Indice

PARTE TERZA

CAPITOLO 2


2.1 Concezione attuale del movimento "femminista"sahraui
2.2 L'Unione Nazionale delle Donne Sahraui (U.N.M.S.)
2.2.1 Strategie operative dell'U.N.M.S.
2.2.2 L'U.N.M.S. e le organizzazioni internazionali femminili
2.3 La formazione culturale e professionale come strumento di emancipazione 90
2.3.1 L'istruzione fra tradizione e necessità di sviluppo
2.3.2 Dalla scuola al lavoro: un percorso da adeguare
2.4 Aspirazioni e reali opportunità nella vita politica e Istituzionale

LA DONNA NELLA VITA PUBBLICA

Dai dati in mio possesso, emerge come principale problematica per la questione femminile, la formazione culturale e professionale della donna, valutata come prima necessità da ognuna, indipendentemente da età, grado d'istruzione e tipo d'occupazione.
L'attenzione che viene data in proposito deriva non solo da bisogni legati alla vita nei campi profughi, per cui una maggiore conoscenza per operare meglio nelle scuole, negli ospedali, nei laboratori tessili e in certi settori dell'amministrazione pubblica, ma anche per prepararsi ad un futuro, proiettato all'indipendenza, però incerto su ciò che riguarda il ruolo femminile nella nuova società.
Tutte le intervistate e le testimonianze raccolte in dossier(92) di altre loro compagne, richiamano l'importanza della formazione culturale e professionale della donna, perchè dall'esperienza lavorativa extra-domestica, esterna ed interna ai campi, hanno compreso come essa costituisca lo strumento sia per entrare nel dominio pubblico, e sia per consolidare una posizione acquisita. Risultano di conseguenza evidenti due fatti:
- Il grado d'importanza che assume la professionalità femminile si ricollega nello stesso tempo all'evoluzione del significato di emancipazione, e delle istituzioni e organismi che la promuovono;
- L'occupazione fuori delle pareti domestiche, contribuisce in modo rilevante alla presa di coscienza della parità di diritti.
Un'analisi di entrambi i punti può spiegare allora non solo i livelli di partecipazione alla vita pubblica e all'importanza che ne viene data, ma anche i tratti che accomunano o allontanano le stesse associazioni internazionali di donne tra loro in contatto, essenziali per delineare gli obiettivi ed i progetti che esprimono il reale spirito femminile sahraui.



2.1
Concezione attuale del movimento "femminista" sahraui

Il processo di emancipazione femminile, nella società sahraui, è nettamente diverso da quello che ha caratterizzato e tuttora caratterizza i Paesi occidentali (pur con le loro specificità), nonostante esistano tratti e componenti che possono considerarsi comuni ad entrambe le culture.
La storia europea ha presentato una serie di rivoluzioni sociali, economiche e di classe che hanno sconvolto interi sistemi di ideologie e di credenze, tanto da contribuire alla nascita di movimenti d'opinione, la cui entità ha fatto sì che emergessero problematiche riferite a categorie di soggetti, pressoché emarginati dalla vita pubblica, come la stessa figura femminile.
In Occidente la lotta della donna per la parità dei diritti inizia dal 1848 (con le suffragette(93) americane, francesi ed inglesi) per poi continuare nei decenni e nel secolo successivo, con la conquista di importanti prerogative nell'ambito del lavoro, della politica, della famiglia e della sessualità. A seconda del contesto storico e socioculturale si evolve per contenuti, ideologie ed obiettivi, arrivando alla maturazione attuale che esprime l'importanza della differenza di genere maschile e femminile, ma sull'universalità di valori e principi che costituiscono la dignità umana.
Al contrario, il processo di emancipazione femminile nella società sahraui risale ad un'epoca più recente, che come si è visto nelle precedenti pagine, matura in concomitanza allo sviluppo del movimento indipendentista, tanto da sovrapporsi ad esso in un primo momento, insieme allo stato di emergenza, presente nei campi profughi. E' un tipo di considerazione emersa anche nelle risposte espresse da alcuni intervistati, che per il fatto di aver vissuto direttamente la guerra nel Sahara Occidentale negli anni '70, e per il ruolo svolto all'interno della causa, hanno mostrato rispetto agli altri, una maggiore sensibilità per questa condizione. La domanda - "Quali sono gli elementi che favoriscono la presa di coscienza per una donna sahraui dei suoi diritti politici, civili e sociali?- ha visto quindi come primo riferimento, lo stato di necessità del proprio Paese:

" La situazione di bisogno e non di scelta ha accelerato molto la presa di coscienza di sé, come la stessa autostima: dove c'è necessità di tutti, come ad esempio nella lotta di liberazione nazionale e nella guerra, la donna viene rivalutata e si rivaluta(...)"

" La presa di coscienza per la donna, dei propri diritti inizia con lo stato di oppressione nel Sahara Occidentale, prima da parte degli Spagnoli, poi da parte dei Marocchini. Rappresenta una condizione che mette a confronto due realtà opposte: quella libera da nomade e quella imprigionata da colonizzato(...)"

"La guerra ha incentivato la presa di coscienza femminile, perchè lo stato di necessità lo ha richiesto prima per la lotta contro l'invasore, poi per il bisogno di gestire i campi profughi in assenza dell'uomo: una situazione proficua per ritrovare la propria autostima(...)"

La promozione del ruolo femminile nelle diverse sfere sociali, prende quindi origine dalla lotta indipendentista, dalla quale consegue il riconoscimento al valore della donna come combattente, attraverso espressioni concrete e storiche che testimoniano il passaggio ad una nuova era: il voto politico (94)e la costituzione dell'U.N.M.S. Si assiste perciò al raggiungimento di alcuni obiettivi, non tanto per una rivendicazione prettamente femminile di determinati diritti, quanto piuttosto per l'esigenza di riconoscere un nuovo Stato, sulla base di principi democratici.
Ma è precisamente dal versante nazionalista che la donna inizia a riflettere sulla propria condizione. Se nei primi anni '70 richiede un ruolo attivo nella Rivoluzione, negli anni '80 non fabbisogna di un orientamento esclusivamente maschile per esercitare le mansioni necessarie alla Resistenza: la lontananza dell'uomo dai campi profughi accresce la sua acquisizione di sicurezza e nello stesso tempo la sua capacità decisionale. Ora, in periodo di tregua, dopo aver trascorso più di vent'anni in un esilio forzato, ma eccezionale per quelle esperienze di vita, che le hanno permesso di uscire allo scoperto, reclama la propria autonomia, sia nell'ambito privato che pubblico, delineando così un movimento d'opinione che la esprime nelle sue specifiche esigenze, distinguendosi dal Polisario, la sua base di partenza.
E' comunque un tipo di rivendicazione che tenta sia di conciliare aspetti tradizionali con idee progressiste, scaturite dai tanti contatti internazionali, e sia di non contrastare l'azione del Fronte, nonostante ricerchi una propria autonomia da esso. In ragione del contesto particolare da cui ha preso origine, e del forte condizionamento, che nonostante tutto l'antico sistema culturale continua ad esercitare, prevale una visione piuttosto omogenea degli obiettivi e delle metodologie da seguire. Questioni sociali e politiche vengono recepite come emergenze ad unanimità: la scarsa informazione su temi delicati quali il matrimonio, l'educazione dei figli e le relazioni di coppia o limitazioni riguardanti la presa di decisione, e posti di responsabilità pubblica, sono problematiche che si ritrovano ad esempio, sia nei dossier dei Congressi dell'U.N.M.S. e sia in alcune delle interviste che ho effettuato.
Non appaiono discordanze rilevanti da parte delle donne più sensibili alla problematica femminile, anzi al contrario si tende a sottolineare la solidarietà e reciprocità che caratterizzano le loro relazioni fin dall'antichità, quasi a dimostrare che i concetti di "individualismo" ed "egoismo" non esistono nella cultura sahraui. Prevalgono in ogni dichiarazione, opinioni comuni, ma nessun tipo di particolarismo dovuto ad interessi di gruppo o ideologici. E' da notare però che il processo di emancipazione femminile, oltre al fatto di riferirsi ad un contesto eccezionale, risale ad un'epoca recentissima, in cui rivoluzioni sociali e culturali rilevanti, tali da sconvolgere completamente consuetudini millenarie, non si sono ancora verificati. Inoltre per le stesse vicende storiche, l'attuale società sahraui mantiene la dimensione comunitaria in tutte le sue relazioni vitali, non dando spazio a quei fenomeni di gerarchizzazione del sistema, proficui al contrario ad una stratificazione sociale, e perciò ad uno stesso individualismo. Non stupisce allora che il principio base del neo-movimento femminista, affermi come la parità di diritti tra uomo e donna, coniugata alla loro specifica differenza, sia necessaria per la costruzione di una società moderna e democratica, ma in uno spirito di collaborazione e non di lotta. Non si esalta il "mito maschio", da imitare o da adorare, ma non si vuole nemmeno combatterlo per una "supremazia femminile": si desidera al contrario la riconoscenza della reciproca importanza, poiché si ritiene che l'esistenza di ognuno sia necessaria per l'altro. Il rifiuto alla competizione tra sessi ha quindi un significato arcaico, che però non è sottovalutato: fino ad ora la vita si è svolta in condizioni d'emergenza e di sussistenza, ma nell'attuale presente, proiettato al liberismo economico e politico futuro, si considera la possibilità che questo genere di lotta possa essere inevitabile.
L'esempio della donna algerina fa da scuola, mentre la continua richiesta di una migliore formazione professionale e culturale e della stessa rivalutazione dell'U.N.M.S., testimoniano un timore fondato, insieme alla consapevolezza che i principi portati avanti dal movimento emancipazionista, non sono compresi e accettati totalmente dall'intera popolazione femminile. La scarsa politicizzazione, la forte influenza del sistema di vita tradizionale e il basso grado d'istruzione, caratterizzano tra le donne una diversa presa di coscienza, che incide sullo stesso processo di sviluppo sociale.

