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EPILOGO


Nella fase di transizione, che vive attualmente la società sahraui, si assiste da un lato ad una progressiva reinterpretazione delle leggi ed usanze tradizionali e sociali, in rapporto ad una realtà straordinaria, quale può essere un esilio di 25 anni, e dall'altro all'affermazione di alcuni aspetti dell'antico sistema culturale, rimasti pressoché integri nel corso dei secoli.
All'incontro di queste tendenze contraddittorie, lo statuto della donna appare come il simbolo della trasformazione in atto, tale da esprimersi nella posizione che lei occupa nella società.
Innanzitutto, guardando il ruolo femminile nell'attuale vita pubblica, si percepisce un nuovo spirito che, mosso da sentimenti individuali e da principi di indipendenza generale, tenta di affermare la propria volontà, minacciando conseguentemente l'assetto di valori e norme tradizionali. La scolarizzazione, la possibilità di lavorare al di fuori delle pareti domestiche ed i contatti internazionali rappresentano al riguardo, le variabili principalmente condizionanti l'evoluzione del sistema culturale, per il quale la donna è il pilastro di maggiore sostegno.
E' di fatto lei, che trasmette più di ogni altro le pratiche sociali e le tradizioni religiose, ed è sempre lei che garantisce la coesione del sistema familiare salvaguardando l'integrità morale e psicologica di ogni componente: in una frase, la si può definire la garante del patrimonio culturale dell'intera collettività.
In un contesto che, politicamente, socialmente ed economicamente, appare incerto e scarsamente definito, ma nello stesso tempo privo di violenza e di brutalità, come ora si presenta la R.A.S.D., la donna può diventare più che influente sulla possibilità di specificare nuove relazioni comunitarie e nuovi ruoli di genere. La consapevolezza del suo status e dei diritti che le spettano, come il desiderio di partecipare attivamente alla costruzione di un nuovo Paese, diventano elementi discriminanti del processo evolutivo per l'intero sistema.
Il movimento di emancipazione femminile, sviluppatosi in questi anni, è al riguardo un forte propulsore dei sentimenti di libertà e di realizzazione personale, malgrado il suo percorso non possa definirsi lineare e privo di ostacoli. Negli ultimi tre decenni del secolo, le sahraui hanno di fatto mostrato una combattività e una perseveranza a raggiungere gli scopi prefissati, con una singolare tenacità: se durante la guerra e il nazionalismo hanno propagandato il desiderio di indipendenza e di autodeterminazione come popolo, nel periodo dell'esilio hanno maturato una certa capacità nel rielaborare tali concetti, alla luce delle loro specifiche esigenze. La ricerca di un'identità da parte dell'U.N.M.S. nei confronti del Polisario, le richieste di tante sahraui per un maggior coinvolgimento politico e decisionale, ed il loro richiamo alle istituzioni, per risolvere problematiche esclusivamente femminili, rappresentano tentativi di lotta per le pari opportunità, ma anche un rifiuto ad un modello androcentrico, insito nel sistema culturale.
Tuttavia, è proprio l'antico consolidamento di quelle norme e valori misogini, che rallenta, se non blocca, l'azione ed il pensiero progressista, questi ultimi orientati al contrario, verso una modernità complessiva. Il codice di famiglia islamico, ovvero l'insieme di leggi che regolano i diritti di uomini e donne in tema di matrimonio, divorzio e tutela dei minori, costituisce effettivamente, uno dei più grandi ostacoli per una completa espressività femminile. Si tratta della pietra angolare del sistema tradizionale, che nonostante i processi di cambiamento in corso ed una maggiore coscienza politica e sociale della donna, risulta quasi del tutto intatta, testimoniando l'attuale persistenza di potenti forze, decise a mantenere i privilegi ed il controllo maschile sul "sesso debole". Ancora oggi, le sahraui sono sottoposte a limitazioni decisionali nella vita privata; sono escluse dagli incarichi istituzionali e di maggiore responsabilità mentre la diversa formazione culturale che presentano, (per un'educazione familiare in parte chiusa), frammenta in alcuni casi la loro solidarietà interna. Tutto ciò indica il difficile processo di rivisitazione di quei codici morali, elaborati nelle società altamente misogine dei primi tre o quattro secoli dell'Islam.(132)
Dunque, di fronte ad un potere, che mantiene il suddetto modello androcentrico, nonostante una partecipazione più attiva della donna nella vita pubblica, la sola scolarizzazione e professionalità femminile dei campi profughi, risultano insufficienti per il superamento delle maggiori discriminazioni sessuali. L'appello dell'U.N.M.S. per una migliore istruzione e formazione culturale, insieme ad una più stretta collaborazione internazionale tra associazioni femminili, esprime di conseguenza una strategia di lotta per la difesa e la conquista di nuovi diritti ma anche una continua apertura verso il mondo esterno, essenziale per un continuo scambio di conoscenze e opportunità, tali da essere utilizzate nella rielaborazione di codici morali e pratiche sociali. Tuttavia è sempre più diffusa la consapevolezza che il processo di emancipazione non sia inarrestabile, mentre le motivazioni più ricorrenti, che fanno temere alle sahraui, maggiormente politicizzate e colte, il timore di un possibile regresso del proprio ruolo sociale, vengono esplicate:
- nella riappropriazione maschile di ruoli, occupati dalle donne precedentemente la tregua;
- nel crescente disimpegno femminile nella vita politica, per una stanchezza morale e fisica, e per la presenza degli uomini ai campi;
- nella ripresa di un nazionalismo legato ad una corrente tradizionalista-conservatrice.
Il futuro per la donna sahraui appare quindi più che incerto, e soprattutto nella prospettiva che vede la fine dell'esilio ed il ritorno in patria.
Come sarà allora l'impatto con i connazionali e la ricostruzione del Paese? Si applicherà rigidamente la legge coranica come negli Stati confinanti, o si seguirà una giustizia sociale e di uguaglianza per le donne? Continueranno i rapporti e gli scambi internazionali o si limiteranno per quantità e per tipologia? E l'U.N.M.S. fino a quando potrà vivere? Tante sono le domande sul futuro senza risposta; tuttavia una certezza rimane, ed è quella espressa da K.H., fervente sostenitrice per la parità dei diritti:

" Il domani sarà per le donne sahraui Sofferenza e Sonno:
- Sofferenza, perchè non dimenticheranno mai il dolore, la guerra, le tragedie, i patimenti e le angosce vissute in tanti anni nel deserto;
- Sonno, perchè molte di noi abbandoneranno le conquiste ottenute, stanche di combattere ma desiderose di riposare."


  1. Cfr. Leila Ahmed, Oltre il velo, La Nuova Italia, Sandicci (Firenze), 1995, pag. 278.