile, ma con la coscienza critica che il sistema,
di per sé non è indiscutibile.
Per la donna sahraui, che ha vissuto lungamente le conseguenze nefaste di un
analfabetismo imposto, come la dipendenza totale dall'uomo e l'impossibilità
di esprimersi pienamente, la formazione culturale e professionale costituisce
un'esigenza legittima, che le permette di approfondire l'esperienza e la conoscenza,
necessarie per ruoli ad alta responsabilità sociale e per la comprensione
del significato di diritto.
L'U.N.M.S., che si batte a favore dell'emancipazione femminile, non rimane estranea
alla politica dell'educazione, tanto da considerarla la sua principale missione:
il consolidamento permanente e costante dell'istruzione, l'alfabetizzazione
degli adulti, l'accesso ad attività professionali e la restaurazione
della cultura nazionale, testimoniano la sua volontà a combattere l'ignoranza,
ritenuta l'ostacolo principale per la via del progresso.
Come antica mediatrice di informazioni conoscitive e di norme culturali e sociali,
la donna si rende perfettamente conto del ruolo prioritario dell'insegnamento:
esso, non solo permette la formazione dell'individuo, nella vita comunitaria
in tutti i suoi aspetti, la trasmissione dei valori e principi umanitari e la
responsabilizzazione generale per la costruzione di un nuovo stato, ma soprattutto
veicola la trasformazione sociale in profondità, una condizione che può
diventare preziosa, per coloro che si battono contro ogni forma di discriminazione.
Gli enormi sforzi e la continua perseveranza, impiegati nella costruzione e
nell'organizzazione di scuole, diventano più che comprensibili alla luce
di quanto detto, come del resto la pretesa di diverse donne nell'occupare posti
chiave nell'ambito della struttura educativa e professionale. S., una delle
intervistate sahraui, più politicizzate, ribadisce con fermezza tale
principio:
" Attualmente, riteniamo che la nostra arma vincente non sia rappresentata
tanto dal ruolo politico, quanto quello professionale e culturale, necessario
per la società futura(...) La donna può entrare nel gioco del
governo e dei partiti attraverso la sua promozione in attività sociali
ed economiche, creando in questo modo gruppi d'interesse, influenti nelle alte
sfere decisionali(...)"
Con queste parole si afferma chiaramente la consapevolezza, che l'unica strada
da seguire per arrivare alla piena tutela della donna è quella della
completa formazione culturale e professionale. Il reclamare semplicemente i
propri diritti non è considerato sufficiente, sia perchè il potere
è in mano esclusivamente all'uomo, e sia perchè troppe sahraui
non hanno una coscienza politica, o la stanno perdendo: per una rivendicazione
generale si ritiene necessaria la possibilità, che la maggior parte di
loro la vivano come un'esigenza, e che si presentino nello stesso tempo, in
una forza condizionante del sistema. Purtroppo non sono ancora maturate le condizioni
idonee per creare questo genere di situazione, nonostante il processo di sensibilizzazione
in atto.
E' vero che la Costituzione della R.A.S.D., già dal 1976, prevede il
diritto ad un'istruzione gratuita ed accessibile a tutti, com'è vero
che, la messa in opera progressiva, di un insegnamento generalizzato, ha persuaso
anche coloro che si sono sempre mostrati restii nel mandare a scuola le proprie
figlie. Inoltre non si devono dimenticare gli sforzi e lo spirito combattivo
che hanno permesso la costruzione di diversi istituti educativi, tra cui quelli
professionali femminili, "Olof Palme" e la "27 Febbraio",
e i collegi nazionali, "9 Giugno" e "12 Ottobre",
che come le scuole primarie hanno le classi miste (108).