2.2
L'Unione Nazionale delle Donne Sahraui
L'organizzazione, che per eccellenza esprime concretamente il movimento d'opinione femminile è l'Unione Nazionale delle Donne Sahraui (U.N.M.S.).
Nata all'interno del Fronte Polisario, nell'agosto del 1974, (96) vede la partecipazione massiccia delle donne già prima della sua dichiarazione formale.
Come si è visto nei capitoli precedenti, la sua costituzione è dovuta ad esigenze d'orientamento e di mobilitazione femminile nella guerra d'indipendenza, ma questa funzione di politicizzazione ha permesso, nello stesso tempo, di creare una situazione favorevole per il conseguimento di aspettative, che la donna può ora in parte soddisfare: la possibilità di esprimere opinioni e che come tali vengano ascoltate in sede decisionale, e la sua partecipazione diretta alla costruzione del nuovo Stato.
Il significato che l'U.N.M.S. assume è quindi di necessità per tutto il popolo sahraui: per l'uomo rappresenta uno strumento di lotta e di resistenza, mentre per la sua compagna è anche un mezzo di promozione alla propria integrità di persona.
E' per questa sua estrema importanza che presenta un'organizzazione interna piuttosto complessa: strutturata sulla distinzione specifica di direzioni e segreterie, le funzioni che svolge appaiono differenziate per i gravosi compiti che le vengono richiesti.
Semplificando, si può presentarla schematicamente nelle seguenti componenti:
- il Congresso: l'organo con il più alto potere decisionale, indetto ogni cinque anni. Ne fanno parte le delegate elette nelle diverse assemblee comunali, nelle quali partecipano liberamente tutte le donne. In questo modo si costituisce la base decisionale del Congresso, insieme alla conferenza regionale, formata dai membri direttivi dell'U.N.M.S., dai rappresentanti dei cinque comitati (sanità, educazione, giustizia, alimentazione ed artigianato) a livello locale, provinciale e nazionale, dal corpo insegnante femminile, dalle operatrici sanitarie e di quelle dei rimanenti settori sociali.(97)
- La Segreteria Nazionale: composta di 63 membri,(98) eletti dal Congresso, funge da canale comunicativo tra la base femminile e gli organi esecutivi dell'U.N.M.S. Attraverso la sua forma organizzativa permette la complementarità, la continuità e l'orientamento occupazionale della donna, insieme alle sue stesse aspirazioni.
- L'Ufficio Esecutivo: costituito da un numero variabile di 13 membri, e presieduto dalla Segretaria Generale (eletta dal Congresso), gestisce i diversi campi di intervento femminile, attraverso i seguenti Dipartimenti:
" Dipartimento delle Relazioni estere e cooperazione;
" Dipartimento di informazione, cultura e orientamento;
" Dipartimento di emigrazione e delle zone occupate;
" Dipartimento di assistenza sociale;
" Dipartimento di formazione;
" Dipartimento di insegnamento;
" Dipartimento di educazione;
" Dipartimento di sanità;
" Dipartimento di amministrazione centrale;
" Dipartimento della scuola femminile " 27 Febbraio";
" Dipartimento della produzione;
" Dipartimento degli uffici regionali, rappresentanti per ogni Wilayas gli ambiti di intervento sociale.
La Segreteria Nazionale si riunisce una volta l'anno, mentre l'Ufficio Esecutivo, i settori professionali, i comitati regionali e quelli locali (daira) una volta al mese.
Emerge una struttura organizzativa piuttosto articolata, ma non eccessivamente
burocratica: per la distinzione che presenta nei ruoli e nei compiti da svolgere, riesce a mantenere una certa democraticità ed efficienza sia a livello decisionale che esecutivo. Opinioni, suggerimenti e critiche che partono dalla base, sono considerati ed ascoltati dagli organi dirigenti, che in questo modo rendono indirettamente partecipe al processo decisionale l'intera popolazione femminile, coinvolta nelle diverse sfere sociali. Non meraviglia quindi che alla domanda - " Chi fa parte dell'U.N.M.S.? "- la risposta sia sempre: -"Tutte le donne"-.
E' una necessità, perchè in assenza di un rapporto diretto con la popolazione, non si riuscirebbero ad affrontare efficacemente le problematiche poste dalla vita quotidiana, che in particolare, la donna deve affrontare. Al riguardo, un ulteriore sostegno per la comunicazione delle informazioni all'interno dei campi e all'estero è rappresentato dalla rivista "8 de Marzo", organo centrale dell'Unione dal 1985, il cui titolo ha per le sahraui un doppio significato: la caduta del primo martire della Rivoluzione, Bachir Lahlaui, ed il riconoscimento internazionale in questa giornata simbolica, dell'autodeterminazione femminile. Le esigenze più urgenti e i possibili interventi da compiere entro un breve termine sono in questo modo portati a conoscenza, mentre rimane consolidato il rapporto di collaborazione tra donne della R.A.S.D. e donne di altri Paesi.

2.2.1
Strategie operative dell'U.N.M.S.
Se costituisce un'espressione di democrazia, la possibilità da parte di tutte le donne di influire ed orientare le politiche dell'U.N.M.S., altrettanto si può definire il metodo di scelta delle stesse dirigenti.
La domanda - Quali sono i criteri ed i mezzi necessari per entrare nella dirigenza dell'Unione Nazionale Donne Sahraui? - ha visto una serie di risposte più o meno simili, che indicano chiaramente la prevalenza di uno spirito idealista, ma in considerazione dello stato di necessità, presso i campi profughi.
Quelle che seguono, sono alcune delle risposte più significative, date da S. e F., due sahraui politicizzate e più vicine alla direzione dell'Unione, e dai due volontari italiani, che collaborano col Polisario:

"In ogni villaggio, ogni donna è membro dell'U.N.M.S., grazie alla sua partecipazione all'interno di comitati locali, creati per affrontare certe emergenze quotidiane; attraverso le discussioni pubbliche, sui problemi che ha il villaggio, ogni donna può così esprimere i suoi punti di vista, che vengono poi considerati a livello provinciale dall'Unione. In questo modo emergono figure femminili, che dimostrando coscienza, senso di responsabilità ed entusiasmo per l'utilità che danno all'U.N.M.S., possono essere candidate nelle liste elettorali di ogni comune, che si presentano al Congresso: si guarda perciò più alle qualità soggettive che a quelle accademiche, per l'elezione delle dirigenti."

" Ci sono dirigenti di base, a livello di quartiere e di villaggio, che vengono elette dal Congresso dell'U.N.M.S., ogni due anni ed in funzione dei bisogni nei campi, a seconda della loro disponibilità, del desiderio di lavorare per l'U.N.M.S. e per la causa. Se però, nonostante la buona volontà, mostrano una scarsa informazione ed un livello di conoscenza non sufficiente per i compiti richiesti dalla direzione, si procede ad organizzare corsi di aggiornamento, per migliorare la loro preparazione professionale."

" Non credo che ci siano criteri specifici di selezione per entrare nella dirigenza dell'U.N.M.S.; penso che dipenda dall'emergenza della situazione e dal bisogno di inserire qualcuno nell'organigramma, valutando chi ad esempio ha lavorato meglio, chi è disponibile ad un certo lavoro, visto che tutte le donne hanno un'occupazione ai campi e all'estero, e quindi c'è un'osmosi tra i vari settori. Probabilmente esistono dei favoritismi, come in tutte le parti e non solo in questo caso, ma bisogna considerare, anche l'esistenza di problemi funzionali come ad esempio la disponibilità del passaporto, non facilmente ottenibile. Credo comunque che ci siano criteri di rinnovamento e di formazione per le classi dirigenti, proprio per questione di necessità."

" A livello di base ci sono discussioni e meeting tra le responsabili delle daire e le altre donne: sono confronti necessari perchè derivano da esigenze di sopravvivenza, ed è per questo che le delegate locali rappresentanti esprimono realmente i bisogni quotidiani. Questa condizione può essere l'inizio di una carriera verso posizioni di dirigenza più alte, fino ai massimi livelli dell'organizzazione. Partecipando a conferenze dell'U.N.M.S., ho comunque avuto l'impressione di una grande democrazia, perchè nonostante i quadri direttivi, la base è attiva e viva, contro un'eccessiva gerarchia più presente nelle nostre associazioni femminili. Ma, non so fino a che punto si seguono criteri di rinnovamento nella dirigenza: in certe occasioni mi è sembrato che fossero privilegiate nella scelta, donne con una particolare posizione sociale acquisita, o per matrimoni d'eccellenza o per esperienze lavorative e di studio all'estero. D'altra parte, però da quello che ho capito e visto nei campi, ritengo che, le rappresentanti siano persone che realmente godono della fiducia della gente perchè nella condizione in cui si ritrovano, non possono permettersi di avere delegate provenienti dall'alto, che non conoscono i problemi quotidiani. Occorre avere la simpatia della comunità, e soprattutto difendere concretamente la causa sahraui. La base femminile è cosciente della sua forza e del diritto di avere una giusta rappresentanza: non penso quindi che possa crearsi il pericolo di una dirigenza di privilegiate, incapaci di esprimere le necessità delle altre donne."


Da queste risposte emergono non solo i criteri di scelta generale per la dirigenza dell'U.N.M.S., ma anche le motivazioni di fondo che li pongono in essere: sulla base dei bisogni immediati e a lungo periodo dell'intera comunità e del sentimento nazionalista per la propria causa, si distinguono le qualità personali, come condizione principale per la selezione delle candidate. Sebbene una posizione critica, a proposito di eventuali favoritismi o privilegi sia stata riportata solamente dai due intervistati italiani (grazie alla loro visione esterna del contesto), prevale in ogni caso questo tipo di affermazione, che si ritrova negli stessi dossier e relazioni dell'Unione, a proposito delle sue problematiche interne.
La dimostrazione di volontà, di senso di responsabilità e di coscienza, e per ultimo di meriti professionali, costituiscono quindi il criterio discriminante, che supera ogni individualismo o particolarismo dettato da status preferenziali, per legami affettivi e di parentela o per un alto grado d'istruzione. Ma dietro a queste scelte di ordine morale ed etico, vi sono anche motivazioni non solo esclusive ai bisogni quotidiani ed immediati dei campi. L'elezione biennale delle dirigenti e certe posizioni ideologiche espresse durante i congressi dell'Unione portano a pensare anche a ragioni, propriamente legate a politiche femminili, come viene ribadito da un'affermazione emersa nell'intervista condotta a S., ex segretaria dell'organizzazione femminile sahraui:

" Nell'U.N.M.S., si trovano donne che hanno una cultura e una formazione professionale diversa: è una condizione ritenuta positiva perchè permette una competizione costruttiva, che attraverso il confronto delle idee porta ad un'evoluzione culturale dell'Unione e stimola la creazione e l'elaborazione di progetti nei diversi ambiti. In questo modo si tende al progresso, mentre chi lo promuove col suo lavoro riceve incentivi come il passaggio ad incarichi più importanti."

Non appare quindi un'élite femminile che tende a riproporsi negli incarichi di maggior responsabilità, ma una continua promozione di nuovi funzionari che assicurano un ricambio anche generazionale. In questo modo, si vuole evitare la creazione di classi intellettuali, a favore di un più ampio coinvolgimento di donne nella formazione culturale e professionale, essenziale per la continuità del processo di emancipazione.(99) E' una strategia operativa che impostata per il presente e per il futuro (inteso nel Sahara Occidentale), mira non solo a portare su di uno stesso livello di conoscenza, coloro che hanno avuto, e non, la possibilità di istruirsi, ma anche nel contribuire all'evoluzione strutturale e di contenuto della stessa Unione. Il confronto interpersonale è perciò ritenuto fondamentale: la possibilità di una collaborazione tra donne (giovani e meno), dalla formazione professionale ed educativa diversa per esperienze di vita, è considerata una fonte di ricchezza. E' lo scambio di idee e di pensiero che permette il progresso, in opposizione all'eccessiva staticità, interpretata da tante, come un ostacolo al processo di emancipazione. Non si temono di conseguenza i cambiamenti di metodi, di statuti e di forme all'interno dell'U.N.M.S., in quanto vengono intesi come aspetti ideale di adattamento al contesto in evoluzione. L'interazione tra la generazione delle più anziane, che hanno dovuto senza scelta acquisire un'esperienza amministrativa pratica, e quella delle più giovani che al contrario possiedono una "sola" preparazione teorica ma una forza di spirito più combattiva, permette quella complementarità, essenziale per lo sviluppo dei programmi e della promozione delle strutture sociali. I Congressi tenuti nel 1985, nel 1990 e nel 1996 non sono altro che la dimostrazione concreta del processo evolutivo dell'Unione, in concomitanza a quello del ruolo femminile nella società.
Se il primo tra questi incontri, parte col proporre un codice generale di organizzazione interna, per lavorare più efficacemente e per mantenere i risultati conseguiti dall'inizio dell'esilio, (100) l'ultimo presenta un'analisi più approfondita delle strutture e dei meccanismi che consentono il funzionamento dell'U.N.M.S., sulla base di autocritiche riguardanti il riconoscimento di limiti oggettivi e soggettivi che la investono.
Si parla ad esempio, di consolidare gli uffici esecutivi regionali e locali, insieme al perfezionamento dell'organizzazione interna alla Segreteria Nazionale; si ribadisce la necessità di una continua rivalutazione delle Assemblee comunali e delle delegazioni politiche dell'Unione, costituendo esse stesse il campo d'azione per la preparazione pratica delle future dirigenti; non si vogliono poi trascurare le promozioni degli incontri culturali, a livello nazionale ed internazionale tra donne, essendo definiti come interscambi di conoscenze, vitali per il raggiungimento degli obiettivi preposti(101). Inoltre si risaltano quelle problematiche più sociali che politiche, ostacolanti l'equilibrio tra i due sessi nelle relazioni comunitarie, come lo scarso livello culturale e professionale dei membri direttivi dell'Unione e la difficoltà di coordinare compiti e mansioni delle diverse istituzioni della comunità (scuole, ospedali etc.), per l'impossibilità di conciliare impegni familiari con quelli lavorativi.
Tutte queste osservazioni esprimono una preoccupazione di fondo, ovvero la necessità di potenziare l'Unione nei suoi apparati, considerazione, che non appare nel primo Congresso (1985), se non nella veste di un'emergenza, che deve affrontare i bisogni quotidiani dell'intera collettività. Per la prima volta, vengono al contrario elencate chiaramente, possibili soluzioni politiche e tecniche, che pongono un'attenzione particolare all'inadeguatezza e alla difficoltà di diffondere programmi informativi ed educativi per le donne. Si guarda alle loro esigenze specifiche, ma in un'ottica proiettata al futuro che considera la necessità di soddisfarle nel lungo periodo, perciò anche per il dopo esilio. Il processo di sviluppo vuole essere inarrestabile, ed è quindi essenziale, che vengano poste fondamenta solide per la sua continuità, che l'U.N.M.S., in particolar modo può assicurare: essendo principalmente un'organizzazione politica, che sostiene fortemente il movimento rivoluzionario, e mantiene vivi i contatti internazionali con quei Paesi che supportano la causa sahraui, diventa necessaria e quindi influente sulle scelte governative, e decisionali su piano locale e regionale. E di questo sono coscienti le tante donne coinvolte nella direzione dell'Unione, che già dagli ultimi due Congressi, reclamano una considerazione politica più rilevante; e lo stesso Polisario, che nonostante il continuo rapporto di collaborazione, si vede obbligato a considerare la richiesta di maggiori diritti femminili ed il movimento che li esprime, in un clima non sempre accordante.
Ancora una volta non si tratta di conquiste facili e immediate: tendenze tradizionali, e maschilismo sono ancora diffusi, mentre non termina lo stato d'emergenza, al quale vanno incanalati tutti gli sforzi per rendere l'esilio il meno duro possibile. Il sostegno delle organizzazioni internazionali e la preparazione culturale e professionale risultano pertanto indispensabili alla lotta, che le donne devono condurre sui due fronti.
Un doppio sforzo che non tutte sono in grado di sopportare.