Rappresentano tentativi d'apertura verso lo sviluppo, che in considerazione
della posizione critica in cui si ritrova il Paese, possono definirsi più
che notevoli; ma se si osservano dal punto di vista di un futuro indipendente,
risultano superficiali ed insufficienti.(109)
Per la costruzione e il consolidamento di una nazione, che mira come la R.A.S.D.
ad un regime democratico, dal libero mercato e dal pluripartitismo politico,
sono richieste conoscenze scientifiche ad alto livello, che al contrario, non
vengono fornite dall'attuale sistema educativo, per una serie di cause di diversa
origine.
Tra queste, si accenna, oltre alle carenze materiali e strutturali, allo scarso
grado di istruzione degli esiliati al loro arrivo nei campi profughi, (una condizione
di partenza piuttosto svantaggiosa per coloro, che hanno intenzione di ricostruire
un Paese su principi democratici), legata all'impossibilità di disporre
di un tempo necessario per una completa preparazione professionale (data l'urgenza
di intervenire nei vari ambiti della società), ed infine alla mancanza
di alcuni requisiti pedagogici fondamentali, da parte delle istituzioni preposte
all'educazione.
Subentra allora, la problematica riferita ad un possibile adeguamento del processo
formativo della collettività, che riguarda la qualità degli studi
e non solo il numero degli individui da alfabetizzare. Si tratta di una grave
carenza, che per l'U.N.M.S. è in particolar modo espressa da due fattori
facilmente riscontrabili, le cui cause non sono prettamente di ordine materiale:
1) il numero consistente di donne non diplomate;
2) il diffuso disinteresse femminile per una conoscenza più ampia e approfondita,
che include anche campi professionali per tradizione esclusivi all'uomo, (ad
es.: amministrazione, politica ed economia).
Ne consegue, da parte di donne poco istruite e politicizzate, la scarsa motivazione
per ciò che riguarda una possibile riforma scolastica innovativa e progressista,
ovvero una riforma che concili le nuove esigenze femminili con un'adeguata preparazione.
Solo attraverso la completa formazione culturale e professionale si può
arrivare più facilmente ad un maggiore coinvolgimento della donna nelle
attività della vita pubblica: una condizione indispensabile perchè
il processo di emancipazione non rallenti la sua ascesa.
2.3.1
L'istruzione fra tradizione e necessità di sviluppo
Se la base scolastica di partenza risulta essere uguale per tutti, con il susseguirsi
dei diversi livelli d'istruzione, la formazione culturale e professionale cambia
in base al genere, come le stesse opportunità di studio.
Si tratta di un'impostazione educativa che mira prima di tutto ad assicurare
i bisogni attuali nei campi profughi e la preparazione per l'indipendenza, mentre
le necessità soggettive, legate alla scelta del percorso formativo non
hanno spazio. L'individuo, al riguardo, non possiede un gran margine d'autonomia,
in quanto la situazione critica della R.A.S.D. comporta richieste che vanno
oltre alla volontà della singola persona. E' chiaro il fatto che le poche
risorse a disposizione devono andare a vantaggio dell'intera collettività,
quindi il potenziamento della sfera educativa dipende da questa condizione,
insieme alle esigenze che si possono soddisfare. Ma se il fattore economico
agisce fortemente sul suo sviluppo, esistono cause culturali che ne influenzano
il percorso, tanto da trasparire nelle stesse affermazioni degli intervistati.
La domanda - "Quali sono i fattori che incentivano una donna a continuare
gli studi ai livelli più alti ?- trova una serie di risposte non sempre
tra loro concordanti, il cui confronto porta a ritenere che il ruolo della tradizione
sia ancora condizionante per la via del progresso, tanto da essere evitato come
argomento da chi, per ragioni politiche ad esempio, ne ha l'interesse. In particolare,
quattro dei sahraui intervistati (tre donne e un uomo) esprimono al riguardo
opinioni per certi versi differenti, ma probabilmente coerenti alla posizione
sociale che ognuno di loro ricopre, e al tipo di esperienze vissute:
" Nei campi profughi si fa fatica ad avere una buona cultura, e per
le donne è difficile arrivare ad alti livelli d'istruzione a causa di
problemi quali, conciliare casa e scuola, la tradizione che tiene legate a sé
tante sahraui e l'uomo che ha in mano il potere(...)"