3.2.2. L'U.N.M.S. e le organizzazioni internazionali femminili
Una delle opinioni ricorrenti, che è condivisa in maniera assoluta da tantissime donne, e che nello stesso tempo costituisce uno dei pensieri chiave del movimento femminile, riguarda l'importanza che assumono le relazioni estere.
Rappresenta una vera e propria convinzione, che non viene ribadita solamente per esprimere la gratitudine alla solidarietà dimostrata da tanti Paesi, impegnati nel sostenere la causa sahraui, ma anche perchè si crede fermamente che i contatti multiculturali e multirazziali pongano le basi a quei rapporti di cooperazione e di rispetto reciproco, essenziali per lo sviluppo ed il progresso di ogni nazione.
Alla domanda: - " Quali sono gli elementi che favoriscono la presa di coscienza per una donna sahraui dei suoi diritti politici, civili e sociali? "- quasi tutti gli intervistati si sono riferiti al confronto tra mondi differenti e all'istruzione, risaltando in modo particolare il ruolo essenziale, che gioca nell'evoluzione culturale, il sistema delle relazioni internazionali.
Tre delle sahraui intervistate, F. K. e M., che risiedendo in Italia da alcuni anni e che quindi vivono da vicino una realtà diversa, hanno espresso ancora più chiaramente degli altri, gli effetti che questi incontri multirazziali comportano sul sistema di valori vigenti nella propria società, e sulla visione che hanno della loro posizione nella vita pubblica:

"Le Saharaui hanno iniziato a pensare all'uguaglianza e alla parità di diritti quando hanno cominciato a partecipare ad incontri femminili, con altre donne del mondo. Si sono rese conto che i diritti bisogna guadagnarseli, perchè non vengono dati dai governi, ma bisogna lottare per averli. E' la storia che insegna questo(...)Penso quindi che la presa di coscienza derivi dal confronto con altre situazioni(...)Nei campi, proprio per una questione culturale, non accadono episodi estremi, come violenze fisiche e sessuali sulla donna, tanto da richiedere diritti che la possano proteggere; ma è chiaro che gli alti livelli istituzionali, dove è assente la figura femminile (nessuna ambasciatrice o ministro), diventano campi di lotta attuali, come per tutte le altre donne del mondo. E' una delle problematiche che hanno in comune tanti Paesi, insieme a quella dell'occupazione: che farà ad esempio la donna, un domani, quando gli uomini smetteranno di combattere ma dovranno lottare insieme per il posto di lavoro? Questa è la domanda e la paura più diffusa che sentono molte sahraui."

" (...) I contatti internazionali hanno aiutato molto la donna per la sua presa di coscienza, tanto che i rapporti con le altre organizzazioni femminili, nel mondo, fanno parte della politica dell'U.N.M.S., che per questo, partecipa attivamente ai diversi congressi europei ed extraeuropei, ed è membro dell'Unione Panafricana delle donne.
L'incontro con la donna occidentale stimola poi ad andare avanti nella lotta e a mantenere il potere conquistato, dato che diventa inevitabile il confronto culturale, essendo la società sahraui, circondata da Paesi arabi dove la popolazione femminile è discriminata e non ha un ruolo pubblico. Però questa vicinanza non influisce negativamente su di noi poiché, associata ai contatti internazionali, soprattutto occidentali, permette di capire meglio i problemi che hanno le altre donne, ad esempio le algerine, tanto da aiutarle, e preparare noi stesse ad affrontare un domani, pieno d'incertezza. "

" La conoscenza di altre realtà è utile per capire la posizione che la donna occupa nella sua società. Penso a quelle associazioni femminili spagnole ed italiane che organizzano occasioni d'incontro con le sahraui, come per l'8 Marzo (...) E penso ai 4-5 mesi che ho vissuto ad Algeri, nel 1983, per motivi di salute: ho trovato una situazione che mai avrei detto potesse esistere, ancora oggi, e in un Paese che ha una storia di civiltà ben più lunga di quella sahraui. Sono stata male nel vedere come vivono le algerine, sapendo dei tanti diritti e della libertà che avevano nel passato e confrontando la loro situazione con la nostra: se le donne sahraui hanno ancora tanti ostacoli da superare nei rapporti con l'uomo, è però vero che rispetto all'Algeria hanno tanta libertà, come la possibilità di lavorare, di fare politica e di essere rispettata da tutti, e questo perchè si trovano in una società aperta e non chiusa in se stessa (...) "


Queste parole affermano con vigore la necessità di una continua relazione col mondo esterno, in quanto si ritiene che l'isolamento internazionale, più di ogni altro fattore, possa ostacolare la via del progresso e causare la perdita di diritti acquisiti. In una situazione eccezionale come quella sahraui, e in un altrettanto contesto geografico, per il quale la comunicazione e l'informazione non sono così immediate e semplici da attuare, diventa quasi una necessità per queste donne, ricercare e potenziare i contatti con realtà diverse. E' dal confronto che nasce la riflessione critica sulla propria società e sulle aspettative che ne derivano, come la stessa capacità di valutare in modo costruttivo altre culture e sistemi governativi, rispetto ai propri. Le sahraui hanno coscienza di questo, e la paura di perdere contatti con l'esterno è interpretata automaticamente come il conseguente indebolimento delle forze che permette a loro di lottare. Non stupisce per nulla che l'importanza dello scambio internazionale delle esperienze femminili, sia percepito anche in questo senso e non esclusivamente come lo strumento per arrivare ad una denuncia a carattere mondiale, della propria causa. Lo si nota già nei primi anni di formazione dell'U.N.M.S., attraverso la sua volontà di entrare nella Federazione Internazionale delle Donne Democratiche e nell'Unione Generale delle Donne Arabe (1978), nell'Organizzazione Panafricana delle Donne (1980) e per ultimo nelle Organizzazioni Non Governative per la comunicazione. (102)
Insieme a questi organismi, l'U.N.M.S. costituisce una forza che si batte per il rispetto dei diritti umani, contro ogni forma di discriminazione sessuale e di abuso verso i soggetti più deboli, e per una cooperazione orientata alla formazione femminile nei diversi ambiti sociali. Campagne informative, denunce e formulazione di progetti sono diffuse dalle numerose conferenze e forum internazionali cui prende parte puntualmente, in un clima di collaborazione e di impegno totale, nonostante le differenze politiche, sociali e culturali presenti tra i partecipanti, ed umilianti boicottaggi, esercitati da coloro che si sentono danneggiati per i richiami ai principi di libertà e di giustizia, invocati in queste sedi di discussione.(103)
Le donne sahraui attraverso i dibattiti internazionali, alcuni dei quali convocati di propria iniziativa, riescono a scavalcare quel muro di isolamento e di omertà che le separa dal resto del mondo (104), esprimendo all'opinione pubblica estera, le proprie angosce e le proprie necessità, ma senza sentirsi per questo, inferiori a chi proviene da un paese avanzato o al contrario peccare di superiorità verso chi si ritrova in una situazione ancora più sfavorevole.
Probabilmente, è il forte sentimento di dignità, maturato dalle esperienze storiche vissute, che le porta a ritenere il confronto culturale nella veste di una solidarietà reciproca: un dare e un ricevere, in cui ogni donna beneficia dell'esperienza dell'altra, attraverso un rapporto di interscambio e di cooperazione, che non mina l'identità femminile, e non comporta sentimenti di condizionamento verso gli altri.
Si considerano le diverse idee per quello che offrono, indipendentemente dal fatto che possano provenire da donne europee o africane, e sempre nel rispetto della propria cultura per non creare una sorta di "colonialismo mentale", da parte di chi possiede più mezzi o strumenti di lotta(105). E' un'affermazione che spesso le sahraui ribadiscono, insieme al richiamo alla valorizzazione di ogni esperienza femminile, poiché ritengono importante la collaborazione paritaria e non discriminatoria. La messa in comune delle rispettive conoscenze è interpretata allora come strumento positivo che permette la prevenzione di fenomeni di subalternità interna, dannosi per lo stesso processo di emancipazione generale.
Senia Hamed, segretaria dell'U.N.M.S. fino al 1996, descrive al riguardo, come l'approccio interculturale agisce sul processo d'apprendimento per la formazione femminile, sulla base di tre distinte realtà organizzative:

"Abbiamo visto alcune associazioni arabe, immutate ed immobili che non mostrano nessun segno di sviluppo, sin dal momento della loro nascita;
Abbiamo visto altre organizzazioni femminili, più vitali che fanno propaganda e tendono a ricoprire ruoli nella sfera occupazionale, benché siano assenti negli apparati istituzionali e in quei settori lavorativi ad alta responsabilità;
E abbiamo visto realtà, che sulla base della teoria femminista che rivendica la parità di diritti nella sfera politica ed occupazionale, presenta donne in tutti i settori sociali, sia a livello di dirigenza, che di base, come i Paesi Scandinavi.
Se ammiriamo quest'ultimo modello di organizzazione femminile, non possiamo considerare con altrettanta benevolenza l'esperienza di quei Paesi, in cui compaiono ad esempio cinque ministri donna, ma senza leggi e senza una base solida che garantiscano la parità di diritti. Che cosa possono fare in assenza di risorse e mezzi fondamentali per sostenere la propria politica ?(...) Non siamo contrarie alla dirigenza femminile, ma occorrono anche le condizioni giuste perchè la sua azione possa essere efficace.
Questa è una riflessione che indica il tipo d'analisi che compiamo sui modelli a disposizione: attraverso un loro confronto estrapoliamo ciò che può beneficiare alla nostra esperienza(...)"
(106)

Tra le righe, non si legge solamente l'utilità materiale e morale, intesa dalle tante donne sahraui per gli incontri internazionali, ma anche la posizione critica che assumono verso le proprie colleghe. Non si tratta comunque, di disprezzare la loro mentalità o il loro sistema culturale, quanto di comprenderli, in considerazione dell'ambiente da cui provengono, per poter creare o evitare gli stessi eventi, che in un caso, come nell'altro possono favorire od ostacolare il processo di emancipazione.
Così, se ammirano la Svezia per l'alta professionalità femminile,(107) si interrogano al contrario, sulla necessità di combattere ad ogni costo i fenomeni che ostacolano l'accesso alle istituzioni, quando mancano, contemporaneamente, garanzie e diritti nelle strutture di base; mentre se guardano al tipo di cultura, che possiedono certe donne arabe e mussulmane, rispetto a loro notano profonde differenze nella dialettica dei due sessi, ma intendendole come un prodotto di eventi storici e sociali, capaci di modificare lo stesso concetto originario di Islam.
Sono tutte esperienze che vengono comunque definite formative, comprese quelle più sfavorevoli per la donna, poiché sia le une che le altre, sono ritenute necessarie alla nascita e alla maturazione di pensieri e riflessioni, che mettono in discussione convinzioni, ben radicate in secoli di totale isolamento, ma senza con questo indebolire l'integrità culturale. Ne consegue un processo evolutivo piuttosto graduale, ma non troppo lento, che se da una parte vede un forte sistema di valori e di credenze, tale da condizionare ancora la vita politica e sociale, dall'altra parte emerge una certa disponibilità ad ascoltare e a far proprie idee nuove. Questo atteggiamento d'apertura verso il prossimo, non deriva esclusivamente dall'importanza, che si attribuisce al significato di rispetto, un concetto dalla profonda valenza culturale, ma soprattutto dalla paura ricorrente per l'incertezza del futuro, dove tutto può accadere, inclusi i problemi che le sahraui vivono attualmente solo di riflesso, attraverso le altre donne.


2.3La formazione culturale e professionale come strumento di emancipazione
Se il confronto culturale a livello internazionale viene indicato come uno dei fattori principali per la presa di coscienza femminile, non passa in secondaria importanza l'istruzione, che per tutte le intervistate assume una valenza di necessità primaria, sia per il discorso legato alla sopravvivenza, che per una scelta di emancipazione, come testimoniano alcune di loro:

" L'istruzione è importantissima perchè permette di capire il significato della lotta per certi diritti femminili, e perchè fornisce quelle basi essenziali per un confronto positivo a livello internazionale(...)"

" Se ora la donna è più cosciente dei suoi diritti ed è più determinata ad averli, ciò dipende anche dall'istruzione, che in questi anni d'esilio il Polisario ha assicurato a tutti, contro una cultura ed un'educazione insufficienti al processo d'emancipazione. Con l'istruzione, la donna può combattere meglio gli ostacoli alla sua realizzazione, anche per il futuro(...)"

" L'istruzione è fondamentale per due ragioni principali: prima di tutto permette che la vita nei campi profughi continui, perchè prepara professionalmente donne e uomini nei diversi compiti giornalieri; poi consente di capire l'importanza dei diritti che la donna ha conquistato per se stessa e quelli che deve ancora ottenere."


Si evince da queste frasi che la scolarizzazione compiuta, e la conseguente esperienza lavorativa rappresentano essenzialmente il percorso completo per arrivare ad una formazione culturale e professionale, necessaria per una promozione sociale, tale da tradursi in libertà non vigilata ed indipendenza. Si tratta della possibilità di acquisire un'autonomia psicologica e materiale, che viene espressa dalla capacità di pensare, decidere ed agire senza condizionamenti di ordine maschile, ma con la coscienza critica che il sistema, di per sé non è indiscutibile.
Per la donna sahraui, che ha vissuto lungamente le conseguenze nefaste di un analfabetismo imposto, come la dipendenza totale dall'uomo e l'impossibilità di esprimersi pienamente, la formazione culturale e professionale costituisce un'esigenza legittima, che le permette di approfondire l'esperienza e la conoscenza, necessarie per ruoli ad alta responsabilità sociale e per la comprensione del significato di diritto.
L'U.N.M.S., che si batte a favore dell'emancipazione femminile, non rimane estranea alla politica dell'educazione, tanto da considerarla la sua principale missione: il consolidamento permanente e costante dell'istruzione, l'alfabetizzazione degli adulti, l'accesso ad attività professionali e la restaurazione della cultura nazionale, testimoniano la sua volontà a combattere l'ignoranza, ritenuta l'ostacolo principale per la via del progresso.
Come antica mediatrice di informazioni conoscitive e di norme culturali e sociali, la donna si rende perfettamente conto del ruolo prioritario dell'insegnamento: esso, non solo permette la formazione dell'individuo, nella vita comunitaria in tutti i suoi aspetti, la trasmissione dei valori e principi umanitari e la responsabilizzazione generale per la costruzione di un nuovo stato, ma soprattutto veicola la trasformazione sociale in profondità, una condizione che può diventare preziosa, per coloro che si battono contro ogni forma di discriminazione.
Gli enormi sforzi e la continua perseveranza, impiegati nella costruzione e nell'organizzazione di scuole, diventano più che comprensibili alla luce di quanto detto, come del resto la pretesa di diverse donne nell'occupare posti chiave nell'ambito della struttura educativa e professionale. S., una delle intervistate sahraui, più politicizzate, ribadisce con fermezza tale principio:

" Attualmente, riteniamo che la nostra arma vincente non sia rappresentata tanto dal ruolo politico, quanto quello professionale e culturale, necessario per la società futura(...) La donna può entrare nel gioco del governo e dei partiti attraverso la sua promozione in attività sociali ed economiche, creando in questo modo gruppi d'interesse, influenti nelle alte sfere decisionali(...)"

Con queste parole si afferma chiaramente la consapevolezza, che l'unica strada da seguire per arrivare alla piena tutela della donna è quella della completa formazione culturale e professionale. Il reclamare semplicemente i propri diritti non è considerato sufficiente, sia perchè il potere è in mano esclusivamente all'uomo, e sia perchè troppe sahraui non hanno una coscienza politica, o la stanno perdendo: per una rivendicazione generale si ritiene necessaria la possibilità, che la maggior parte di loro la vivano come un'esigenza, e che si presentino nello stesso tempo, in una forza condizionante del sistema. Purtroppo non sono ancora maturate le condizioni idonee per creare questo genere di situazione, nonostante il processo di sensibilizzazione in atto.
E' vero che la Costituzione della R.A.S.D., già dal 1976, prevede il diritto ad un'istruzione gratuita ed accessibile a tutti, com'è vero che, la messa in opera progressiva, di un insegnamento generalizzato, ha persuaso anche coloro che si sono sempre mostrati restii nel mandare a scuola le proprie figlie. Inoltre non si devono dimenticare gli sforzi e lo spirito combattivo che hanno permesso la costruzione di diversi istituti educativi, tra cui quelli professionali femminili, "Olof Palme" e la "27 Febbraio", e i collegi nazionali, "9 Giugno" e "12 Ottobre", che come le scuole primarie hanno le classi miste (108). Rappresentano tentativi d'apertura verso lo sviluppo, che in considerazione della posizione critica in cui si ritrova il Paese, possono definirsi più che notevoli; ma se si osservano dal punto di vista di un futuro indipendente, risultano superficiali ed insufficienti.(109)
Per la costruzione e il consolidamento di una nazione, che mira come la R.A.S.D. ad un regime democratico, dal libero mercato e dal pluripartitismo politico, sono richieste conoscenze scientifiche ad alto livello, che al contrario, non vengono fornite dall'attuale sistema educativo, per una serie di cause di diversa origine.
Tra queste, si accenna, oltre alle carenze materiali e strutturali, allo scarso grado di istruzione degli esiliati al loro arrivo nei campi profughi, (una condizione di partenza piuttosto svantaggiosa per coloro, che hanno intenzione di ricostruire un Paese su principi democratici), legata all'impossibilità di disporre di un tempo necessario per una completa preparazione professionale (data l'urgenza di intervenire nei vari ambiti della società), ed infine alla mancanza di alcuni requisiti pedagogici fondamentali, da parte delle istituzioni preposte all'educazione.
Subentra allora, la problematica riferita ad un possibile adeguamento del processo formativo della collettività, che riguarda la qualità degli studi e non solo il numero degli individui da alfabetizzare. Si tratta di una grave carenza, che per l'U.N.M.S. è in particolar modo espressa da due fattori facilmente riscontrabili, le cui cause non sono prettamente di ordine materiale:
1) il numero consistente di donne non diplomate;
2) il diffuso disinteresse femminile per una conoscenza più ampia e approfondita, che include anche campi professionali per tradizione esclusivi all'uomo, (ad es.: amministrazione, politica ed economia).
Ne consegue, da parte di donne poco istruite e politicizzate, la scarsa motivazione per ciò che riguarda una possibile riforma scolastica innovativa e progressista, ovvero una riforma che concili le nuove esigenze femminili con un'adeguata preparazione.
Solo attraverso la completa formazione culturale e professionale si può arrivare più facilmente ad un maggiore coinvolgimento della donna nelle attività della vita pubblica: una condizione indispensabile perchè il processo di emancipazione non rallenti la sua ascesa.