" Penso che l'importanza che la donna dà all'istruzione, non deve
essere condizionata dalle scelte familiari o dal Polisario, ma solo dalla sua
volontà. Purtroppo molte ragazze non sono libere di continuare gli studi,
perchè spesso sono costrette ad aiutare le madri nelle faccende di casa."
" Nel nostro caso, la forza che condiziona, prima di tutto il livello d'istruzione
è rappresentata dal Polisario, che a seconda delle necessità,
organizza corsi di formazione professionale e di lingua, mentre per l'Università
occorre andare all'estero(...) I posti offerti nelle scuole e negli atenei dai
Paesi solidali alla causa sahraui sono assegnati dal Polisario, in base ad una
graduatoria di persone, uomini e donne, che hanno sostenuto l'esame di maturità:
il bacierato."
"La spinta a studiare o non, deriva da una motivazione più personale
che culturale, valida allo stesso modo per donne e uomini, e dal Polisario che
esprime una forte volontà per l'orientamento agli studi."
E' interessante notare, come nelle ultime due risposte date da F. e D., due
militanti politici del Polisario e coinvolti in attività di propaganda
della causa sahraui, non compaia o venga addirittura negato il riferimento ad
una possibile influenza, esercitata dalla tradizione sul percorso scolastico
femminile. Si può pensare ad un atteggiamento di auto-protezione del
proprio sistema culturale per celare alcuni aspetti sociali, il cui riconoscimento
oggettivo potrebbe comportare critiche, dannose per l'immagine che si vuole
esportare all'estero, o possibili interferenze nelle politiche di intervento,
interpretabili in una limitazione della propria autonomia decisionale.
E' un'osservazione che nasce dal confronto critico con le altre interviste,
tra cui quelle espresse rispettivamente da M., una militante nella guerra contro
Spagna e Marocco degli anni '70, ma da tempo lontana dalla scena politica; e
da A., una ragazza che nonostante la giovane età e la scarsa istruzione
ha avuto la possibilità di viaggiare e conoscere realtà diverse.
Sono donne che, essendo esterne alla logica di partito ma vivendo quotidianamente
i problemi ai campi profughi, con la capacità di esprimere giudizi al
riguardo, (grazie a particolari esperienze come la guerra e i contatti internazionali),
riconoscono la cultura tradizionale come uno degli ostacoli all'autonomia femminile.
Accennando a questioni riguardanti l'autorità familiare sulla volontà
individuale, e alla difficoltà di conciliare casa e studio, (nonostante
la presenza di scuole materne ed il sostegno della rete parentale e di vicinato),
evidenziano un contesto in cui prevale ancora la visione tradizionalista della
donna come "l'angelo del focolare", le cui aspirazioni devono essere
orientate prima di tutto verso l'organizzazione ed il sostentamento della vita
domestica, indipendentemente dalle proprie motivazioni personali. Se il Polisario
offre teoricamente alcune possibilità di studio senza alcuna discriminazione
sessuale, è però tangibile il fatto che ancora una volta, le donne
risultano essere le più penalizzate: matrimoni precoci, gravidanze in
giovane età e mancanza di aspirazioni professionali (110),
sono fenomeni diffusi che si ricollegano ad una cultura arcaica, presente nell'educazione
di numerose famiglie (111).
Ne consegue che, nonostante la situazione di necessità ai campi profughi
e la penetrazione di idee progressiste e moderne nella mentalità di tanti
giovani sahraui, permangono tuttavia certi valori, norme e consuetudini, tali
da ridurre le possibilità, più per una ragazza che per un ragazzo,
di ottenere un'istruzione completa. Il diffuso abbandono femminile degli studi
superiori, lo scarso numero di laureate e l'impossibilità per la maggior
parte delle donne, di recarsi all'estero per lavoro o per un'adeguata formazione
professionale, esprimono una tendenza di fondo piuttosto tradizionale, che può
identificarsi anche nello stesso tipo d'indirizzo scolastico.