2.3.1
L'istruzione fra tradizione e necessità di sviluppo
Se la base scolastica di partenza risulta essere uguale per tutti, con il susseguirsi dei diversi livelli d'istruzione, la formazione culturale e professionale cambia in base al genere, come le stesse opportunità di studio.
Si tratta di un'impostazione educativa che mira prima di tutto ad assicurare i bisogni attuali nei campi profughi e la preparazione per l'indipendenza, mentre le necessità soggettive, legate alla scelta del percorso formativo non hanno spazio. L'individuo, al riguardo, non possiede un gran margine d'autonomia, in quanto la situazione critica della R.A.S.D. comporta richieste che vanno oltre alla volontà della singola persona. E' chiaro il fatto che le poche risorse a disposizione devono andare a vantaggio dell'intera collettività, quindi il potenziamento della sfera educativa dipende da questa condizione, insieme alle esigenze che si possono soddisfare. Ma se il fattore economico agisce fortemente sul suo sviluppo, esistono cause culturali che ne influenzano il percorso, tanto da trasparire nelle stesse affermazioni degli intervistati.
La domanda - "Quali sono i fattori che incentivano una donna a continuare gli studi ai livelli più alti ?- trova una serie di risposte non sempre tra loro concordanti, il cui confronto porta a ritenere che il ruolo della tradizione sia ancora condizionante per la via del progresso, tanto da essere evitato come argomento da chi, per ragioni politiche ad esempio, ne ha l'interesse. In particolare, quattro dei sahraui intervistati (tre donne e un uomo) esprimono al riguardo opinioni per certi versi differenti, ma probabilmente coerenti alla posizione sociale che ognuno di loro ricopre, e al tipo di esperienze vissute:

" Nei campi profughi si fa fatica ad avere una buona cultura, e per le donne è difficile arrivare ad alti livelli d'istruzione a causa di problemi quali, conciliare casa e scuola, la tradizione che tiene legate a sé tante sahraui e l'uomo che ha in mano il potere(...)"

" Penso che l'importanza che la donna dà all'istruzione, non deve essere condizionata dalle scelte familiari o dal Polisario, ma solo dalla sua volontà. Purtroppo molte ragazze non sono libere di continuare gli studi, perchè spesso sono costrette ad aiutare le madri nelle faccende di casa."

" Nel nostro caso, la forza che condiziona, prima di tutto il livello d'istruzione è rappresentata dal Polisario, che a seconda delle necessità, organizza corsi di formazione professionale e di lingua, mentre per l'Università occorre andare all'estero(...) I posti offerti nelle scuole e negli atenei dai Paesi solidali alla causa sahraui sono assegnati dal Polisario, in base ad una graduatoria di persone, uomini e donne, che hanno sostenuto l'esame di maturità: il bacierato."

"La spinta a studiare o non, deriva da una motivazione più personale che culturale, valida allo stesso modo per donne e uomini, e dal Polisario che esprime una forte volontà per l'orientamento agli studi."


E' interessante notare, come nelle ultime due risposte date da F. e D., due militanti politici del Polisario e coinvolti in attività di propaganda della causa sahraui, non compaia o venga addirittura negato il riferimento ad una possibile influenza, esercitata dalla tradizione sul percorso scolastico femminile. Si può pensare ad un atteggiamento di auto-protezione del proprio sistema culturale per celare alcuni aspetti sociali, il cui riconoscimento oggettivo potrebbe comportare critiche, dannose per l'immagine che si vuole esportare all'estero, o possibili interferenze nelle politiche di intervento, interpretabili in una limitazione della propria autonomia decisionale.
E' un'osservazione che nasce dal confronto critico con le altre interviste, tra cui quelle espresse rispettivamente da M., una militante nella guerra contro Spagna e Marocco degli anni '70, ma da tempo lontana dalla scena politica; e da A., una ragazza che nonostante la giovane età e la scarsa istruzione ha avuto la possibilità di viaggiare e conoscere realtà diverse.
Sono donne che, essendo esterne alla logica di partito ma vivendo quotidianamente i problemi ai campi profughi, con la capacità di esprimere giudizi al riguardo, (grazie a particolari esperienze come la guerra e i contatti internazionali), riconoscono la cultura tradizionale come uno degli ostacoli all'autonomia femminile. Accennando a questioni riguardanti l'autorità familiare sulla volontà individuale, e alla difficoltà di conciliare casa e studio, (nonostante la presenza di scuole materne ed il sostegno della rete parentale e di vicinato), evidenziano un contesto in cui prevale ancora la visione tradizionalista della donna come "l'angelo del focolare", le cui aspirazioni devono essere orientate prima di tutto verso l'organizzazione ed il sostentamento della vita domestica, indipendentemente dalle proprie motivazioni personali. Se il Polisario offre teoricamente alcune possibilità di studio senza alcuna discriminazione sessuale, è però tangibile il fatto che ancora una volta, le donne risultano essere le più penalizzate: matrimoni precoci, gravidanze in giovane età e mancanza di aspirazioni professionali (110), sono fenomeni diffusi che si ricollegano ad una cultura arcaica, presente nell'educazione di numerose famiglie (111).
Ne consegue che, nonostante la situazione di necessità ai campi profughi e la penetrazione di idee progressiste e moderne nella mentalità di tanti giovani sahraui, permangono tuttavia certi valori, norme e consuetudini, tali da ridurre le possibilità, più per una ragazza che per un ragazzo, di ottenere un'istruzione completa. Il diffuso abbandono femminile degli studi superiori, lo scarso numero di laureate e l'impossibilità per la maggior parte delle donne, di recarsi all'estero per lavoro o per un'adeguata formazione professionale, esprimono una tendenza di fondo piuttosto tradizionale, che può identificarsi anche nello stesso tipo d'indirizzo scolastico.
Guardando, ad esempio, alla preparazione offerta dagli istituti femminili, "Olof Palme" e la "27 Febbraio", si nota un orientamento occupazionale piuttosto tradizionale: cucito, tessitura, puericultura, e medicina ausiliare sono gli unici sbocchi, per la donna, al di fuori delle pareti domestiche, che in realtà, come nei Paesi occidentali, corrispondono alle sue solite mansioni casalinghe (la cura dei bambini, degli anziani e dei malati) o in cui si trova ad essere esecutrice di decisioni prese dall'uomo.
Nonostante le diverse promozioni sociali, cui fanno seguito nuovi modi di pensare e di vivere, utili per affrontare i bisogni quotidiani ai campi, ma anche per accrescere la propria autostima, rimane ancora adesso, in periodo di tregua, la distinzione fondamentale tra lavoro femminile e lavoro maschile, insieme ad una limitata serie di proposte formative professionali, per la donna. I dati che seguono, danno un'idea ancora più chiara dell'occupazione femminile in settori quali l'istruzione e l'educazione:
Maestre: 87,25 %
Educatrici: 92,75 %
Professoresse: 42 %
Segretarie: 86,25 %
Impiegate: 76,52 % (112)
La forte presenza delle donne in questi ambiti, spiega così la continuità delle tipiche attività femminili, e quindi la radicata convinzione che il suo ruolo primario deve essere e rimanere prima di tutto, quello di moglie e madre. Le mansioni prettamente sociali e la possibilità in genere, di svolgere un lavoro che non domanda orari prolungati e la lontananza dai propri figli, non mette in crisi l'istituzione familiare, e la sua cooperazione con la scuola, se non nel caso in cui dovesse uscire dal solito schema mentale e strutturale per svolgere professioni di alta responsabilità, richieste eccezionalmente dal Polisario: una condizione questa, che comporterebbe ripercussioni sulla stessa vita personale della donna, data l'incompatibilità tra un impegno lavorativo senza limiti prefissati di tempo e di spazio (es.: rappresentanza all'estero) e le attenzioni necessarie per mandare avanti una famiglia.