Guardando, ad esempio, alla preparazione offerta dagli istituti femminili, "Olof
Palme" e la "27 Febbraio", si nota un orientamento occupazionale
piuttosto tradizionale: cucito, tessitura, puericultura, e medicina ausiliare
sono gli unici sbocchi, per la donna, al di fuori delle pareti domestiche, che
in realtà, come nei Paesi occidentali, corrispondono alle sue solite
mansioni casalinghe (la cura dei bambini, degli anziani e dei malati) o in cui
si trova ad essere esecutrice di decisioni prese dall'uomo.
Nonostante le diverse promozioni sociali, cui fanno seguito nuovi modi di pensare
e di vivere, utili per affrontare i bisogni quotidiani ai campi, ma anche per
accrescere la propria autostima, rimane ancora adesso, in periodo di tregua,
la distinzione fondamentale tra lavoro femminile e lavoro maschile, insieme
ad una limitata serie di proposte formative professionali, per la donna. I dati
che seguono, danno un'idea ancora più chiara dell'occupazione femminile
in settori quali l'istruzione e l'educazione:
Maestre: 87,25 %
Educatrici: 92,75 %
Professoresse: 42 %
Segretarie: 86,25 %
Impiegate: 76,52 % (112)
La forte presenza delle donne in questi ambiti, spiega così la continuità
delle tipiche attività femminili, e quindi la radicata convinzione che
il suo ruolo primario deve essere e rimanere prima di tutto, quello di moglie
e madre. Le mansioni prettamente sociali e la possibilità in genere,
di svolgere un lavoro che non domanda orari prolungati e la lontananza dai propri
figli, non mette in crisi l'istituzione familiare, e la sua cooperazione con
la scuola, se non nel caso in cui dovesse uscire dal solito schema mentale e
strutturale per svolgere professioni di alta responsabilità, richieste
eccezionalmente dal Polisario: una condizione questa, che comporterebbe ripercussioni
sulla stessa vita personale della donna, data l'incompatibilità tra un
impegno lavorativo senza limiti prefissati di tempo e di spazio (es.: rappresentanza
all'estero) e le attenzioni necessarie per mandare avanti una famiglia.
2.3.2
Dalla scuola al lavoro: un percorso da adeguare
Malgrado la situazione generale, che vede ancora il lavoro extra-domestico subordinato
alle esigenze familiari, per le quali la donna è di solito disposta a
lasciare la propria professione o i propri studi nei momenti di crisi, (come
spesso accade anche in Occidente), è sempre più diffusa la consapevolezza
che, il sistema educativo sahraui debba essere rivisto nei suoi contenuti didattici,
in modo da offrire a chiunque, senza alcuna discriminazione sessuale, le medesime
opportunità d'accesso in tutti gli ambiti della vita pubblica ed una
migliore preparazione.
E' una posizione ribadita soprattutto dalle sahraui coinvolte in attività
politiche, ma anche da quelle giovani, che per varie motivazioni, (borse di
studio, problemi sanitari etc.) hanno avuto la possibilità di entrate
in contatto con realtà diverse.
La scuola dei Paesi ospitanti, rappresenta al riguardo il veicolo principale
di incontro e confronto, per il quale la ragazza apprende altri modelli culturali
(individualismo, uguaglianza tra i sessi, laicismo), oltre ad una preparazione
professionale migliore(113). Ne consegue la maturazione
delle proprie capacità critiche e riflessive, essenziali per accelerare
il cambiamento del ruolo femminile verso una maggiore autonomia.
Ma perchè si possa parlare di una piena efficacia del processo interculturale
in questo senso, occorrono non solo l'interiorizzazione e la rielaborazione
individuale di codici di comportamento della società di accoglienza,
ma anche la valorizzazione dell'istruzione e del confronto interazziale da parte
della famiglia stessa.