2.3.2
Dalla scuola al lavoro: un percorso da adeguare
Malgrado la situazione generale, che vede ancora il lavoro extra-domestico subordinato alle esigenze familiari, per le quali la donna è di solito disposta a lasciare la propria professione o i propri studi nei momenti di crisi, (come spesso accade anche in Occidente), è sempre più diffusa la consapevolezza che, il sistema educativo sahraui debba essere rivisto nei suoi contenuti didattici, in modo da offrire a chiunque, senza alcuna discriminazione sessuale, le medesime opportunità d'accesso in tutti gli ambiti della vita pubblica ed una migliore preparazione.
E' una posizione ribadita soprattutto dalle sahraui coinvolte in attività politiche, ma anche da quelle giovani, che per varie motivazioni, (borse di studio, problemi sanitari etc.) hanno avuto la possibilità di entrate in contatto con realtà diverse.
La scuola dei Paesi ospitanti, rappresenta al riguardo il veicolo principale di incontro e confronto, per il quale la ragazza apprende altri modelli culturali (individualismo, uguaglianza tra i sessi, laicismo), oltre ad una preparazione professionale migliore(113). Ne consegue la maturazione delle proprie capacità critiche e riflessive, essenziali per accelerare il cambiamento del ruolo femminile verso una maggiore autonomia.
Ma perchè si possa parlare di una piena efficacia del processo interculturale in questo senso, occorrono non solo l'interiorizzazione e la rielaborazione individuale di codici di comportamento della società di accoglienza, ma anche la valorizzazione dell'istruzione e del confronto interazziale da parte della famiglia stessa.
La solidarietà generazionale diventa quindi basilare per la continuità e per la diffusione di pensieri e opinioni innovative, tali da proporre ulteriori progetti di vita, oltre a quelli tipicamente femminili. Si tratta di cogliere un aspetto rivoluzionario da una condizione particolare, che mostra però alcune resistenze quali, lo scarso incoraggiamento all'auto-affermazione della donna, ed il successo scolastico ritenuto principalmente in funzione della causa politica. Inoltre, l'apporto di nuove conoscenze e modelli di vita, viene reinterpretato e reinvestito secondo logiche rispettose della cultura dominante e delle stesse tradizioni familiari, evitando da una parte lacerazioni interne alla società ed eventuali scontri generazionali, ma producendo dall'altra, demotivazione e rassegnazione nelle donne, che hanno ricevuto una formazione all'estero (114).
Nell'attuale periodo di tregua, col ritorno degli uomini ai campi profughi, prevale l'emarginazione femminile da ruoli lavorativi, che richiedono preparazione, autonomia e potere decisionale, nonostante le richieste dell'U.N.M.S. di potenziare il sistema educativo, e alcuni corsi professionali offerti dai Paesi solidali (informatica, amministrazione e lingue). Questa è un'ulteriore condizione che incide sullo spazio d'azione femminile, attraverso una ridistribuzione di prerogative e mansioni occupazionali, per la quale la donna appare figura esclusiva in certe attività ma assente in altre, nonostante la sua precedente partecipazione, richiesta in tutti gli ambiti della società. A favorire questa presa di posizione politica e sociale, non si ha solamente la diffusa convinzione della necessaria distinzione sessuale del lavoro, (il tipo di caratteristiche imputate a seconda del genere maschile e femminile è al riguardo una forte componente discriminatoria)(115) , ma anche il grado di preparazione professionale e il titolo di studio, che presentano in maggioranza gli uomini. La padronanza di specializzazioni nell'ambito lavorativo conferisce di fatto un'identità sociale, importante per l'affermazione pubblica, che diventa fondamentale in una situazione caratterizzata da un'economia di mercato competitiva, cui i Sahraui sono orientati. La donna si trova quindi difronte ad una serie di ostacoli, il cui non facile superamento dipende oltre che dal sostegno internazionale, da un'evoluzione culturale diretta ad una crescente democraticità tra sessi, quindi ad un progressivo avvicinamento verso le pari opportunità. Per combattere una situazione radicata, che vede ancora subordinata la figura femminile a quella maschile, e una crescente demotivazione ad apprendere nozioni formative cui si accompagna in diversi casi, un assenteismo dall'ambiente di lavoro(116) ed un servizio insufficiente, occorre soprattutto una rivalutazione del ruolo della donna in tutti gli aspetti della società, ossia una maggiore responsabilizzazione e coinvolgimento a livello decisionale, sia in campo economico e sociale, che politico.
Sarà necessario di conseguenza un adeguamento del sistema lavorativo e didattico, per contenuti e per organizzazione, in funzione delle esigenze familiari e femminili, insieme a programmi informativi riguardanti le relazioni di coppia, la maternità e l'educazione dei figli. In questo senso, potrebbero risultare utili, tentativi come:
- La valorizzazione e l'accesso a percorsi formativi e a professioni, ritenuti non "tipicamente" femminili;
- L'inserimento nelle scuole di modelli e codici comportamentali che possano favorire l'apprendimento di una cultura egualitaria tra i sessi;
- La sollecitazione ad accettare incarichi politici e professionali che richiedono alte responsabilità.
- Una maggiore e più incisiva diffusione di campagne informative sui diritti di cui la donna può e deve godere sia nella vita privata che pubblica;
- La previsione di nuove condizioni di lavoro che permettano la realizzazione di un maggiore equilibrio tra responsabilità familiari e professionali.
- Il coinvolgimento di più donne possibili nei progetti di promozione femminile, superando pregiudizi di natura sociale o razziale.
All'elaborazione e all'applicazione di queste possibili strategie si necessiterebbe però non solo dell'intervento massiccio delle donne e delle organizzazioni internazionali, ma anche e soprattutto della cooperazione maschile, essenziale per consolidare il processo di emancipazione fuori e dentro la coppia: una condizione di non facile realizzazione, che per tante sahraui viene ostacolata soprattutto da un egoismo di fondo, vecchio di millenni, che non accenna a scomparire, se non in situazioni eccezionali, come lo stato di guerra (117).

2.4
Aspirazioni e reali opportunità nella vita politica e istituzionale
Da quanto si è detto finora, risulta chiaro che le donne costituiscono l'anima e l'ossatura della società civile sahraui, essendo soprattutto loro a fornire la manodopera necessaria per lo svolgimento delle attività vitali nei campi profughi e la rappresentanza nei Comitati locali e provinciali. La lotta di liberazione ha lasciato un tipo di patrimonio che è stato coscientemente recuperato e reinvestito in funzione di un nuovo Stato democratico e progressista, considerando nello stesso tempo necessaria, la partecipazione femminile nella vita pubblica. Il 30% circa dei componenti, costituenti il Congresso Generale del Polisario, sono donne, come l'85% dei membri dei Comitati popolari, ed il 7% dei parlamentari.(118)
Questi dati esprimono non solo l'importanza del ruolo femminile nella comunità ma anche una tendenza innovativa nelle scelte politiche dei Sahraui, tale da indirizzarsi verso una situazione paritaria, senza alcun genere di discriminazione. Tuttavia non si può affermare con certezza che il processo d'apertura politica nei confronti del cosiddetto "sesso debole", sia consolidato ed irreversibile, soprattutto nell'epoca attuale, che vede l'uomo, di nuovo presente nella vita quotidiana. Ancora oggi non si hanno donne sindaco e donne ministro, mentre al riguardo, rimane valida la giustificazione della disponibilità di tempo necessario per incarichi di un certo tipo, in opposizione all'appello dell'U.N.M.S., che richiede più potere decisionale all'interno del Polisario.
A confermare l'incertezza della posizione femminile nell'ambito politico, sono le stesse risposte degli intervistati, a proposito di una domanda specifica, ossia:
- Dal 1975, sono aumentate o diminuite le donne che occupano ruoli amministrativi, presso i campi profughi? - Se le sahraui hanno mostrato opinioni piuttosto simili, i due testimoni italiani sono stati tra loro concordanti nell'affermare il contrario. Le risposte espresse in particolare da F. e da D., e dall'operatrice del C.E.S.T.A.S., illustrano quanto detto in merito:

"Dal 1975 sono aumentate le donne nei consigli comunali e nei posti di assessore, grazie alla fiducia che ha conquistato per se stessa e al fatto che certi mestieri non sono più ritenuti solo maschili."

"Le donne che occupano posti amministrativi sono complessivamente aumentate, anche se continuano a mancare nel ruolo di sindaco, per l'impossibilità di conciliare lavoro e famiglia."

"Attualmente le donne sono diminuite negli incarichi amministrativi, a causa della presenza dell'uomo ai campi profughi, per il tipo d'orientamento assunto dal Polisario a favore della corrente tradizionalista, e per la scarsa disponibilità delle ragazze di accettare, essendo la loro volontà subordinata a quella maschile."


Emerge una vera e propria opposizione di vedute, che potrebbe essere interpretata alla luce di una valutazione propriamente culturale, ossia: da una parte, l'espressione di una posizione oggettiva critica, dato il ruolo di testimone esterno al fenomeno in esame; e dall'altra la presentazione parziale di una realtà, per un coinvolgimento emotivo e diretto nella problematica. Malgrado questo, rimane confermata la situazione conflittuale in cui si ritrova la donna, sia a livello politico che professionale, insieme al fatto di essere emarginata dalle cariche istituzionali, nonostante un contesto dinamico, in cui il processo di emancipazione procede gradualmente, fra opposizioni tradizionali e correnti progressiste. Al riguardo, è interessante notare la stessa evoluzione che presenta il rapporto tra U.N.M.S. e Polisario: se negli anni '70 e '80, la loro collaborazione è incentrata esclusivamente sullo stato d'emergenza ai campi profughi, successivamente si assiste ad un riconoscimento da parte della dirigenza politica, di un'area specifica per le problematiche femminili. Questa scelta governativa non è dovuta solamente ad esigenze di pubblica utilità, ma anche per l'insistente sollecitazione di tante donne coscienti dei diritti che dovrebbero avere, come testimoniano F. e S., due intervistate sahraui, più coinvolte nella sfera politica:

"Il rapporto tra U.N.M.S. e Polisario è cambiato in questi anni: all'inizio l'obiettivo primario era rappresentato dall'indipendenza e non c'era tempo per pensare ad altro. Ora, grazie alla presa di coscienza femminile, tante donne sanno quello che vogliono e non, mostrandosi attive nella vita politica e facendo ben specifiche richieste."

"La collaborazione tra l'Unione delle Donne ed il Polisario si è evoluta in questi anni di esilio: l'organigramma attuale del Polisario dedica uno spazio per il riconoscimento dei diritti femminili, mentre la presa di coscienza delle donne contribuisce alla formulazione di una serie di obiettivi, da discutere nei Congressi dell'U.N.M.S., per poterli poi elaborare in progetti."