La solidarietà generazionale diventa quindi basilare per la continuità
e per la diffusione di pensieri e opinioni innovative, tali da proporre ulteriori
progetti di vita, oltre a quelli tipicamente femminili. Si tratta di cogliere
un aspetto rivoluzionario da una condizione particolare, che mostra però
alcune resistenze quali, lo scarso incoraggiamento all'auto-affermazione della
donna, ed il successo scolastico ritenuto principalmente in funzione della causa
politica. Inoltre, l'apporto di nuove conoscenze e modelli di vita, viene reinterpretato
e reinvestito secondo logiche rispettose della cultura dominante e delle stesse
tradizioni familiari, evitando da una parte lacerazioni interne alla società
ed eventuali scontri generazionali, ma producendo dall'altra, demotivazione
e rassegnazione nelle donne, che hanno ricevuto una formazione all'estero (114).
Nell'attuale periodo di tregua, col ritorno degli uomini ai campi profughi,
prevale l'emarginazione femminile da ruoli lavorativi, che richiedono preparazione,
autonomia e potere decisionale, nonostante le richieste dell'U.N.M.S. di potenziare
il sistema educativo, e alcuni corsi professionali offerti dai Paesi solidali
(informatica, amministrazione e lingue). Questa è un'ulteriore condizione
che incide sullo spazio d'azione femminile, attraverso una ridistribuzione di
prerogative e mansioni occupazionali, per la quale la donna appare figura esclusiva
in certe attività ma assente in altre, nonostante la sua precedente partecipazione,
richiesta in tutti gli ambiti della società. A favorire questa presa
di posizione politica e sociale, non si ha solamente la diffusa convinzione
della necessaria distinzione sessuale del lavoro, (il tipo di caratteristiche
imputate a seconda del genere maschile e femminile è al riguardo una
forte componente discriminatoria)(115) , ma anche il grado
di preparazione professionale e il titolo di studio, che presentano in maggioranza
gli uomini. La padronanza di specializzazioni nell'ambito lavorativo conferisce
di fatto un'identità sociale, importante per l'affermazione pubblica,
che diventa fondamentale in una situazione caratterizzata da un'economia di
mercato competitiva, cui i Sahraui sono orientati. La donna si trova quindi
difronte ad una serie di ostacoli, il cui non facile superamento dipende oltre
che dal sostegno internazionale, da un'evoluzione culturale diretta ad una crescente
democraticità tra sessi, quindi ad un progressivo avvicinamento verso
le pari opportunità. Per combattere una situazione radicata, che vede
ancora subordinata la figura femminile a quella maschile, e una crescente demotivazione
ad apprendere nozioni formative cui si accompagna in diversi casi, un assenteismo
dall'ambiente di lavoro(116) ed un servizio insufficiente,
occorre soprattutto una rivalutazione del ruolo della donna in tutti gli aspetti
della società, ossia una maggiore responsabilizzazione e coinvolgimento
a livello decisionale, sia in campo economico e sociale, che politico.
Sarà necessario di conseguenza un adeguamento del sistema lavorativo
e didattico, per contenuti e per organizzazione, in funzione delle esigenze
familiari e femminili, insieme a programmi informativi riguardanti le relazioni
di coppia, la maternità e l'educazione dei figli. In questo senso, potrebbero
risultare utili, tentativi come:
- La valorizzazione e l'accesso a percorsi formativi e a professioni, ritenuti
non "tipicamente" femminili;
- L'inserimento nelle scuole di modelli e codici comportamentali che possano
favorire l'apprendimento di una cultura egualitaria tra i sessi;
- La sollecitazione ad accettare incarichi politici e professionali che richiedono
alte responsabilità.
- Una maggiore e più incisiva diffusione di campagne informative sui
diritti di cui la donna può e deve godere sia nella vita privata che
pubblica;
- La previsione di nuove condizioni di lavoro che permettano la realizzazione
di un maggiore equilibrio tra responsabilità familiari e professionali.
- Il coinvolgimento di più donne possibili nei progetti di promozione
femminile, superando pregiudizi di natura sociale o razziale.
All'elaborazione e all'applicazione di queste possibili strategie si necessiterebbe
però non solo dell'intervento massiccio delle donne e delle organizzazioni
internazionali, ma anche e soprattutto della cooperazione maschile, essenziale
per consolidare il processo di emancipazione fuori e dentro la coppia: una condizione
di non facile realizzazione, che per tante sahraui viene ostacolata soprattutto
da un egoismo di fondo, vecchio di millenni, che non accenna a scomparire, se
non in situazioni eccezionali, come lo stato di guerra (117).
2.4
Aspirazioni e reali opportunità nella vita politica e istituzionale
Da quanto si è detto finora, risulta chiaro che le donne costituiscono
l'anima e l'ossatura della società civile sahraui, essendo soprattutto
loro a fornire la manodopera necessaria per lo svolgimento delle attività
vitali nei campi profughi e la rappresentanza nei Comitati locali e provinciali.
La lotta di liberazione ha lasciato un tipo di patrimonio che è stato
coscientemente recuperato e reinvestito in funzione di un nuovo Stato democratico
e progressista, considerando nello stesso tempo necessaria, la partecipazione
femminile nella vita pubblica. Il 30% circa dei componenti, costituenti il Congresso
Generale del Polisario, sono donne, come l'85% dei membri dei Comitati popolari,
ed il 7% dei parlamentari.(118)
Questi dati esprimono non solo l'importanza del ruolo femminile nella comunità
ma anche una tendenza innovativa nelle scelte politiche dei Sahraui, tale da
indirizzarsi verso una situazione paritaria, senza alcun genere di discriminazione.
Tuttavia non si può affermare con certezza che il processo d'apertura
politica nei confronti del cosiddetto "sesso debole", sia consolidato
ed irreversibile, soprattutto nell'epoca attuale, che vede l'uomo, di nuovo
presente nella vita quotidiana. Ancora oggi non si hanno donne sindaco e donne
ministro, mentre al riguardo, rimane valida la giustificazione della disponibilità
di tempo necessario per incarichi di un certo tipo, in opposizione all'appello
dell'U.N.M.S., che richiede più potere decisionale all'interno del Polisario.
A confermare l'incertezza della posizione femminile nell'ambito politico, sono
le stesse risposte degli intervistati, a proposito di una domanda specifica,
ossia:
- Dal 1975, sono aumentate o diminuite le donne che occupano ruoli amministrativi,
presso i campi profughi? - Se le sahraui hanno mostrato opinioni piuttosto simili,
i due testimoni italiani sono stati tra loro concordanti nell'affermare il contrario.
Le risposte espresse in particolare da F. e da D., e dall'operatrice del C.E.S.T.A.S.,
illustrano quanto detto in merito:
"Dal 1975 sono aumentate le donne nei consigli comunali e nei posti
di assessore, grazie alla fiducia che ha conquistato per se stessa e al fatto
che certi mestieri non sono più ritenuti solo maschili."
"Le donne che occupano posti amministrativi sono complessivamente aumentate,
anche se continuano a mancare nel ruolo di sindaco, per l'impossibilità
di conciliare lavoro e famiglia."
"Attualmente le donne sono diminuite negli incarichi amministrativi, a
causa della presenza dell'uomo ai campi profughi, per il tipo d'orientamento
assunto dal Polisario a favore della corrente tradizionalista, e per la scarsa
disponibilità delle ragazze di accettare, essendo la loro volontà
subordinata a quella maschile."
Emerge una vera e propria opposizione di vedute, che potrebbe essere interpretata
alla luce di una valutazione propriamente culturale, ossia: da una parte, l'espressione
di una posizione oggettiva critica, dato il ruolo di testimone esterno al fenomeno
in esame; e dall'altra la presentazione parziale di una realtà, per un
coinvolgimento emotivo e diretto nella problematica. Malgrado questo, rimane
confermata la situazione conflittuale in cui si ritrova la donna, sia a livello
politico che professionale, insieme al fatto di essere emarginata dalle cariche
istituzionali, nonostante un contesto dinamico, in cui il processo di emancipazione
procede gradualmente, fra opposizioni tradizionali e correnti progressiste.