Risulta chiaro da quanto detto, lo spirito intraprendente della donna più politicizzata ad affermarsi nella vita pubblica, ma con la necessità di ottenere l'appoggio del Polisario, che a sua volta fabbisogna dell'U.N.M.S. per la gestione della vita quotidiana ai campi profughi e per la lotta all'indipendenza. La sua importanza nella propaganda internazionale della causa sahraui è diventata fondamentale, tale da comportare per la donna, incarichi di rappresentanza politica estera, grazie all'attenzione che suscita nell'opinione pubblica: l'immagine esotica di forza, di coraggio e di volontà che lei esprime, esercita un fascino non indifferente soprattutto in quelle società in cui prevale una visione opposta e a volte stereotipata di debolezza e rassegnazione femminile.
Ne consegue una dipendenza reciproca tra due forze, che non si presenta comunque in un rapporto troppo teso, o indebolito da divergenze interne, ma orientato ad un accordo finale, nonostante possibili discussioni per opinioni diverse. Tuttavia occorre ribadire che sono in gioco due parti dal differente potere contrattuale, che comporta in molti casi l'obbligo per una di loro, di accettare la volontà dell'altra. L'U.N.M.S. è ovviamente la forza più debole, e non solo per il semplice motivo che la dirigenza politica è prettamente maschile, ma anche per il fatto di presentare al suo interno elementi soggettivi che la ostacolano nelle proprie azioni.
Tra questi, possono essere elencati: la mancanza di presa di coscienza da parte di tante donne, la demotivazione ad assumersi incarichi di una certa responsabilità (per la scarsa politicizzazione e per la necessità di seguire la famiglia), la diffusa rassegnazione per un pessimismo radicato, e la perdita della volontà di lottare a causa di una stanchezza fisica e morale(119) . Rappresentano condizioni che, favorendo la sola ricerca della tranquillità e del riposo nel calore familiare e della casa, danneggiano il processo di emancipazione e indeboliscono la posizione attualmente conquistata dalla donna. Ne consegue una lotta interna impari, sullo sfondo di una situazione logorata da un esilio apparentemente interminabile, che sembra in tanti casi assopire ogni desiderio di rivalsa.

 

 

  1. Si tratta di una raccolta di documentazioni, inerenti le relazioni dei primi tre Congressi dell'U.N.M.S. (1985, 1990 e 1996), e interviste svolte ad alcune rappresentanti politiche dell'Unione del 1992.
  2. Seguaci del movimento femminista propugnante l'uguaglianza della parità dei diritti elettorali.
  3. Il riconoscimento del diritto al voto risale al 27 febbraio 1976, in occasione della proclamazione della R.A.S.D.
  4. Le documentazioni al riguardo si riferiscono ad un'intervista a SENIA AHMED, penultima segretaria dell'U.N.M.S. e membro della Segreteria Generale del Polisario, (aprile 1992), e alla relazione La femme sahraouie et l'avenir tenuta da KHADIJA HAMDI, incaricata per la cultura e l'informazione dall'U.N.M.S., in occasione della XXI Conferenza europea per il sostegno al popolo sahraui (data e luogo non pervenuti).
  5. La proclamazione dell'U.N.M.S. risale in occasione del II Congresso del Polisario (giorno e luogo non pervenuti).
  6. Sahara Libre, anno XV, febbraio 1990, (n° speciale).
  7. Il numero dei componenti varia a seconda delle necessità, indicate dal Congresso
  8. Entrevistas a representantes de la U.N.M.S.: JIRA BULAHE, responsabile del dipartimento delle relazioni estere e coperazione, Bilbao, 16 gennaio 1992. Tratto da: La Mujer Saharaui. Ed. Asociacion de Amigos de la R.A.S.D. de Bizkaia, Bilbo, 1997 (dossier).
  9. Sahara Libre, anno XV, Febbraio 1990, (n° speciale).
  10. Dal dossier 3° Congreso de la Uniòn Nacional de Mujeres Saharauis., Tindouf, 1996.
  11. Roberto Galanti, La donna sahraui, Centro Documentazione " EL UALI", CUEN, Napoli, 1986, pag. 6.
  12. In occasione del Forum delle ONG Da Dakar a Pechino (1994), per il quale l'U.N.M.S. era stata invitata dall'Organizzazione Panafricana delle donne, il governo senegalese, sotto la pressione del Marocco, ha impedito che la causa sahraui venisse dibattuta. La delegazione dell'U.N.M.S., è stata di fatto prima segregata in albergo, poi dopo ore di detenzione e di minacce, espulsa dal Paese per impedirle di partecipare alla conclusione dell'incontro. (Elvio Mancinelli, L'odissea del popolo Sahraui, Edizioni dell'Arco, Bologna, 1998 pag.78).
  13. Attraverso i contatti con le varie organizzazioni internazionali, l'U.N.M.S. denuncia le numerose violenze del regime marocchino, subite dai sahraui nelle zone occupate; inoltre supporta l'azione dell'AFAPREDESA, l'Associazione delle Famiglie dei Prigionieri e degli Scomparsi Sahraui, promuovendo al riguardo, una sensibilizzazione dell'opinione pubblica estera, con il sostegno degli organismi umanitari.
  14. Entrevistas a representantes de la U.N.M.S.: JIRA BULAHE, responsabile del dipartimento delle relazioni estere e coperazione, Bilbao, 16 gennaio 1992. Tratto da: La Mujer Saharaui. Ed. Asociacion de Amigos de la R.A.S.D. de Bizkaia, Bilbo, 1997 (dossier).
  15. Entrevistas a rapresentantes de la U.N.M.S.: SENIA AHMED, Segretaria Generale dell'U.N.M.S. e membro del Segretariato Generale del Fronte Polisario, Aprile 1992. Tratto da: La Mujer Saharaui. Ed. Asociacion de Amigos de la R.A.S.D. de Bizkaia, Bilbo, 1997 (dossier).
  16. Le donne sahraui si sono avvicinate moltissimo alle svedesi, grazie ad una serie di progetti per la formazione professionale femminile, tra cui la scuola "Olof Palme", nella wilaya di El Aaiun.
  17. Régine Villemont, Rapport sur l'enseignement, tratto da: Le fondaments Juridiques et Institutionnels de la République Arabe Sahraouie Democratique. Actes du Colloque international de juristes, L'Harmattan, Paris, 1984, pag. 133.
  18. Entrevistas a rapresentantes de la U.N.M.S.: SENIA AHMED, Segretaria Generale dell'U.N.M.S. e membro del Segretariato Generale del Fronte Polisario, Aprile 1992. Tratto da: La Mujer Saharaui. Ed. Asociacion de Amigos de la R.A.S.D. de Bizkaia, Bilbo, 1997 (dossier).
  19. Khadija Hamdi, La femme Sahraouie et l'avenir, relazione tenuta in occasione della XXI Conferenza di coordinamento europeo a sostegno del popolo Sahraui (data e luogo non pervenuti).
  20. Purtroppo non essendo disponibili stime e percentuali specifiche, per l'assenza di studi in materia, risulta difficile un'analisi più completa delle problematiche suddette, nonostante dati e informazioni a carattere generale, emersi dai dossier e dalle interviste.
  21. Las Mujeres Saharauis: una fuerza movilizada por la independencia nacional y el progreso, Tindouf, 1996, tratto da: 3° Congreso de la Uniòn Nacional de Mujeres Saharauis, Tindouf, 1996 (dossier).
  22. Chantal Saint-Blancat, Donne musulmane immigrate fra tradizione ed emancipazione, da: L'altra metà della luna, Marietti, Genova, 1993.
  23. Dal rapporto di missione dell'ostetrica Maura Benelli, incaricata della O.N.G., C.E.S.T.A.S., Programma di risanamento ambientale e miglioramento della produzione alimentare e delle condizioni di vita nei campi profughi sahraui , Bologna, 1996.
  24. Nell'ambito sanitario, è ad esempio frequente l'opinione, secondo la quale gli uomini hanno " più carattere" delle donne nel stare a contatto con la malattia e decidere autonomamente.
    (Andrea Mezzetti, Tesi di Laurea in Scienze Infermieristiche: L'organizzazione sanitaria nei campi profughi Sahrawi, Bologna, 1993-1994.)
  25. Dal rapporto di missione dell'ostetrica Maura Benelli, incaricata della O.N.G., C.E.S.T.A.S., " Programma di risanamento ambientale e miglioramento della produzione alimentare e delle condizioni di vita nei campi profughi sahraui ", Bologna, 1996.
  26. Entrevistas a rapresentantes de la U.N.M.S.: SENIA AHMED, Segretaria Generale dell'U.N.M.S. e membro del Segretariato Generale del Fronte Polisario, Aprile 1992. Tratto da: La Mujer Saharaui. Ed. Asociacion de Amigos de la R.A.S.D. de Bizkaia, Bilbo, 1997 (dossier).
  27. Khadija Hamdi, La femme Sahraouie et l'avenir, relazione tenuta in occasione della XXI Conferenza di coordinamento europeo a sostegno del popolo Sahraui (data e luogo non pervenuti).
  28. Dal colloquio informale, sostenuto con K.H. (funzionaria dell'U.N.M.S.), Tindouf, 1998.