Al riguardo, è interessante notare la stessa evoluzione che presenta
il rapporto tra U.N.M.S. e Polisario: se negli anni '70 e '80, la loro collaborazione
è incentrata esclusivamente sullo stato d'emergenza ai campi profughi,
successivamente si assiste ad un riconoscimento da parte della dirigenza politica,
di un'area specifica per le problematiche femminili. Questa scelta governativa
non è dovuta solamente ad esigenze di pubblica utilità, ma anche
per l'insistente sollecitazione di tante donne coscienti dei diritti che dovrebbero
avere, come testimoniano F. e S., due intervistate sahraui, più coinvolte
nella sfera politica:
"Il rapporto tra U.N.M.S. e Polisario è cambiato in questi anni:
all'inizio l'obiettivo primario era rappresentato dall'indipendenza e non c'era
tempo per pensare ad altro. Ora, grazie alla presa di coscienza femminile, tante
donne sanno quello che vogliono e non, mostrandosi attive nella vita politica
e facendo ben specifiche richieste."
"La collaborazione tra l'Unione delle Donne ed il Polisario si è
evoluta in questi anni di esilio: l'organigramma attuale del Polisario dedica
uno spazio per il riconoscimento dei diritti femminili, mentre la presa di coscienza
delle donne contribuisce alla formulazione di una serie di obiettivi, da discutere
nei Congressi dell'U.N.M.S., per poterli poi elaborare in progetti."
Risulta chiaro da quanto detto, lo spirito intraprendente della donna più
politicizzata ad affermarsi nella vita pubblica, ma con la necessità
di ottenere l'appoggio del Polisario, che a sua volta fabbisogna dell'U.N.M.S.
per la gestione della vita quotidiana ai campi profughi e per la lotta all'indipendenza.
La sua importanza nella propaganda internazionale della causa sahraui è
diventata fondamentale, tale da comportare per la donna, incarichi di rappresentanza
politica estera, grazie all'attenzione che suscita nell'opinione pubblica: l'immagine
esotica di forza, di coraggio e di volontà che lei esprime, esercita
un fascino non indifferente soprattutto in quelle società in cui prevale
una visione opposta e a volte stereotipata di debolezza e rassegnazione femminile.
Ne consegue una dipendenza reciproca tra due forze, che non si presenta comunque
in un rapporto troppo teso, o indebolito da divergenze interne, ma orientato
ad un accordo finale, nonostante possibili discussioni per opinioni diverse.
Tuttavia occorre ribadire che sono in gioco due parti dal differente potere
contrattuale, che comporta in molti casi l'obbligo per una di loro, di accettare
la volontà dell'altra. L'U.N.M.S. è ovviamente la forza più
debole, e non solo per il semplice motivo che la dirigenza politica è
prettamente maschile, ma anche per il fatto di presentare al suo interno elementi
soggettivi che la ostacolano nelle proprie azioni.
Tra questi, possono essere elencati: la mancanza di presa di coscienza da parte
di tante donne, la demotivazione ad assumersi incarichi di una certa responsabilità
(per la scarsa politicizzazione e per la necessità di seguire la famiglia),
la diffusa rassegnazione per un pessimismo radicato, e la perdita della volontà
di lottare a causa di una stanchezza fisica e morale(119)
. Rappresentano condizioni che, favorendo la sola ricerca della tranquillità
e del riposo nel calore familiare e della casa, danneggiano il processo di emancipazione
e indeboliscono la posizione attualmente conquistata dalla donna. Ne consegue
una lotta interna impari, sullo sfondo di una situazione logorata da un esilio
apparentemente interminabile, che sembra in tanti casi assopire ogni desiderio
di rivalsa.